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venerdì 25 settembre 2009

Il nuovo giornalismo: ma è proprio quello di Feltri?

Ieri ho visto Annozero e non so quale idea si siano fatti gli italiani del giornalismo. E non mi riferisco alla conduzione di Michele Santoro, ma alla sintesi della professione giornalistica che è uscita dal programma. E' vero giornalismo quello a cui stiamo assistendo in questi mesi su molti quotidiani? Se non facessi questo lavoro, forse smetterei di acquistare i giornali. Che giornalismo è quello raccontato ad Annozero da Filippo Facci (vedi video)? Che giornalismo è quello che decide le campagne e poi va alla ricerca dei documenti che possano appoggiarle?
Forse paga in termini di copie e bilanci, ma la credibilità dei giornalisti dove va a finire?
Ieri in redazione ho avuto una telefonata piuttosto accesa con un lettore proprio sulla credibilità dei giornalisti e sul modo di dare le notizie, al di là dei toni (di cui poi si è scusato) - quelli di una persona rimasta stritolata in un ingranaggio mediatico - su alcuni aspetti (soprattutto sulla serietà quotidiana con la quale facciamo il nostro lavoro) ero quasi tentato di dargli ragione.
Dove sono nascoste le nuove frontiere del giornalismo?
Ad Asti c'è stato un convegno dal titolo "L'ultima edicola" ecco l'interessante analisi che ne fa La Stampa. Altro che Feltrismo...

La cucina dei giornali
20/9/2009 -
Imparare, comprendere, sorprendere
VITTORIO SABADIN
Che hanno i giornali da lamentarsi? La crisi offre grandi opportunità di cambiamento, il giornalismo non morirà presto ed è arrivato il momento di smetterla di piangersi addosso: occorre invece adattarsi al nuovo ambiente. Di questi tempi è difficile partecipare a un convegno sui giornali improntato all’ottimismo, ma quello («L’ultima edicola») organizzato ad Asti dal Comune e dall’Ordine dei giornalisti del Piemonte ha dimostrato che se le redazioni avranno il coraggio di rimettere in discussione le vecchie abitudini può cominciare una nuova epoca.

Che si può fare? Hanno risposto 16 esperti, tra corrispondenti stranieri, amministratori e direttori radunati da Nata Rampazzo, apprezzato newspaper designer che opera a Parigi. Bisogna decidere se arrendersi all’apocalisse o governare la metamorfosi, ha premesso David Guiraud, direttore generale del Gruppo Le Monde. Chi decide per la seconda opzione può contare sul valore di credibilità che le testate si sono conquistate. Ma deve anche cambiare e ritrovare la «rarità» delle informazioni proposte. In un mondo nel quale tutto è online, la «rarità» è un valore. Il mondo verticale non esiste più. L’autorità discendeva da politici, magistrati, giornali verso il pubblico, ora il cittadino vive in un mondo orizzontale e non accetta di essere consumatore passivo delle idee degli altri (Pierre Gironde, gruppo La Montagne).

La nuova parola d’ordine è «prossimità». Bisogna essere più vicini ai propri lettori (Jurek Kuczkiewicz, caporedattore del belga Le Soir). Imparare, comprendere e sorprendere sono le linee guida. In un mondo in cui ogni notizia è disponibile immediatamente, ci sarà sempre bisogno di un giornalista che dia un senso alle informazioni ricevute.


Ed ecco Facci che racconta Feltri ad Annozero

1 commenti:

MdC ha detto...

Verrebbe da chiedersi cosa ha spinto Facci(a di m...) a lavorare al Giornale per più di 15 anni. Se anche un servo di questa risma si ribella al padrone è forse il segnale di un cambiamento in arrivo. In Italia????? Difficile da credere...