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mercoledì 30 marzo 2011

Mediatrade e conflitto di interessi: forse non tutti sanno che...

Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi l'altro giorno è tornato in un'aula di tribunale dopo otto anni. Prima di farlo ha spiegato ai microfoni dell'emittente ammiraglia del suo gruppo televisivo (Canale 5) che si tratta di accuse assurre quelle mosse nei suoi confronti dalla procura di Milano nel cosidetto processo Mediatrade, che ipotizza irregolarità nella compravendita di diritti televisivi. "Sono un perseguitato, mai trattato diritti televisivi" ha spiegato il premier scaricando le eventuali responsabilità su dirigenti del gruppo di cui è stato presidente, ma all'apertura dell'udienza preliminare è balzato all'occhio degli esperti un particolare non secondario: che fine ha fatto la costituzione di parte civile del ministero del Tesoro?
E' normale, infatti, che in processi di questo genere, di natura tributaria e fiscale (è accaduto anche nel procedimento che ha portato in tribunale gli stilisti Domenico Dolce e Stefano Gabbana) l'avvocatura dello Stato sieda fra le parti civili per tutelare gli interessi del ministero del Tesoro, danneggiato dalla presunta frode fiscale. Così - ha spiegato oggi sul Corriere della Sera Luigi Ferrarella - è accaduto per il processo Mediatrade: espletata una verifica preliminare sull'esistenza di un eventuale danno, il ministero del Tesoro ha autorizzato l'avvocatura dello Stato a costituirsi parte civile, la costituzione, però, è stata bloccata indovinate da chi? Direttamente dalla presidenza del Consiglio.
Insomma: per lo Stato è vietato chiedere i danni  alle società del presidente del Consiglio. Berlusconi sarà anche perseguitato dalla giustizia, ma mostra di utilizzare bene tutte le armi in suo possesso (a proposito, sulla stesso Corriere di oggi, due pagine dopo la notizia di Mediatrade, ampio spazio al triste scempio del diritto che si sta consumando in parlamento sul processo breve "ad usum Berlusconi"), con buona pace del conflitto di interessi.

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