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martedì 30 novembre 2010

La scuola che vorrei a "Vieni via con me"

Vieni via con me, la trasmissione condotta da Fabio Fazio e Roberto Saviano per Rai Tre, ha chiuso ieri sera con l'ennesimo botto di ascolti e una lezione di vita al concorrente diretto "Il Grande fratello". Sarà anche per questo che qualcuno parla di tv della noia e dell'ovvietà, ma viene da chiedersi se è meglio preferire la noia e l'ovvietà di "Vieni via come me" al nulla del "Grande fratello". Comunque, libera scelta in libero Stato, almeno fin che si può anche perchè la trasmissione targata Fazio-Saviano (a proposito, è prodotta da una società del gruppo Mediaset, la Endelmon, giusto per dire chi sa fiutare gli affari) avrà anche ritmi blandi e noiosi, ma impone delle riflessioni necessarie in questa Italia che spesso viene rappresentata come un mondo diverso, come qualcosa di scollegato da chi lo abita.

Domenico Starnone
Fra i tanti elenchi ospitati nell'ultima puntata (leggili cliccando qui) ce n'era uno che mi ha colpito particolarmente. E' quello letto dallo scrittore e giornalista Domenico Starnone sulla scuola. Dipinge "una scuola che vorrei", una scuola che, però, non mi sembra compaia in alcuna riforma, in alcuna enunciazione di principio da parte di politici e di insegnanti.
Ma ecco l'elenco del peggio e del meglio della scuola:
1. La scuola peggiore è quella che si limita a individuare capacità e meriti evidenti. La scuola migliore è quella che scopre capacità e meriti lì dove sembrava che non ce ne fossero.
2. La scuola peggiore è quella che esclama: meno male, ne abbiamo bocciati sette, finalmente abbiamo una bella classetta. La scuola migliore è quella che dice: che bella classe, non ne abbiamo perso nemmeno uno.
3. La scuola peggiore è quella che dice: qui si parla solo se interrogati. La scuola migliore è quella che dice: qui si impara a fare domande.
4. La scuola peggiore è quella che dice: c’è chi è nato per zappare e c’è chi è nato per studiare. La scuola migliore è quella che dimostra: questo è un concetto veramente stupido.
5. La scuola peggiore è quella che preferisce il facile al difficile. La scuola migliore è quella che alla noia del facile oppone la passione del difficile.
6. La scuola peggiore è quella che dice: ho insegnato matematica io? Sì. La sai la matematica tu? No. 3, vai a posto. La scuola migliore è quella che dice: mettiamoci comodi e vediamo dove abbiamo sbagliato
7. La scuola peggiore è quella che dice: tutto quello che impari deve quadrare con l’unica vera religione, quella che ti insegno io. La scuola migliore è quella che dice: qui si impara solo a usare la testa.
8. La scuola peggiore rispedisce in strada chi doveva essere tolto dalla strada e dalle camorre. La scuola migliore va in strada a riprendersi chi le è stato tolto.
9. La scuola peggiore dice: ah com’era bello quando i professori erano rispettati, facevano lezione in santa pace, promuovevano il figlio del dottore e bocciavano il figlio dell’operaio. La scuola migliore se li ricorda bene, quei tempi, e lavora perché non tornino più.
10. La scuola peggiore è quella in cui essere assenti è meglio che essere presenti. La scuola migliore è quella in cui essere presenti è meglio che essere assenti.
 In questo decalogo ho incontrato la scuola migliore e peggiore che in questi anni ho incrociato da genitore, da professionista, da chi a scuola come nella vita è convinto che alla noia del facile vada opposta la passione del difficile. Quella stessa passione che mi ha permesso di conoscere, ad esempio, persone accusate di efferati delitti festeggiare in cella, prima il diploma e poi la laurea conseguiti in carcere.
Su questo tema mi sembra che troppi stiano andando nella direzione della scuola peggiore, quella che non vuole faticare. Non saprei definire in altro modo i volti attoniti degli insegnanti che, dopo aver descritto con enfasi classi iperattive, vivaci e un po' destabilizzanti e aver attribuito a quei comportamenti tutti i mali di una didattica a singhiozzo, non sanno rispondere ad una domanda semplice, semplice: "Che fare per uscire da questa situazione, che fare per riportare nel solco della correttezza chi è sopra le righe?" Meglio dire "meno male ne abbiamo bocciati sette, finalmente abbiamo una bella classetta" o "che bella classe non ne abbiamo persone neanche uno"?
E' un dilemma, questo, sul quale ci troveremo a costruire il nostro futuro e c'è voluta una trasmissione tv per ricordarcelo e farci riflettere un po'.

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