Subscribe Twitter FaceBook

martedì 8 marzo 2011

Le donne e le storie, scordando l'Olgettina



Nigrizia, rivista missionaria e autorevole finestra su un mondo spesso dimenticato, in occasione dell'8 marzo racconta che la pace è donna. Scrive: "Il 3 marzo 6 donne ivoriane sono rimaste uccise sotto i colpi delle milizie fedeli al presidente uscente Laurent Gbabo. Manifestavano pacificamente in favore di Alassane Ouattara. Come loro, da settimane, nella vicina Liberia, un gruppo di donne scende in strada a Monrovia per mostrare solidarietà nei confronti delle loro sorelle ivoriane". E si affida al reportage di Olga De Baggio, fotoreporter friulana, per raccontare delle donne di Monrovia (Liberia) che manifestano per la pace, che vestono magliette bianche sui colorati abiti tradizionali per fissare principi che sembrano scontati, ma che tali non sono: "Pace? Si. Guerra? Mai più"; "Lo stupro è un crimine": "Anche le donne prendono decisioni". Cantano, ballano e vogliono contare in paesi, Liberia e Costa d'Avorio dove il cammino è ancora lungo.
Globalvoices vetrina e sintesi della rete internazionale di blogger sparsi per il mondo, racconta invece la storia di Fadoua Laroui giovane madre single marocchina che si è data fuoco davanti al municipio di Souq Sebt, dove viveva, aggiungendosi alla lunga lista di immolazioni che stanno attraversando il magreb dopo il gesto del giovane tunisino Mohamed Bouazizi che si è dato fuoco come estremo atto di protesta, estrema richiesta di cambiamento.
Così ricordano in Marocco la morte di Fadoua
Fadoua, secondo fonti marocchine, si sarebbe data fuoco perchè "l'amministrazione locale aveva distrutto la baracca in cui viveva con i figli per poi negarle l'accesso ad alloggi migliori, e solo perché era una madre single. E' morta in un ospedale a Casablanca due giorni dopo". Un'agonia che si sarebbe spenta nelle parole di Fadoua riportate da un blog "“Stop all'ingiustizia, alla corruzione e alla tirannia”. Così la testimonianza estrema di Fadoua sta diventando per il marocco un martirio nel nome della voglia di cambiamento. Così scrive Maroccans for change il blog che ha raccontato la storia, diventata anche una pagina di Facebook in sua memoria: "Forse se la vita non fosse stata così difficile per lei, se avesse vissuto in un ambiente migliore dove poter studiare, lavorare e avere successo in una società egualitaria senza ipocrisia, tutto ciò le avrebbe salvato la vita". E nel nome di quella madre single lo stesso sito lancia un forte appello al cambiamento: "Che tipo di cambiamento stiamo cercando? Un cambiamento che renda migliore la vita di ogni marocchino. Il genere di cambiamento che avrebbe permesso a Fadoua Laroui di nutrire e proteggere i suoi figli, di guadagnarsi il rispetto delle persone in quanto madre single che ha lavorato sodo, piuttosto che il loro disprezzo per la sfortuna che le è capitata. Cerchiamo il tipo di cambiamento che possa garantire cibo ai figli di Fadoua e un tetto sopra le loro teste. Il cambiamento che permetta a ogni bambino marocchino di crescere amato, nutrito ed educato, e ad ogni donna e madre che lavora sodo di sentirsi sicura e apprezzata. Un cambiamento che dica no all'indifferenza, sì alla responsabilità".
(da it.paecereporter. net)
PeaceReporter, la rete della pace vicino a Emergency, racconta invece dell'8 marzo a Kabul nella sede dell'Opawc, l'organizzazione per la promozione delle donne afghane creata - riferisce il reportage - da Malalai Joya, la giovane donna che denunciò, parlando in parlamento a 25 anni, i signori della guerra e la schiavitù delle donne. Un gruppo che lavora a stretto contatto con Rawa, l'associazione rivoluzionaria delle donne afgane, messa a dura prova dalle violenze degli integralisti. "Oggi, 8 marzo - scrive Rawa -, le donne afgane piangono ancora per gli stupri di gruppo, per essere bastonate in pubblico dai più schifosi figuri, per essere messe in vendita come merci al mercato, e per le loro giovani figlie che mettono fine ad una vita miserabile autoimmolandosi".
Donne martiri sparse per il mondo, donne testimoni della voglia di cambiamento come lo furono quelle donne, evocate oggi sul Corriere della Sera da Aldo Cazzullo, che fecero la patria.

(le donne dell'Unità d'Italia, da www.corriere.it)
Si chiamavano Adelaide Cairoli, Colomba Antonietti, Carolina Santi Bevilacqua, bresciana che a Brescia in pochi conoscono. "Sorelle d'Italia senza onori e cittadinanza" titolava sempre il Corriere il 5 ottobre scorso in un articolo di Maria Nadia Filippini. Sorelle d'Italia e del mondo alle quali va un tributo di riconoscenza, ieri come oggi. Cercando di dimenticare l'Olgettina.

I FUNERALI DI FADOUA, UNA DONNA CORAGGIOSA

0 commenti: