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lunedì 8 agosto 2011

Suor Giuliana e la ricetta della crisi

In questi giorni difficili sfogliando i giornali ho visto l'immagine e ho letto una storia che mi suonava famigliare. Ho letto di Suor Giuliana Galli (nella foto a sinistra), sorella della Piccola casa della Divina provvidenza, il Cottolengo, di Torino, da qualche anno ai vertici della Compagnia di San Paolo, maggiore azionista di un colosso bancario qual è il gruppo Intesa-San Paolo. In questi giorni sorella banca (come era stata battezzata ai tempi del suo insediamento nel salotto buono della finanza torinese) è tornata alla ribalta delle cronache per il semplice ma incisivo commento al rally borsistico di queste ore: «A questo punto non ci resta che pregare». Per Massimo Gramellini era l'unica che in tanta confusione aveva chiara una strategia, per altri dietro quelle preghiere c'è la necessità di spronare chi guida la nave in burrasca a fare di più per il bene comune.
Leggevo l'analisi umana di suor Giuliana e qualcosa, nelle sue parole, mi suonava famigliare, leggevo il suo curriculum e mi rendevo conto di aver conosciuto, quasi in un'altra vita, quella suora oggi 70enne. Ero uno studente con molti amici che avevano condiviso un'esperienza forte nelle estati calde che ci riservava la nostra gioventù: settimane trascorse indossando un camice bianco fra le corsie e i padiglioni del Cottolengo di Torino. Racconti entusiasti di fatiche quotidiane che davano un senso alla vita, che aiutavano a crescere, a condividere le difficoltà con persone che nonostante arrivassero da una vita avara, avevano tanto da dare.
Pur non avendo mai vissuto quell'esperienza di volontariato in prima persona amavo riempire le mie giornate estive dei racconti degli amici, dei bilanci entusiasti di quelle settimane che ti facevano sentire utili agli altri. E ad arricchire quei racconti di solidarietà vera c'erano spesso le riflessioni di suor Giuliana, una suora allora giovane e dinamica che si occupava di coordinare le volontarie che vivevano l'esperienza del Cottolengo. Negli inverni nebbiosi della provincia spesso era lei, in trasferta, a raccontare con trasporto cosa voleva dire mettersi al servizio degli altri.
Ora ho scoperto che quella suor Giuliana, descritta come una piccola eroina e confidente dalle sue giovani volontarie trent'anni fa, oggi è una suora-banchiera, quella "sorella banca" che esorta alla preghiera e all'impegno per salvare il titanic dalla bufera della speculazione. Mi sono documentato: ho raccolto opinioni, scritti su questa religiosa prestata alla stanza dei bottoni. Ho ritrovato quello spirito di suora cottolenghina  che mi aveva affascinato da giovane. E con lei ho ritrovato la speranza che, forse, la legge del cuore può vincere sull'aridità dei diagrammi e dei grandi numeri. Piazza Affari forse non è il Cottolengo, ma in un momento così difficile resta solo la Provvidenza. A Milano come a Torino.

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