Visualizzazione post con etichetta Annozero. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Annozero. Mostra tutti i post
martedì 7 giugno 2011
Santoro, la Rai e la voglia di suicidio
Santoro se ne va dalla Rai con un viatico da 2,3 milioni di euro che fa gridare allo scandalo. Ma lo scandalo, in anni in cui certi emolumenti (dal calcio alla finanza, dal mondo dello spettacolo ai pochi grandi nomi del giornalismo) sono fuori dalla realtà di un'economia di guerra, non è la liquidazione di Santoro, ma averla pagata per liberarsi di una persona che fa guadagnare altrettanto in termini di introiti pubblicitari ad un'azienda che, almeno su una rete, rischia il tracollo di ascolti.
Dove sta la convenienza? Dove sta la buona amministrazione che si chiede ad una realtà che si finanzia anche con il canone che ho sempre regolarmente pagato? Da finanziatore della Rai che sa far di conto resto basito da questa voglia di suicidio con buona pace dei soldi pubblici. E qui non c'entra essere di destra o essere di sinistra è un becero, semplice, discorso di audience e di conti, giudicando Santoro alla stregua di "X factor" o dell'Isola dei famosi, macchine che producono ascolti e, di conseguenza, buone entrate pubblicitarie. Qualità che altri hanno mostrato di non avere e non è colpa di nessuno, se non degli stessi interessati, se altre sperimentazioni di opposta tendenza politica sono naufragate appena preso il mare aperto per carenza di ascolti.
Personalmente se mi interesseranno Annozero e i programmi di Santoro continuerò a seguirli su qualche altra rete che ha compreso le potenzialità del personaggio. Mi resta il rammarico per un'azienda che finanzio ogni anno da buon cittadino e che vedo, ogni giorno di più, votata al suicidio per compiacere i potenti.
Etichette:
Annozero,
Michele Santoro,
Rai
venerdì 12 novembre 2010
Santoro, la gru e i bresciani
![]() |
| Le vignette di Vauro su Brescia ad Annozero |
Il giorno dopo Anno Zero (22,48% di share, quasi sei milioni di spettatori) in diretta da via San Faustino ci si interroga su che immagine di Brescia sia uscita dalla trasmissione, che come tutte le trasmissioni tv e i collegamenti volanti, a maggior ragione una trasmissione a tesi come quella di Santoro, riesce a dare una idea solo parziale del caso che vuole rappresentare.
Che Brescia c'è sotto la gru? Una Brescia sempre meno tollerante come ha evocato Padre Toffari del segretariato migranti della Curia? Una Brescia sempre più solidale con la protesa, come ha spiegato Umberto Gobbi, esponente della sinistra antagonista e del comitato "Diritto per tutti"?
Sicuramente una Brescia stufa: stufa di non risposte, stufa del caos, stufa di essere messa in mezzo, stufa di chi ne approfitta per fare propaganda (dai docenti universitari in via San Faustino con il pugno alzato, a chi cerca visibilità sulla pelle dei migranti o, al contrario, spera che non dando risposte pur essendo al governo, lasciando che la situazione si incancrenisca, di far schizzare il totalizzatore del consenso elettorale alle stelle). Oltre 1200 bresciani hanno risposto ad un sondaggio lanciato da Bresciaoggi spiegando, nel 60% dei casi, che bisogna al più presto e con ogni mezzo ristabilire l'operatività del cantiere. Concludere che quello è solo razzismo è però riduttivo: avremmo forse trovato risultati diversi davanti ai Cobas latte che anni fa occupavano autostrade e assediavano aeroporti? In un paese dove persino un sucida sotto il treno diventa solo ed esclusivamente un oggetto di disturbo è lecito aspettarsi qualcosa di diverso? Io penso di no.
Nella trasmissione di Santoro, però, è uscito un dato che è incontrovertibile: ancora una volta l'Italia ha mostrato di non saper gestire un fenomeno ineludibile come l'effetto serra: l'immigrazione. Ha mostrato di averlo sempre trattato con i visceri e non con la testa. Dire, come ha fatto Italo Bocchino ieri da Santoro, che la clandestinità è criminogena è far finta di non sapere che la criminogenità si combatte sì stringendo le maglie sui clandestini, ma, sopratutto, e questa è una regola generale mai smentita, punendo chi commette reati (a prescindere dal colore della pelle) con processi rapidi e pene certe. Fare leggi come quella attuale sull'immgrazione è forse non pensare una cosa elementare: che una legge dovrebbe sopravvivere al governo che l'ha emanata. Forse ha ragione Mino Martinazzoli quando ricordando, nella sua autobiografia, i lavori parlamentari negli anni '70, osserva che ora "non c'è più una mediazione culturale adeguata, il che dà conto di una legislazione piuttosto casuale che sembra inseguire la contingenza invece di ragionare in termini di sviluppo storico". Ecco, in tema di immigrazione, l'Italia ha mostrato tutti i suoi limiti in questo senso. Cambierà qualcosa dopo la gru? Non credo, se le premesse sono, come si legge oggi sui giornali, il rimpallo delle responsabilità tra destra e sinistra sull'atteggiamento tenuto verso il fenomeno, scordando come ci hanno invece ricordato in molti in questi giorni, come il caos sia derivato da una legge fatta male e gestita peggio.
Gli immigrati sulla gru - si diceva ieri anche in tv - da lassù vedono un'Italia piccolina e una politica ancora più minuscola, incapace nei fatti di "contemperare esigenze diverse" come, a parole, qualcuno ha sempre sostenuto di voler fare. Abbiamo preferito la politica di Bava Beccaris a quella della mediazione, della soluzione condivisa. Ci siamo infilati in un culo di sacco dove ora ci si affida agli appelli di padri, madri e persino di Michele Santoro (addirittura qualcuno vaticinava ieri di una discesa in diretta tv) per far finire quella lunga agonia al capezzale di una "politica", nel senso nobile del termine, che non c'è. Nè a Brescia nè a Roma e i migranti sulla gru come quelli che lavorano in nero in fabbriche e cantieri lo stanno imparando a loro spese.
L'APPELLO A NAPOLITANO DEGLI IMMIGRATI
L'INTERVISTA AGLI OCCUPANTI DA ANNO ZERO
Etichette:
Annozero,
Brescia,
discriminazione. immigrati,
immigrati,
immigrati sulla gru,
Michele Santoro
sabato 24 aprile 2010
La mensa negata di Adro: ne abbiamo parlato con Sandro Ruotolo (Annozero)
Mi avevano colpito le sue parole in diretta tv: "In tanti anni non mi era mai capitato di lavorare in un clima simile". Il clima era quello che si respirava nella mensa di Adro giovedì sera durante la diretta tv di Annozero, il disagio manifestato agli oltre 5 milioni di telespettatori che stavano seguendo la trasmissione era quello di un veterano del programma: Sandro Ruotolo, da oltre 20 anni braccio destro di Michele Santoro. Ieri, per Bresciaoggi, ho sentito Sandro Ruotolo, mi interessava capire cosa avesse turbato uno come lui che ne ha viste tante, dalle intimidazioni mafiose alle dirette più burrascose.
"Venendo ad Adro, come andando a Rosarno alcuni mesi fa - mi ha detto -, mi sono reso conto di persona cosa voleva dire il presidente della Repubblica quando ha lanciato gli appelli alla coesione sociale. Atmosfere come quelle respirate ad Adro mostrano un tessuto sociale che si è progressivamente sgretolato".
Recuperare la coesione sociale ci è sembrata (dopo un lungo scambio di opinioni) l'unica via da percorrere per non cadere in un baratro dal quale potrebbe essere impossibile riprendersi.
Ecco le riflessioni di Sandro Ruotolo apparse nell'edizione odierna di Bresciaoggi.
"Venendo ad Adro, come andando a Rosarno alcuni mesi fa - mi ha detto -, mi sono reso conto di persona cosa voleva dire il presidente della Repubblica quando ha lanciato gli appelli alla coesione sociale. Atmosfere come quelle respirate ad Adro mostrano un tessuto sociale che si è progressivamente sgretolato".
Recuperare la coesione sociale ci è sembrata (dopo un lungo scambio di opinioni) l'unica via da percorrere per non cadere in un baratro dal quale potrebbe essere impossibile riprendersi.
Ecco le riflessioni di Sandro Ruotolo apparse nell'edizione odierna di Bresciaoggi.
Da oltre vent'anni è al fianco di Michele Santoro, inviato sul campo sin dai tempi di Samarcanda. L'altra sera, però, Sandro Ruotolo, 54 anni, a Adro non ha saputo nascondere il disagio per il clima che si respirava e lo ha detto in diretta: «Non mi è mai capitata una cosa simile».
Sandro Ruotolo, una affermazione la sua che ha colpito molti: cosa è accaduto?
«Mi ha molto colpito quel "vergogna" partito dalla platea quando, in diretta, ho parlato del contributo dato dal missionario del Congo per la mensa di Adro. Mi ha sconvolto anche il clima che si respirava in quella sala, odio e di intolleranza che andavano oltre la difesa delle proprie posizioni. Non mi hanno dato fastidio le urla ma l'astio mostrato, ad esempio, contro gli stranieri presenti, contro quella donna maghrebina che ha rivendicato i propri diritti di cittadina che paga le tasse o contro la stessa direttrice della mensa».
Lei gira l'Italia, che idea si è fatto di questo Nord?
«Non venivo da queste parti a trattare temi di immigrazione da tempo e ho trovato un clima molto deteriorato. Prima di Adro ero stato a Rosarno ai tempi della rivolta contro i clandestini. Non ho trovato un'atmosfera poi tanto tanto diversa, c'è un imbarbarimento che deve preoccupare. Se delle mamme si sentono offese perchè un benefattore versa i soldi della mensa a chi non ha la possibilità di pagare e non accettano le riflessioni contenute in una lettera è il segno che non c'è più coesione sociale. E se ad Adro come a Rosarno è venuta meno la coesione sociale mi chiedo, complice la crisi economica, quali saranno i prossimi ad essere colpiti ed emarginati. Oggi sono gli immigrati e domani?
Che fare?
«Dobbiamo riconquistare una coesione sociale che si è persa. Noi cerchiamo di raccontare delle storie e giovedì sera alla mensa di Adro abbiamo tastato con mano la radicalità della situazione. Il mio disagio non derivava dagli animi accesi, in ventidue anni ne ho viste tante, quello che mi ha colpito è stato il non voler capire le ragioni degli altri, reagire aggredendo. È il segno che la coesione non regge più».
Come riconquistare la coesione perduta?
«Questa storia deve far riflettere. In sala c'era gente che non la pensava come chi urlava e forse sono proprio loro che stando in mezzo alla gente possono fare qualcosa per migliorare la situazione. La politica? Beh, dalle vostre parti mi pare che su questi fronti ci si affidi alla Cgil. E mi pare che questa anomalia si commenti da sè».
Marco Toresini
da Bresciaoggi del 24 aprile 2010
Etichette:
Adro,
Annozero,
Bresciaoggi,
mensa,
mensa negata,
Sandro Ruotolo
venerdì 23 aprile 2010
In che paese vogliamo vivere? Se in questo "io non ci sto"
Lo sapevo, non avrei dovuto vederlo. Non avrei dovuto guardare, ieri sera, Annozero occuparsi, in diretta da Adro, della vicenda dei bambini lasciati digiuni perchè le famiglie non avevano i soldi per pagare la mensa. Non avrei dovuto.
Perchè ora, buon ultimo dopo l'imprenditore che con un contributo di 10 mila euro e una lettera che ha fatto discutere si è offerto di saldare il debito delle famiglie indigenti e dopo gli operatori della missione congolese che hanno fatto proprio quel disgusto donando i soldi che in Africa servono a salvare un bimbo dalla denutrizione per un anno, anche io voglio esternare il mio personale "non ci sto".
Non ci sto se il paese che vogliamo per i nostri figli è quello uscito ieri sera dalle nostre tv. Santoro e quelli di Annozero saranno pure dei prevenuti comunisti, ma le mamme che si azzuffavano davanti a scuola, urlano, sbraitano le abbiamo viste tutti; la gente che insulta l'imprenditore - benefattore, invece di mostrare un bricolo di gratitudine l'abbiamo vista tutti; così come le abbiamo sentite bene le urla contro la coordinatrice volontaria della mensa (gestita, lo ricordiamo, da una associazione di genitori che garantiscono un servizio di qualità a prezzi più che competitivi) che ha chiamato con il loro nome ("razzismo e stupidità") alcuni comportamenti che hanno accompagnato la triste vicenda; l'abbiamo sentita tutti, l'ex assistente sociale del Comune spiegare quale fosse la politica di aiuti sociali dell'Amministrazione: via tutto ciò che potesse tornare a beneficio anche degli stranieri (come il contributo per gli affitti e il buono per le famiglie numerose); abbiamo sentito tutti (anche se sfumato nel servizio) il sindaco Oscar Lancini dire ad una donna straniera: "non ti va bene quello che si fa ad Adro, puoi sempre trasferirti altrove" (ricordando in questo l'adagio che fece diventare famoso l'ex assessore regionale inquisito Piergianni Prosperini: "Non ti va bene l'Italia? Prendi camel e barcheta e ta turnet a ca'").
Non ci sto a costruire un paese così, una comunità dove conta censo e colore della pelle ("Noi non siamo razzisti - sembrava di sentire ieri sera - sono loro che sono neri"), dove i furbi sono sempre gli altri, dove chi dovrebbe amministrare non lavora per la coesione sociale, ma per la divisione.
Non ci sto a costruire il paese della paura, dell'egoismo della guerra tra i poveri che divide perchè qualcuno possa "imperare"; dove l'altro è un potenziale delinquente, un furbo, comunque una persona dalla quale guardarsi; dove quello che è mio è mio e mi incazzo pure se qualcuno ti viene in soccorso perchè tu non riesci a far fronte alle tue necessità.
Non ci sto, e lo dico da genitore, a costruire un paese che non abbia un futuro di convivenza a beneficio dei propri figli, che non sappia governare (con l'integrazione e la condivisione e non con l'esclusione) fenomeni ineludibili come l'immigrazione e una società plurale e colorata. Non ci sto a costruire una società tanto intrisa di intolleranza, che ha fatto esclamare a uno che ne ha viste tante come Sandro Ruotolo (anni fa ci ho lavorato a fianco e so quanto sia un bravo professionista): “Non ho mai sentito un clima di questo tipo nei luoghi dove sono stato”.
Non ci sto a gestitre un presente difficile, lucrando consensi sulla paura. Non ci sto ad avallare le miopi discriminazioni di oggi che portano solo ai ghetti e ai rancori di domani. Non ci sto ad una politica che sia arroganza, accondiscendenza, che prosperi sulle divisioni e non sulle condivisioni. Voglio una politica e sopratutto una politica locale, che parli così, con le parole di un grande sindaco come Giorgio La Pira:
VOGLIAMO UN PAESE COSI' ?
(stralci da Annozero)
P.S.: Ecco chi sono i furbi...
Ieri la Cgil ha diffuso una nota sulla vicenda di Adro che conteneva l'identikit economico-patrimoniale di nove famiglie fra quelle che non hanno pagato la mensa: redditi bassi, affitti e mutui da pagare, famiglie numerose, persone disoccupate. Se sono questi i furbi....
Ecco la tabella della Cgil.
Le Famiglie Di Adro
Perchè ora, buon ultimo dopo l'imprenditore che con un contributo di 10 mila euro e una lettera che ha fatto discutere si è offerto di saldare il debito delle famiglie indigenti e dopo gli operatori della missione congolese che hanno fatto proprio quel disgusto donando i soldi che in Africa servono a salvare un bimbo dalla denutrizione per un anno, anche io voglio esternare il mio personale "non ci sto".
Non ci sto se il paese che vogliamo per i nostri figli è quello uscito ieri sera dalle nostre tv. Santoro e quelli di Annozero saranno pure dei prevenuti comunisti, ma le mamme che si azzuffavano davanti a scuola, urlano, sbraitano le abbiamo viste tutti; la gente che insulta l'imprenditore - benefattore, invece di mostrare un bricolo di gratitudine l'abbiamo vista tutti; così come le abbiamo sentite bene le urla contro la coordinatrice volontaria della mensa (gestita, lo ricordiamo, da una associazione di genitori che garantiscono un servizio di qualità a prezzi più che competitivi) che ha chiamato con il loro nome ("razzismo e stupidità") alcuni comportamenti che hanno accompagnato la triste vicenda; l'abbiamo sentita tutti, l'ex assistente sociale del Comune spiegare quale fosse la politica di aiuti sociali dell'Amministrazione: via tutto ciò che potesse tornare a beneficio anche degli stranieri (come il contributo per gli affitti e il buono per le famiglie numerose); abbiamo sentito tutti (anche se sfumato nel servizio) il sindaco Oscar Lancini dire ad una donna straniera: "non ti va bene quello che si fa ad Adro, puoi sempre trasferirti altrove" (ricordando in questo l'adagio che fece diventare famoso l'ex assessore regionale inquisito Piergianni Prosperini: "Non ti va bene l'Italia? Prendi camel e barcheta e ta turnet a ca'").
Non ci sto a costruire un paese così, una comunità dove conta censo e colore della pelle ("Noi non siamo razzisti - sembrava di sentire ieri sera - sono loro che sono neri"), dove i furbi sono sempre gli altri, dove chi dovrebbe amministrare non lavora per la coesione sociale, ma per la divisione.
Non ci sto a costruire il paese della paura, dell'egoismo della guerra tra i poveri che divide perchè qualcuno possa "imperare"; dove l'altro è un potenziale delinquente, un furbo, comunque una persona dalla quale guardarsi; dove quello che è mio è mio e mi incazzo pure se qualcuno ti viene in soccorso perchè tu non riesci a far fronte alle tue necessità.
Non ci sto, e lo dico da genitore, a costruire un paese che non abbia un futuro di convivenza a beneficio dei propri figli, che non sappia governare (con l'integrazione e la condivisione e non con l'esclusione) fenomeni ineludibili come l'immigrazione e una società plurale e colorata. Non ci sto a costruire una società tanto intrisa di intolleranza, che ha fatto esclamare a uno che ne ha viste tante come Sandro Ruotolo (anni fa ci ho lavorato a fianco e so quanto sia un bravo professionista): “Non ho mai sentito un clima di questo tipo nei luoghi dove sono stato”.
Non ci sto a gestitre un presente difficile, lucrando consensi sulla paura. Non ci sto ad avallare le miopi discriminazioni di oggi che portano solo ai ghetti e ai rancori di domani. Non ci sto ad una politica che sia arroganza, accondiscendenza, che prosperi sulle divisioni e non sulle condivisioni. Voglio una politica e sopratutto una politica locale, che parli così, con le parole di un grande sindaco come Giorgio La Pira:
«Ebbene, signori Consiglieri, io ve lo dichiaro con fermezza fraterna ma decisa: voi avete nei miei confronti un solo diritto: quello di negarmi la fiducia!Non ci sto a partecipare a questo gioco al massacro, a questo naufragio delle coscienze. Non so cosa ci riserverà il futuro, ma un "non ci sto" pronunciato con determinazione oggi potrebbe essere domani una polizza sulla vita per i nostri figli.
Ma non avete il diritto di dirmi: signor Sindaco non si interessi delle creature senza lavoro (licenziati o disoccupati), senza casa (sfrattati), senza assistenza (vecchi, malati, bambini, ecc.). È il mio dovere fondamentale questo: dovere che non ammette discriminazioni e che mi deriva prima che dalla mia posizione di capo della città -e quindi capo della unica e solidale famiglia cittadina. Se c'è uno che soffre io ho un dovere preciso: intervenire in tutti i modi con tutti gli accorgimenti che l'amore suggerisce e che la legge fornisce, perché quella sofferenza sia o diminuita o lenita. Altra norma di condotta per un Sindaco (...) non c'è!»
VOGLIAMO UN PAESE COSI' ?
(stralci da Annozero)
P.S.: Ecco chi sono i furbi...
Ieri la Cgil ha diffuso una nota sulla vicenda di Adro che conteneva l'identikit economico-patrimoniale di nove famiglie fra quelle che non hanno pagato la mensa: redditi bassi, affitti e mutui da pagare, famiglie numerose, persone disoccupate. Se sono questi i furbi....
Ecco la tabella della Cgil.
Le Famiglie Di Adro
Etichette:
Adro,
Annozero,
Giorgio La Pira,
mensa,
mensa negata
venerdì 8 gennaio 2010
Lavoro e le (non) risposte dei politici
Ieri ho visto la coda di Anno Zero su Rai Due. Tema: il lavoro. Svolgimento: spazi e testimonianze della crisi e della cattiva gestione imprenditoria e incapacità pressochè totale della politica di interpretare la realtà.
Un esempio: ecco in questi due video il momento finale in cui la trasmissione ha ospitato il racconto di una precaria siciliana della scuole che chiedeva al politico di turno (Castelli, Lega Nord) un po' di senso della realtà e qualche risposta concreta.
Come è andata? Giudicate voi...
P.S.: Anche Guglielmo Zucconi, ieri sera, ha visto questa puntata di Anno Zero e conclude amaramente sul suo blog che più che i soldi a rendere tutto ancor più sconfortante è la mancanza di speranza che costella queste storie di occupazione e disoccupazioni in riva al baratro.
Leggi qui l'intervento di Zucconi.
Un esempio: ecco in questi due video il momento finale in cui la trasmissione ha ospitato il racconto di una precaria siciliana della scuole che chiedeva al politico di turno (Castelli, Lega Nord) un po' di senso della realtà e qualche risposta concreta.
Come è andata? Giudicate voi...
P.S.: Anche Guglielmo Zucconi, ieri sera, ha visto questa puntata di Anno Zero e conclude amaramente sul suo blog che più che i soldi a rendere tutto ancor più sconfortante è la mancanza di speranza che costella queste storie di occupazione e disoccupazioni in riva al baratro.
Leggi qui l'intervento di Zucconi.
venerdì 25 settembre 2009
Il nuovo giornalismo: ma è proprio quello di Feltri?
Ieri ho visto Annozero e non so quale idea si siano fatti gli italiani del giornalismo. E non mi riferisco alla conduzione di Michele Santoro, ma alla sintesi della professione giornalistica che è uscita dal programma. E' vero giornalismo quello a cui stiamo assistendo in questi mesi su molti quotidiani? Se non facessi questo lavoro, forse smetterei di acquistare i giornali. Che giornalismo è quello raccontato ad Annozero da Filippo Facci (vedi video)? Che giornalismo è quello che decide le campagne e poi va alla ricerca dei documenti che possano appoggiarle?
Forse paga in termini di copie e bilanci, ma la credibilità dei giornalisti dove va a finire?
Ieri in redazione ho avuto una telefonata piuttosto accesa con un lettore proprio sulla credibilità dei giornalisti e sul modo di dare le notizie, al di là dei toni (di cui poi si è scusato) - quelli di una persona rimasta stritolata in un ingranaggio mediatico - su alcuni aspetti (soprattutto sulla serietà quotidiana con la quale facciamo il nostro lavoro) ero quasi tentato di dargli ragione.
Dove sono nascoste le nuove frontiere del giornalismo?
Ad Asti c'è stato un convegno dal titolo "L'ultima edicola" ecco l'interessante analisi che ne fa La Stampa. Altro che Feltrismo...
Ed ecco Facci che racconta Feltri ad Annozero
Forse paga in termini di copie e bilanci, ma la credibilità dei giornalisti dove va a finire?
Ieri in redazione ho avuto una telefonata piuttosto accesa con un lettore proprio sulla credibilità dei giornalisti e sul modo di dare le notizie, al di là dei toni (di cui poi si è scusato) - quelli di una persona rimasta stritolata in un ingranaggio mediatico - su alcuni aspetti (soprattutto sulla serietà quotidiana con la quale facciamo il nostro lavoro) ero quasi tentato di dargli ragione.
Dove sono nascoste le nuove frontiere del giornalismo?
Ad Asti c'è stato un convegno dal titolo "L'ultima edicola" ecco l'interessante analisi che ne fa La Stampa. Altro che Feltrismo...
La cucina dei giornali
20/9/2009 -
Imparare, comprendere, sorprendere
VITTORIO SABADIN
Che hanno i giornali da lamentarsi? La crisi offre grandi opportunità di cambiamento, il giornalismo non morirà presto ed è arrivato il momento di smetterla di piangersi addosso: occorre invece adattarsi al nuovo ambiente. Di questi tempi è difficile partecipare a un convegno sui giornali improntato all’ottimismo, ma quello («L’ultima edicola») organizzato ad Asti dal Comune e dall’Ordine dei giornalisti del Piemonte ha dimostrato che se le redazioni avranno il coraggio di rimettere in discussione le vecchie abitudini può cominciare una nuova epoca.
Che si può fare? Hanno risposto 16 esperti, tra corrispondenti stranieri, amministratori e direttori radunati da Nata Rampazzo, apprezzato newspaper designer che opera a Parigi. Bisogna decidere se arrendersi all’apocalisse o governare la metamorfosi, ha premesso David Guiraud, direttore generale del Gruppo Le Monde. Chi decide per la seconda opzione può contare sul valore di credibilità che le testate si sono conquistate. Ma deve anche cambiare e ritrovare la «rarità» delle informazioni proposte. In un mondo nel quale tutto è online, la «rarità» è un valore. Il mondo verticale non esiste più. L’autorità discendeva da politici, magistrati, giornali verso il pubblico, ora il cittadino vive in un mondo orizzontale e non accetta di essere consumatore passivo delle idee degli altri (Pierre Gironde, gruppo La Montagne).
La nuova parola d’ordine è «prossimità». Bisogna essere più vicini ai propri lettori (Jurek Kuczkiewicz, caporedattore del belga Le Soir). Imparare, comprendere e sorprendere sono le linee guida. In un mondo in cui ogni notizia è disponibile immediatamente, ci sarà sempre bisogno di un giornalista che dia un senso alle informazioni ricevute.
Ed ecco Facci che racconta Feltri ad Annozero
Etichette:
Annozero,
Filippo Facci,
giornalismo,
giornalisti,
Vittorio Feltri
venerdì 8 maggio 2009
Meno male che la Bonino c'è....
"Bisogna vivere come si pensa, altrimenti si finirà per pensare come si è vissuto" (Paul Bourget)
Il tema di "papi Silvio" e della richiesta di divorzio di Veronica Lario a Silvio Berlusconi non mi sembra particolarmente appassionante, ma nell'ultima puntata di Annozero l'argomento è stato lo spunto per far uscire la Emma Bonino dei tempi migliori, invitando i paladini della morale, i difensori (autonominatisi) della cattolicità ad un piccolo, grande impegno: quello della coerenza.
Ecco in questo video una Emma Bonino che dice le cose che molti pensano e che forse è ora che qualcuno le dica senza troppi timori.
Il tema di "papi Silvio" e della richiesta di divorzio di Veronica Lario a Silvio Berlusconi non mi sembra particolarmente appassionante, ma nell'ultima puntata di Annozero l'argomento è stato lo spunto per far uscire la Emma Bonino dei tempi migliori, invitando i paladini della morale, i difensori (autonominatisi) della cattolicità ad un piccolo, grande impegno: quello della coerenza.
Ecco in questo video una Emma Bonino che dice le cose che molti pensano e che forse è ora che qualcuno le dica senza troppi timori.
Etichette:
Annozero,
Berlusconi,
Emma Bonino,
politica
Iscriviti a:
Post (Atom)










