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lunedì 15 febbraio 2010

Viale Padova: lo spettro della banlieue, la fatica della convivenza e le prove tecniche del futuro

Milano, viale Padova, l'incubo che agita i sonni dei politici è quello delle banlieue francesi pronte ad accendersi per un nonnulla, pronte a vomitare sulla tranquillità di tutti il marcio delle contraddizioni, delle tensioni, delle cattive coscienze che, in ogni città, si nascondono dietro quelli che un tempo erano quartieri e, ora, sono solo dei ghetti. Di chi è la colpa? Facile recriminare, facile chiedere ora legalità e rastrellamenti quando, magari, da amministratori si è chiuso prima un occhio e poi l'altro davanti alle tante speculazioni su un'immigrazione disordinata e senza regole che, però, garantiva guadagni in contanti e tanti soldi a proprietari di case e datori di lavoro dal nero facile. In Viale Padova, in un sabato sera di guerriglia , il pugno è stato sferrato soprattutto allo stomaco di una città, alla nostra voglia di convivenza e di tolleranza. Una tolleranza che sembra lontana, una convivenza difficile e faticosa, come difficile è faticoso vivere in questo mondo dai tanti colori. Ma in viale Padova sabato ci sono state le prove tecniche di futuro, o meglio di quel futuro che ci attende se vogliamo solo subirlo, se non vogliamo faticare per costruirlo. Convivenza significa soprattutto fatica, la fatica di un'equità sociale tutta da costruire, di regole tutte da insegnare, di comportamenti e abitudini tutti da integrare e armonizzare. Già le regole: sta tutto qui l'inferno di viale Padova. Sapete come sono nati gli scontri? Perchè gli amici del giovane egiziano ucciso volevano prelevare il corpo dalla strada per portarlo in moschea: nessuno primo di quella sera aveva spiegato loro che Milano non è Il Cairo e la vittima di un delitto (e non solo) è a disposizione della magistratura fino al nullaosta per la sepoltura. Una regola semplice e pacifica per noi, ma che a chi non è mai stata spiegata, accecato dal dolore e dalla rabbia, è suonata come un insulto. Ciò forse non giustifica il caos di viale Padova, terra di frontiera anche se è a due passi dal centro. Ma aiuta a capire, a capire per non farsi travolgere da un futuro che se non governato può essere molto tempestoso.







3 commenti:

Luciano ha detto...

Sarà che anch’io vivo a due passi da via Padova, ma credo che il comunicato stampa di Muhlbauer (lo trovate sul suo blog) renda giustizia a tutte le baggianate che in questi giorni si sentono in TV.
Detto questo, penso che i problemi di integrazione degli immigrati non possano essere affrontati come emergenza sociale, senza tener conto della politica urbanistica della città, i quartieri ghetto non nascono e si sviluppano per volontà divina, sono risultato di scelte urbanistiche ben precise. Per la precisione si può dire che la scelta di abbandonare completamente la costruzione di edilizia popolare da parte degli enti locali ha determinato un’ulteriore ghettizzazione dei quartieri popolari del passato, e lasciato la parte meno abbiente della popolazione (non solo gli immigrati) a fare da vittima sacrificale della speculazione edilizia e immobiliare. Anzichè scegliere strategicamente la costruzione di case popolari con criteri di mixaggio sociale, (che sarebbe stato secondo me l’unico modo per tentare il superamento dei quartieri ghetto) oltre a calmierare il mercato, si è preferito abdicare la propria funzione di indirizzo al libero mercato e ai palazzinari della peggiore specie.La totale deregolamentazione dell’insediamento delle attività commerciali (sempre nella logica del “libero mercato”) è un’ulteriore colpo alla “città vivibile”, che dovrebbe avere nella diffusone dei servizi in modo omogeneo sul suo territorio il suo punto di forza.Insoma, mentre si parla di federalismo, le istituzioni locali delegano lo sviluppo del territorio alle lobby economiche più rapaci.O gli enti locali tutti (a prescindere dall’indirizzo politico ) ricominciano a governare il territorio con una visione strategica o i casi tipo via Padova da estemporanei, corriamo il rischio diventino la normanità. (anche con l’esercito sulle strade !).

Anonimo ha detto...

Quella dei rastrellamenti è stata solo una stupida provocazione,bisognerebbe invece applicare bene il decreto sicurezza, in particolare la parte che punisce chi affitta case a immigrati irregolari. Nn sarebbe la soluzione del problema ma sicuramente si inizierebbero a fare dei passi avanti.
http://www.loccidentale.it/articolo/clandestini,+per+evitare+la+retorica+dei+rastrellamenti+basta+applicare+il+"decreto+sicurezza".0086362

Anonimo ha detto...

Quando sento i legaioli giustificare le loro sparate come banali "provocazioni" mi viene (scusate il termine) il vomito.

Anonimo vergognati. Bisognerebbe applicarlo a te il decreto sicurezza e spedirti il Libia.

Di chi è la responsabilità? Chi ha governato Milano negli ultimi 20 anni?

La lingua è il prim veicolo di integrazione, il dialogo coni referenti delle comunità, evitare la formazione di ghetti monoetnici, cercare di snellire le procedure di rinnovo dei permessi di soggiorno che non possono passare dalle Questure (con i poliziotti a ricoprire ruoli da impiegati), ma devono essere affidate ai comuni.

BASTA CON L'IDEOLOGIA LEGHISTA che in 20 anni non ha portato a nulla. E qui non c'entra un bel niente il cosiddetto "buonismo".

Un delinquente (bianco, nero, giallo, verde) è sempre un delinquente. Un cittadino onesto (bianco, nero o giallo) è sempre un cittadino onesto.

BASTA CON l'arroganza degli ITALIANI che pretendono doveri negando o complicando l'accesso ai diritti basilari degli stranieri.

VERGOGNA.