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giovedì 12 agosto 2010

Memoria corta e Gianfranco Miglio

A Brescia polemica estiva sull'inaugurazione sponsorizzata dalla Lega di un busto a Gianfranco Miglio nel lembo di un parchetto cittadino. "Padre del federalismoe e della questione settentrionale" per i leghisti, provocazione in mesi in cui si celebra l'Unità d'Italia per le opposizioni cittadine.
Polemica non particolarmente pregnante visto che alle critiche della sinistra, Carroccio e maggioranza rispondono, con un qualche senso, per la verità, che non accettano lezioni da chi in passato ha dedicato vie e angoli di città "a un cantante come John Lennon o a un terrorista come Alexander Langer". La gente, intanto,(vedi un sondaggio pubblicato dalla versione on line de Il Giorno ) si schiera contro la necessità di dedicare al professore un monumento.
In redazione ieri, però, mi facevano notare come la Lega abbia la memoria corta persino sulla propria storia. Gianfranco Miglio, attorno al cui monumento si sono stretti tanti leghisti adoranti, rappresenta uno di quei personaggi che, ve ne sono stati tanti nel movimento, dopo anni di fortune a fianco del leader finiscono in disgrazia, spesso per eccessiva autonomia di pensiero e passano dagli altari alla polvere, dalla definizione di "padre del federalismo e della Repubblica del Nord" a quella di "scoreggia nello spazio". Si, avete letto bene: "scoreggia nello spazio" fu l'elegante epiteto riservato al professore dal futuro dottore honoris causa in Comunicazione Umberto Bossi. Ascesa e caduta del Miglio-pensiero in casa leghista mi sembrano ben sintetizzate in questo articolo pubblicato nell'aprile 2009 da Marco Travaglio sull'Espresso. Giusto per dovere di cronaca nulla più, visto che gli omaggi postumi al professore senza un minimo di autocritica sugli insulti del passato, continuano anche in queste ore.

IL MIGLIO PENSIERO

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Innanzitutto, ringrazio Net1 per aver dato risalto alla proposta Leghista di intitolare una strada a Gianfranco Miglio e di commentare il controverso rapporto che Bossi ebbe con lui. Nell’occasione, segnalo che è in corso anche una proposta di laurea honoris causa a Umberto Bossi come comunicatore politico.

Come Net1 insegna, la comunicazione è anche simbolismo per cui il significato di situazioni e relazioni sociali emerge dal valore dei simboli comunicati, e sono certamente efficaci quelli usati da Bossi.
Miglio che scriveva, tollerato, sul Sole 24ore, parlava di Federalismo come professore universitario, Bossi ne parlava alla gente che non leggeva il Sole24ore. Ambedue lottavano nella stessa direzione per l’interesse della comunità sociale, di greca memoria, contro il conformismo manipolato dalle lobby, gruppi di pressione o d’interesse dei grandi centri di potere.

Voglio cacciare la tirannia di questi centri di potere Imperatori moderni, io come figlio di uno dei veronesi che, con l’Alberto da Giussano, fece scappare vergognosamente il Barbarossa, il potente ladro dei pochi denari posseduti dal popolo della Padania di allora.

Ma la loro festa sta per finire : sta arrivando il Federalismo !

Sono curioso ed in attesa, signori giornalisti, di quello che scriverete quando sarà nominato Presidente della neonata Repubblica Italiana Federale il dr. Bossi, che più di tutti i precedenti Federalisti, da Cavour a Cattaneo, ha realizzato il Vero Risorgimento Nazionale ?

In vista di questa mia profezia suggerisco a tutti di vedersi un bel film : “L’invincibile” di Clint Eastwood!

Con i migliori ossequi

dr. Tiziano DeTogni- Verona – Padania.
e-mail: t.detogni@treitalia.blackberry.com

Marco Toresini ha detto...

Cortese dottor De Togni,
innanzitutto la ringrazio per il suo contributo a questo blog, nato proprio per cercare il confronto su temi e idee che ci toccano da vicino.
Cosa dirò quando Bossi diventerà presidente della Repubblica Federale? Nulla, perchè sono convinto che una riforma così radicale difficilmente arriverà in porto, nonostante si tenti di accreditare con qualche giustificazione storica o pseudotale l'idea di uno Stato-Padania. Glielo dice un bresciano doc, nato e vissuto nel paese al confine tra la Repubblica di Venezia e il Granducato di Milano, nato e vissuto nella provincia delle Dieci giornate. Glielo dice un giornalista che non ha mai ignorato il fenomeno Lega e non ne ha mai dato una lettura folcloristica. Conservo ancora in un'agenda il vecchio numero di casa di Umberto Bossi, che intervistai quando era l'unico rappresentante in parlamento di quella che allora si chiamava Lega Lombarda e un mio direttore di quegli anni, un grande professionsita trentino che sull'autonomia dell'Alto adige reclamata a suon di bombe aveva anche scritto dei libri, mi ha insegnato che per giudicarli, i fenomeni, bisogna prima capirli.
Cosa ho capito della Lega? Che pur avendo una grande base popolare (tanto di cappello per averla conquistata a spese di quanti hanno preferito il doppiopetto) resta un partito con qualche problema nelle dinamiche interne. Il post su Gianfranco Miglio che lei ha commentato evidenziavo lo strappo tra l'ideologo del Carroccio e il suo leader. Ma di strappi Umberto Bossi ne ha fatti tanti non appena qualcuno mostrava libertà di pensiero o evidenziava qualche mal di pancia per la distanza tra i proclami del movimento e le condotte politiche dei suoi esponenti di spicco. Ho raccolto confidenze amare di parlamentari anche con ruoli di rilievo messi alla porta non appena manifestavano qualche dissenso; ho assistito a congressi provinciali bresciani dilaniati dalla lotta fra i vertici politici e la base che si sentiva esclusa da ogni decisione; ho visto, alle ultime regionali, nomi di spicco che meritavano una candidatura a ristroro di anni passati tra gazebo e trincee essere messi da parte per non oscurare la stella di Renzo Bossi, il figlio del capo, quasi a conferma della teoria di un leghista della prima ora, ex parlamentare, che spiegava un giorno come le decisioni vere, nella Lega, continuano ad essere prese nella cucina di casa Bossi in terra di Insubria.
Lei parla anche di contrasto ai poteri forti, ma è davanti a tutti la storia dell'ex assessore alla sanità della Regione Lombardia, l'ex capogruppo alla camera Alessandro Cè, messo alla porta dal suo stesso capo per aver evidenziato come il mondo sanitario della Regione sia, nella sostanza, sotto il controllo di Comunione e Liberazione, il movimento che esprime il governatore lombardo Roberto Formigoni. Se questo è il contrasto dei poteri forti, forse nonostante tanti anni di professione giornalistica c'è ancora qualcosa che mi sfugge...
Ringraziandola nuovamente del suo contributo, spero di averla ancora presto ospite del mio blog