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mercoledì 25 agosto 2010
Il mondo cattolico e la politica: tempesta di fine estate
Alla vigilia del Meeting di Rimini di Cl Aldo Cazzullo sul Corriere analizzava il disagio dei Cattolici spiegando che, persa l'unità rappresentata dalla vecchia Dc, gli ultimi sviluppi della politica italiana rischiavano di disorientare un mondo cattolico sempre più alla ricerca di uno sbocco politico che fatica a trovare tra idiosincrasia per la sinistra, scarsa affidabilità di un premier, comunque ispirato da sempre al partito azienda, scarso appeal per un federalismo che rischia di lasciare indietro chi non sa camminare con le sue gambe e una politica spesso trasformata in una sodoma e gomorra.
Qualche giorno dopo ci ha pensato Maristella Gelmini a spiegare in una lettera come sia il Pdl il partito più sensibile ai valori cattolici e come Berlusconi sia sempre stato attento alle istanze della Chiesa e garante dei suoi valori (tesi alla quale mi verrebbe voglia di rispondere come fa mia madre che, da ascoltatrice di "Radio Mater" - una simil Radio Maria - non può essere certo tacciata di comunismo: "parlano tanto di famiglia, ma ce ne fosse uno non divorziato, senza l'amante o sposato in Chiesa"). Quella lettera nonostante fosse ispirata all'adulazione per il capo finiva con un auspicio interessante: "per concludere, qual è il compito dei cattolici in politica? Non dunque una antistorica unità politica o di partito, non certo la costituzione di un terzo polo anch' esso retaggio di vecchie logiche, ma un confronto e uno sforzo comune che superi le logiche degli schieramenti nell' interesse del Paese. Auspico che in Parlamento i cattolici presenti nelle diverse formazioni politiche sappiano ritrovarsi e, con l' equilibrio e la moderazione che sono proprie di questo mondo, proporre azioni forti e coraggiose".
Il dibattito comunque prosegue ed è di ieri la bufera sull' editoriale di Famiglia Cristiana, l'ennesimo contro il Berlusconismo. Dicendo cose tutto sommato condivisibili (sintetizzo: Berlusconi vuol fare carta straccia della Costituzione se questa si frappone alla sua volontà di andare alle elezioni) lancia un'analisi sulla divisione dei cattolici: "Uno dei temi trattati in queste settimane dagli opinionisti - scrive l'editorialista storico del settimanale, Beppe Del Colle - è che cosa ci si aspetta dal mondo cattolico, invitato da Gian Enrico Rusconi su La Stampa a fare autocritica. Su che cosa, in particolare? La discesa in campo di Berlusconi ha avuto come risultato quello che nessun politico nel mezzo secolo precedente aveva mai sperato: di spaccare in due il voto cattolico (o, per meglio dire, il voto democristiano). Quale delle due metà deve fare “autocritica”: quella che ha scelto il Cavaliere, o quella che si è divisa fra il Centro e la Sinistra, piena di magoni sui temi “non negoziabili” sui quali la Chiesa insiste in questi anni? A proposito. Ivan Illich, famoso sacerdote, teologo e sociologo critico della modernità, distingueva fra la vie substantive (cioè quella che riassume il concetto di “vita” mettendo insieme, come è giusto, e come risponde all’etica cristiana, tutti i momenti di un’esistenza umana, dalla fase embrionale a quella della morte naturale) e ogni altro aspetto della vita personale o comunitaria, a cui un sistema sociale e politico deve provvedere.
Il berlusconismo sembra averne fatto una regola: se promette alla Chiesa di appassionarsi (soprattutto con i suoi atei-devoti) all’embrione e a tutto il resto, con la vita quotidiana degli altri non ha esitazioni: il “metodo Boffo” (chi dissente va distrutto) è fatto apposta".
Apriti cielo sul settimanale dei Paolini si è scaricato l'ira di Dio. Così mentre gli eleganti commenti sul sito internet del Giornale invitavano Feltri e Sallusti ad un bel "trattamento Boffo" per stanare gli scheletri dagli armadi di questi moralisti, la politica parlava di "pornografia mediatica" contro il Cavaliere.
E il mondo cattolico? Lupi, parlamentare Cl-targato, ci spiega come ormai Famiglia Cristiana è peggio dell'Unità. Altri auspicano l'intervento normalizzatore del Vaticano e Monsignor Fisichella si affrettava a dire che Famiglia Cristiana non rappresenta il mondo cattolico (i Paolini - permettetemi la battuta - sono notoriamente dei pericolosi anglicani).
Nessuno però mi spiega una cosa debba volere un cattolico impegnato in politica dal movimento che lo rappresenta, se basta essere laici-devoti per ragioni elettorali o è meglio essere cattolici-adulti con autonomia di pensiero, coerenza di comportamenti, liberi di schierarsi in autonomia, quando si predica bene, ma si razzola male e si calpesta l'etica dei comportamenti.
Ma è forse pretendere troppo da chi spesso bolla come comunista un cardinale illuminato qual è Dionigi Tettamanzi, solo perchè invoca accoglienza e solidarietà, sensibilità verso l'altro: cioè quei valori umani, prima che cristiani, che ci dovrebbero rappresentare tutti a destra come a sinistra.
Qualche giorno dopo ci ha pensato Maristella Gelmini a spiegare in una lettera come sia il Pdl il partito più sensibile ai valori cattolici e come Berlusconi sia sempre stato attento alle istanze della Chiesa e garante dei suoi valori (tesi alla quale mi verrebbe voglia di rispondere come fa mia madre che, da ascoltatrice di "Radio Mater" - una simil Radio Maria - non può essere certo tacciata di comunismo: "parlano tanto di famiglia, ma ce ne fosse uno non divorziato, senza l'amante o sposato in Chiesa"). Quella lettera nonostante fosse ispirata all'adulazione per il capo finiva con un auspicio interessante: "per concludere, qual è il compito dei cattolici in politica? Non dunque una antistorica unità politica o di partito, non certo la costituzione di un terzo polo anch' esso retaggio di vecchie logiche, ma un confronto e uno sforzo comune che superi le logiche degli schieramenti nell' interesse del Paese. Auspico che in Parlamento i cattolici presenti nelle diverse formazioni politiche sappiano ritrovarsi e, con l' equilibrio e la moderazione che sono proprie di questo mondo, proporre azioni forti e coraggiose".
Il dibattito comunque prosegue ed è di ieri la bufera sull' editoriale di Famiglia Cristiana, l'ennesimo contro il Berlusconismo. Dicendo cose tutto sommato condivisibili (sintetizzo: Berlusconi vuol fare carta straccia della Costituzione se questa si frappone alla sua volontà di andare alle elezioni) lancia un'analisi sulla divisione dei cattolici: "Uno dei temi trattati in queste settimane dagli opinionisti - scrive l'editorialista storico del settimanale, Beppe Del Colle - è che cosa ci si aspetta dal mondo cattolico, invitato da Gian Enrico Rusconi su La Stampa a fare autocritica. Su che cosa, in particolare? La discesa in campo di Berlusconi ha avuto come risultato quello che nessun politico nel mezzo secolo precedente aveva mai sperato: di spaccare in due il voto cattolico (o, per meglio dire, il voto democristiano). Quale delle due metà deve fare “autocritica”: quella che ha scelto il Cavaliere, o quella che si è divisa fra il Centro e la Sinistra, piena di magoni sui temi “non negoziabili” sui quali la Chiesa insiste in questi anni? A proposito. Ivan Illich, famoso sacerdote, teologo e sociologo critico della modernità, distingueva fra la vie substantive (cioè quella che riassume il concetto di “vita” mettendo insieme, come è giusto, e come risponde all’etica cristiana, tutti i momenti di un’esistenza umana, dalla fase embrionale a quella della morte naturale) e ogni altro aspetto della vita personale o comunitaria, a cui un sistema sociale e politico deve provvedere.
Il berlusconismo sembra averne fatto una regola: se promette alla Chiesa di appassionarsi (soprattutto con i suoi atei-devoti) all’embrione e a tutto il resto, con la vita quotidiana degli altri non ha esitazioni: il “metodo Boffo” (chi dissente va distrutto) è fatto apposta".
Apriti cielo sul settimanale dei Paolini si è scaricato l'ira di Dio. Così mentre gli eleganti commenti sul sito internet del Giornale invitavano Feltri e Sallusti ad un bel "trattamento Boffo" per stanare gli scheletri dagli armadi di questi moralisti, la politica parlava di "pornografia mediatica" contro il Cavaliere.
E il mondo cattolico? Lupi, parlamentare Cl-targato, ci spiega come ormai Famiglia Cristiana è peggio dell'Unità. Altri auspicano l'intervento normalizzatore del Vaticano e Monsignor Fisichella si affrettava a dire che Famiglia Cristiana non rappresenta il mondo cattolico (i Paolini - permettetemi la battuta - sono notoriamente dei pericolosi anglicani).
Nessuno però mi spiega una cosa debba volere un cattolico impegnato in politica dal movimento che lo rappresenta, se basta essere laici-devoti per ragioni elettorali o è meglio essere cattolici-adulti con autonomia di pensiero, coerenza di comportamenti, liberi di schierarsi in autonomia, quando si predica bene, ma si razzola male e si calpesta l'etica dei comportamenti.
Ma è forse pretendere troppo da chi spesso bolla come comunista un cardinale illuminato qual è Dionigi Tettamanzi, solo perchè invoca accoglienza e solidarietà, sensibilità verso l'altro: cioè quei valori umani, prima che cristiani, che ci dovrebbero rappresentare tutti a destra come a sinistra.
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mercoledì 11 agosto 2010
Se il paese è senza leader
Famiglia cristiana ha scelto l'estate per andare all'attacco e dopo un editoriale dal titolo"La morale fai da te" ecco un'altra analisi impietosa di questo nostro paese senza guide autorevoli. "Un paese senza leader" è il titolo di un editoriale pungente che spazia dalla politica all'imprenditoria. "Mancano persone capaci di offrire alla nazione obiettivi condivisi - scrive il giornale dei Paolini - . E condivisibili. Non esistono programmi di medio e lungo termine. Non emerge un’idea di bene comune, che permetta di superare divisioni e interessi di parte. Se non personali. Si propone un federalismo che sa di secessione. Senz’anima e solidarietà. Un Paese maturo, che deve mirare allo sviluppo e alla pacifica convivenza dei cittadini, non può continuare con uomini che hanno scelto la politica per “sistemare” sé stessi e le proprie “pendenze”. Siamo lontani dall’idea di Paolo VI, che concepiva la politica «come una forma di carità verso la comunità», capace di aiutare tutti a crescere".
Bocciatura senza se e senza ma: "L’opinione pubblica - prosegue l'editorale -, sebbene narcotizzata dalle Tv, è disgustata dallo spettacolo poco edificante che, quasi ogni giorno, ci viene offerto da una classe politica che litiga su tutto. Lontana dalla gente e impotente a risolvere i gravi problemi del Paese. La richiesta della Chiesa di “uomini nuovi” trova ampi consensi tra la gente. Anche se non sono mancate critiche, da chi si sente nel mirino della denuncia. C’è chi ha parlato di mancanza di gratitudine, per il sostegno che una parte politica dà ai “valori irrinunciabili” e alle opere della religione. Soprattutto in un Paese difficile da governare. E refrattario a qualsiasi riforma di grande respiro".
E il Paese, quello politico, come risponde? Invece di riflettere su valutazioni forse poco condivisibili, ma reali attacca con Rotondi, l'ex democristiano miracolato dal presidente del consiglio, che parla di "militanza contro Berlusconi" e il sottosegretario ai beni culturali Francesco Giro (non certo una stella di prima grandezza del firmamento governatico, ma già responsabile nazionale per i rapporti con il mondo cattolico per Forza Italia) che parla del periodico come di un "portavoce del disfattismo nazionale, critica sempre e non propone nulla".
Basta leggere lo spessore di questi commenti per capire quanto le valutazioni del settimanale siano azzeccate.
Su proposte e analisi, poi, Famiglia Cristiana guarda in casa propria e fa pure autocritica: "Da tempo - si conclude infatti l'editoriale -, Papa e vescovi hanno lanciato l’appello: «Giovani politici cattolici cercansi». Per invitare i credenti più impegnati a misurarsi con il destino della nazione. In ruoli di grande responsabilità pubblica, così come sono ben presenti nel volontariato e nell’associativismo. Sono molte le figure autorevoli nella comunità ecclesiale. Tanto più queste cresceranno, tanto più se ne gioverà l’intero Paese. Ma la Chiesa è anche chiamata a valutare quanto, di fatto, i propri quadri più alti rappresentino dei punti di riferimento etico e spirituale per tutta la nazione".
Bocciatura senza se e senza ma: "L’opinione pubblica - prosegue l'editorale -, sebbene narcotizzata dalle Tv, è disgustata dallo spettacolo poco edificante che, quasi ogni giorno, ci viene offerto da una classe politica che litiga su tutto. Lontana dalla gente e impotente a risolvere i gravi problemi del Paese. La richiesta della Chiesa di “uomini nuovi” trova ampi consensi tra la gente. Anche se non sono mancate critiche, da chi si sente nel mirino della denuncia. C’è chi ha parlato di mancanza di gratitudine, per il sostegno che una parte politica dà ai “valori irrinunciabili” e alle opere della religione. Soprattutto in un Paese difficile da governare. E refrattario a qualsiasi riforma di grande respiro".
E il Paese, quello politico, come risponde? Invece di riflettere su valutazioni forse poco condivisibili, ma reali attacca con Rotondi, l'ex democristiano miracolato dal presidente del consiglio, che parla di "militanza contro Berlusconi" e il sottosegretario ai beni culturali Francesco Giro (non certo una stella di prima grandezza del firmamento governatico, ma già responsabile nazionale per i rapporti con il mondo cattolico per Forza Italia) che parla del periodico come di un "portavoce del disfattismo nazionale, critica sempre e non propone nulla".
Basta leggere lo spessore di questi commenti per capire quanto le valutazioni del settimanale siano azzeccate.
Su proposte e analisi, poi, Famiglia Cristiana guarda in casa propria e fa pure autocritica: "Da tempo - si conclude infatti l'editoriale -, Papa e vescovi hanno lanciato l’appello: «Giovani politici cattolici cercansi». Per invitare i credenti più impegnati a misurarsi con il destino della nazione. In ruoli di grande responsabilità pubblica, così come sono ben presenti nel volontariato e nell’associativismo. Sono molte le figure autorevoli nella comunità ecclesiale. Tanto più queste cresceranno, tanto più se ne gioverà l’intero Paese. Ma la Chiesa è anche chiamata a valutare quanto, di fatto, i propri quadri più alti rappresentino dei punti di riferimento etico e spirituale per tutta la nazione".
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giovedì 5 agosto 2010
La morale fai da te
Il titolo di questo post non è mio, ma dell'ultimo editoriale di Famiglia Cristiana, uno scritto sul quale, qualche ministro della Repubblica ha già fatto reprimenda dicendo, nella sostanza, che farà piangere il Papa, che è così in sintonia con quel che resta del Governo italiano di Centro destra.
Parlando della questione morale che agita il dibattito politico sin dai tempi di Berlinguer, Famiglia Cristiana spiega: "Il disastro etico è sotto gli occhi di tutti. Quel che stupisce è la rassegnazione generale. La mancata indignazione della gente comune. Un sintomo da non trascurare. Vuol dire che il male non riguarda solo il ceto politico. Ha tracimato, colpendo l’intera società. Prevale la “morale fai da te”: è bene solo quello che conviene a me, al mio gruppo, ai miei affiliati. Il “bene comune” è uscito di scena, espressione ormai desueta. La stessa verità oggettiva è piegata a criteri di utilità, interessi e convenienza".
Addio bene comune, dunque, nel senso sempre inteso dalla Chiesa come "l'insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono tanto ai gruppi quanto ai singoli membri di raggiungere la propria perfezione più pienamente e più speditamente" (cfr. Gaudium et spes). Addio, però, anche al senso della legalità e del rispetto delle regole in questa morale fai da te dove, parafrasando un autorevole giornalista, quando qualcuno accusa un altro di essere un ladro non si cercano riscontri alle accuse, ma si va a caccia degli eventuali scheletri nell'armadio dell'accusatore.
"Se è vero, come ha detto il presidente del Senato Renato Schifani, che «la legalità è un imperativo categorico per tutti, e in primo luogo per i politici, e nessuno ha l’esclusiva», - continua l'editoriale - è altrettanto indubbio che c’è, anche ad alti livelli, un’allergia alla legalità e al rispetto delle norme democratiche che regolano la convivenza civile. Lo sbandierato garantismo, soprattutto a favore dei potenti, è troppo spesso pretesa di impunità totale. Nonostante la gravità delle imputazioni. L’appello alla legittimazione del voto popolare non è lasciapassare all’illegalità. Ci si accanisce, invece, contro chi invoca più rispetto delle regole e degli interessi generali. Una concezione padronale dello Stato ha ridotto ministri e politici in “servitori”. Semplici esecutori dei voleri del capo. Quali che siano. Poco importa che il Paese vada allo sfascio. Non si ammettono repliche al pensiero unico. E guai a chi osa sfidare il “dominus” assoluto".
In questa politica-azienda che ne sarà della rottura Fini-Berlusconi? Per Famiglia Cristiana il futuro costruttivo passa attraverso il ritorno alla politica vera. "Quella, cioè, che ha a cuore i concreti problemi delle famiglie: dalla disoccupazione giovanile alla crescente povertà. Bisogna avere l’umiltà e la pazienza di ricominciare. Magari con uomini nuovi, di indiscusso prestigio personale e morale". E in un paese ormai "moralmente" impotente, la ricostruzione, a Roma come nei nostri territori, non sarà facile, con il rischio di perdere l'appuntamento con le nuove generazioni alle quali, prima o poi, dovremo interrogarci su quali valori etici e comportamentali dare. Famiglia Cristiana, da giornale cattolico, lancia uno sguardo fiducioso alle settimane sociali dei cattolici italiani (14-17 ottobre a Reggio Calabria) che parleranno di politica e bene comune per ridare un futuro al nostro Paese.
E gli italiani? Basta leggere la pioggia di commenti che accompagna l'Editoriale di Famiglia Cristiana per fare i conti con gente disorientata e un filo rassegnata (tanto da esprimere solidarietà preventiva al direttore della rivista prevedendo che per quello scritto finirà nel tritacarne del killeraggio mediatico e nel ventilatore di fango. Qualcuno, poi, ne parla come si parla dei martiri, quando in un "paese civile" sarebbe solo una persona per bene che esprime le sue idee in libertà pronto ad accogliere le replice di chi si sente attaccato.
Ma forse quando ho scritto "un paese civile" molti di voi han dato per scontato che non parlassi dell'Italia. Come darvi torto.
Parlando della questione morale che agita il dibattito politico sin dai tempi di Berlinguer, Famiglia Cristiana spiega: "Il disastro etico è sotto gli occhi di tutti. Quel che stupisce è la rassegnazione generale. La mancata indignazione della gente comune. Un sintomo da non trascurare. Vuol dire che il male non riguarda solo il ceto politico. Ha tracimato, colpendo l’intera società. Prevale la “morale fai da te”: è bene solo quello che conviene a me, al mio gruppo, ai miei affiliati. Il “bene comune” è uscito di scena, espressione ormai desueta. La stessa verità oggettiva è piegata a criteri di utilità, interessi e convenienza".
Addio bene comune, dunque, nel senso sempre inteso dalla Chiesa come "l'insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono tanto ai gruppi quanto ai singoli membri di raggiungere la propria perfezione più pienamente e più speditamente" (cfr. Gaudium et spes). Addio, però, anche al senso della legalità e del rispetto delle regole in questa morale fai da te dove, parafrasando un autorevole giornalista, quando qualcuno accusa un altro di essere un ladro non si cercano riscontri alle accuse, ma si va a caccia degli eventuali scheletri nell'armadio dell'accusatore.
"Se è vero, come ha detto il presidente del Senato Renato Schifani, che «la legalità è un imperativo categorico per tutti, e in primo luogo per i politici, e nessuno ha l’esclusiva», - continua l'editoriale - è altrettanto indubbio che c’è, anche ad alti livelli, un’allergia alla legalità e al rispetto delle norme democratiche che regolano la convivenza civile. Lo sbandierato garantismo, soprattutto a favore dei potenti, è troppo spesso pretesa di impunità totale. Nonostante la gravità delle imputazioni. L’appello alla legittimazione del voto popolare non è lasciapassare all’illegalità. Ci si accanisce, invece, contro chi invoca più rispetto delle regole e degli interessi generali. Una concezione padronale dello Stato ha ridotto ministri e politici in “servitori”. Semplici esecutori dei voleri del capo. Quali che siano. Poco importa che il Paese vada allo sfascio. Non si ammettono repliche al pensiero unico. E guai a chi osa sfidare il “dominus” assoluto".
In questa politica-azienda che ne sarà della rottura Fini-Berlusconi? Per Famiglia Cristiana il futuro costruttivo passa attraverso il ritorno alla politica vera. "Quella, cioè, che ha a cuore i concreti problemi delle famiglie: dalla disoccupazione giovanile alla crescente povertà. Bisogna avere l’umiltà e la pazienza di ricominciare. Magari con uomini nuovi, di indiscusso prestigio personale e morale". E in un paese ormai "moralmente" impotente, la ricostruzione, a Roma come nei nostri territori, non sarà facile, con il rischio di perdere l'appuntamento con le nuove generazioni alle quali, prima o poi, dovremo interrogarci su quali valori etici e comportamentali dare. Famiglia Cristiana, da giornale cattolico, lancia uno sguardo fiducioso alle settimane sociali dei cattolici italiani (14-17 ottobre a Reggio Calabria) che parleranno di politica e bene comune per ridare un futuro al nostro Paese.
E gli italiani? Basta leggere la pioggia di commenti che accompagna l'Editoriale di Famiglia Cristiana per fare i conti con gente disorientata e un filo rassegnata (tanto da esprimere solidarietà preventiva al direttore della rivista prevedendo che per quello scritto finirà nel tritacarne del killeraggio mediatico e nel ventilatore di fango. Qualcuno, poi, ne parla come si parla dei martiri, quando in un "paese civile" sarebbe solo una persona per bene che esprime le sue idee in libertà pronto ad accogliere le replice di chi si sente attaccato.
Ma forse quando ho scritto "un paese civile" molti di voi han dato per scontato che non parlassi dell'Italia. Come darvi torto.
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sabato 2 gennaio 2010
I cattolici bresciani su "Famiglia Cristiana"

Ricordate la lettera di Don Fabio Corazzina (parroco in una parrocchia di Brescia città, esponente di spicco di Pax Christi) e di due esponenti del cattolicesimo bresciano pubblicata da Bresciaoggi sui cattolici bresciani? Ne avevamo parlato in un blog di dicembre dal titolo "Cosa succede ai cattolici bresciani?" ed ora la lettera-provocazione, dopo aver provocato un ampio dibattito sia sul quotidiano bresciano che su altri giornali, è approdata sulle colonne di Famiglia Cristiana, nella seguitissima rubrica dei "Colloqui con il padre".
Ecco la lettera e la risposta di don Antonio Sciortino (se ti è più comodo clicca qui e vai al sito di Famiglia Cristiana)
LE CONTRADDIZIONI DI UNA CITTÀ GENEROSA, MA ANCHE DURA CON GLI IMMIGRATI
IN VIAGGIO VERSO LA SPERANZA
Perché ci sono, anche all’interno della Chiesa, così tante paure verso lo straniero? Eppure il messaggio di Gesù è chiaro: «Vi riconosceranno se avrete amore gli uni per gli altri».
Cara Brescia cattolica, fammi capire che ti sta succedendo. Settecento missionari sparsi per il mondo ad annunciare il Vangelo; ottocento sacerdoti, cinque istituti per le missioni; più di centocinquanta associazioni impegnate nella cooperazione; cinquanta gruppi missionari. E poi, la banca etica, che fa la sua parte; il commercio equo e solidale, che ha ventinove negozi; le sette Organizzazioni non governative, che da anni operano per il Sud del mondo... Non manca, certo, l’attenzione agli ultimi e ai poveri.
La verità è che c’è qualcosa che non funziona più, al di là di questa luminosa facciata. E di questa gloriosa storia. Qui da noi, diavolo e acqua santa sono sempre stati insieme. Siamo tra i primi produttori e commercianti di armi al mondo (e non se ne può parlare!). Anche nelle nostre parrocchie, fra preti e religiosi, sta crescendo una cultura ben lontana dal Vangelo: si raccolgono firme per difendere il crocifisso, ma lo si brandisce come una spada!
Dilaga la violenza verbale, aumentano i gesti contro gli stranieri (ci mancava pure l’ultima trovata del Cie – Centro identificazione ed espulsione – che non renderà Brescia più sicura, ma più conflittuale). Maltrattiamo l’ambiente in cui viviamo, privilegiamo la cementificazione e l’inquinamento. Vogliamo guadagnare su tutto, privatizzando anche l’acqua, un bene che spetta a tutti. Consumiamo, a testa, 25 volte più di un abitante dei Paesi del Sud del mondo. Tolleriamo (e votiamo) leggi inique. Mettiamo a tacere la coscienza e ci intruppiamo in logiche di potere e di partito. Ci lamentiamo dei silenzi e delle connivenze della Chiesa, ma anche noi non brilliamo per una fede adulta. Chiediamo privilegi, che non riconosceremo mai ad altri. Inneggiamo al Papa e poi, con delibere, calpestiamo la dignità delle persone e i diritti umani.
I fatti di Coccaglio e Rovato ci interrogano. Ci turba la violenza insensata, come l’odio che cresce nelle nostre comunità. Pretendere giustizia e legalità non ci esime dal dovere dell’ospitalità e dell’accoglienza. Chiediamo attenzione per le famiglie ma, al tempo stesso, nel nome della sicurezza, respingiamo interi nuclei familiari. Il rispetto formale delle leggi non sempre si coniuga con la libertà di coscienza e il bene dell’uomo. Chi brandisce il crocifisso e inneggia al "bianco Natale", o vuol mettere la croce sulla bandiera italiana, dovrebbe fermarsi a leggere il Vangelo. E viverlo ogni giorno.
Perché le comunità cristiane balbettano o tacciono? Perché così tante diffidenze e paure, fino a farci incattivire l’un l’altro? Nei nostri paesi, a maggioranza cattolica, oggi è più facile sentire una bestemmia che una parola di speranza. Si privilegiano posti di potere e poltrone, a scapito di una vita libera, in dialogo col resto del mondo. Eppure, Gesù ci chiede di stare dalla parte degli ultimi, di servire e non farci servire, di scegliere Dio e non il denaro, di costruire la pace e non la violenza.
Don Fabio, Claudio e Francesca
È una descrizione attraente e vera della comunità ecclesiale di Brescia. Un tipo di Chiesa che apre alla speranza di un mondo più giusto e umano, dove i poveri e gli ultimi sono riconosciuti nella loro dignità e nei loro diritti. L’identità cristiana è una sola: quella insegnata, vissuta e lasciata da Gesù di Nazaret. Non ce n’è un’altra. «Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri», così leggiamo nel Vangelo di Giovanni.
Tra questi "altri", oggi, ci sono gli stranieri che vengono da noi, per trovare una condizione di vita dignitosa per le loro famiglie. In contrasto, c’è un clima di non accoglienza, che pone seri interrogativi. E lo sconcerto rasenta l’incredulità, quando questa cultura pretende di appellarsi al cristianesimo. Capita, così, che per denunciare gli immigrati, si approfitta anche del Natale.
Tutto ciò è assurdo, anche perché i clandestini non sono delinquenti. I provvedimenti che hanno trasformato la clandestinità in reato, oltre che ingiusti, non sono nemmeno efficaci. Generano solo paure e diffidenze. Diffondono un sospetto generalizzato, che stronca sul nascere ogni civile iniziativa di integrazione sociale. Alimentano la tendenza a identificare nell’immigrato clandestino (o in alcune categorie di persone, come i rom), il capro espiatorio dell’insicurezza sociale. Ogni occasione è buona, enfatizzandola, per promuovere una campagna contro gli stranieri.
Perfino il crocifisso viene asservito alla causa. Con la scusa che la crescente presenza dell’islam sul territorio può condurre alla perdita dei simboli delle nostre tradizioni religiose e culturali. Ma il pericolo non viene da quel fronte. L’identità cristiana è minacciata soprattutto da noi credenti, quando non sappiamo più leggere e applicare il messaggio rivoluzionario dell’amore, della giustizia e della non violenza che viene dalla croce. È giusto pretendere che il crocifisso non venga rimosso dalle scuole, dai tribunali e dagli ospedali. Ma dovrebbe, prima di tutto, albergare nei nostri cuori. Ed essere riconosciuto anche nei deserti o in fondo al mare, dove si conclude tragicamente il sogno di centinaia di esseri umani (uomini, donne e bambini), in viaggio verso la speranza.
Il volto martoriato del Cristo appartiene all’umanità. Tra le sue piaghe si addensano le ombre di ogni sofferenza, ingiustizia e violenza subite dagli uomini di ogni tempo. Quel Crocifisso è l’unica speranza per i "poveri cristi" della storia, vittime innocenti della malvagità o dell’indifferenza umana, della fame, del terrorismo, delle guerre. E di ogni forma di violenza. Perché, allora, anche nelle comunità cristiane, tanta intolleranza verso lo straniero? Forse, abbiamo ridotto la nostra fede soltanto ad atti di culto, senza alcun riferimento alla vita di tutti i giorni. Le comunità ecclesiali stanno smarrendo il senso profetico del messaggio cristiano. Si lasciano condizionare dalla mentalità dominante, che non sempre segue la logica evangelica dell’amore e della giustizia.
Forse, non abbiamo una formazione sociale adeguata, e pochi conoscono la dottrina sociale della Chiesa. Ne era convinto anche Giovanni Paolo II, a suo tempo, quando invitava i vescovi dell’America latina a sensibilizzare i laici alla formazione sociale. Questa esigenza, oggi, è attuale più che mai. Ma i credenti considerano la dottrina sociale della Chiesa davvero importante per la loro formazione? L’insegnamento del Papa e dei vescovi sul tema dell’immigrazione dovrebbe aiutarci a valutare correttamente iniziative e provvedimenti di legge. Perché, invece, seguiamo altri "cattivi maestri"? Non è solo una questione di sicurezza, ma di giustizia.
D.A.
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