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martedì 15 febbraio 2011

Diossina, uova e trasparenza

Bresciaoggi, il giornale per cui lavoro, oggi ci racconta attraverso un dettagliato servizio di Pietro Gorlani, di una indagine dell'Asl che ha evidenziato la presenza di diossina nelle uova deposte dalle galline allevate in cascine nei pressi di alcuni impianti industriali. L'indagine sanitaria è stata commissionata a livello regionale proprio per valutare la portata dei fattori di rischio per la salute in presenza di impianti impattanti come le fonderie che costellano la provincia di Brescia. I primi dati della ricerca sono inquietanti: nelle uova sono stati trovati livelli di diossina abbondantemente superiori ai limiti di legge, tanto da spingere le autorità veterinarie a dire stop al consumo di uova, a chiedere l'abbattimento delle galline e a impostare nuovi accertamenti a partire dalle analisi del sangue sugli abitanti di quelle cascine.
Nella provincia che ospita un sito di bonifica nazionale alla periferia della città capoluogo come il sito della Caffaro, non stupisce sapere che non ci sono solo le cascine alla periferia di Brescia ad essere state messe in ginocchio dalle contaminazioni di Pcb, ma anche molti siti rurali che convivono da anni con la presenza di attività industriali impattanti dal punto di vista ambientale. Per ora la ricerca interessa cinque siti, ma è lecito chiedersi quanto situazioni del genere siano replicabili in altrettanti paesi di una delle province più industrializzate d'Italia. Quel che stupisce non è tanto la situazione ambientale sulla quale l'indagine ha finito per dare delle conferme a quanti da tempo denunciano - spesso inascoltati - scenari apocalittici, ma - ancora una volta - la scarsa trasparenza con cui il tema è stato trattato. Un argomento, per chi come me si occupa di comunicazione, centrale in qualsiasi rapporto tra istituzioni e cittadini.
Mi spiego: i prelievi sono stati effettuati a ottobre, le misure interdittive nei confronti degli agricoltori sono arrivate a gennaio, ma a metà febbraio (circostanza verificata ieri) nessuno aveva ancora avvertito i sindaci (autorità sanitarie di un Comune) delle zone interessate alla contaminazione da diossina: il rapporto continua ad essere riservato e qualcuno si prenderà anche la briga di bacchettare i giornalisti spiegando che con la pubblicazione di quei dati riservati si fa solo allarmismo. Una lezioncina che in anni di professione abbiamo sentito tante volte, sin da quando, ad esempio, si parlò sui giornali, nel silenzio e nella latitanza istituzionale, delle contaminazioni Ogm nei campi di mais della Bassa, del latte alla diossina in alcune aziende agricole dell'hinterland cittadino, della contaminazione da Pcb attorno all'industria chimica Caffaro, caso che si guadagnò addirittura la prima pagina di Repubblica. Resto convinto che la trasparenza su notizie come queste non sia solo una buona prassi, ma un dovere istituzionale di chi, in questo caso l'Asl, ha la responsabilità della salute pubblica; così come rimango dell'opinione che il miglior modo per evitare derive allarmiste sia quello di governare la notizia sin dal suo sviluppo. Il silenzio equivale solo a nascondere la cenere sotto il tappeto e ad alimentare il sospetto che non si voglia affrontare un tema tanto scottante e difficile con la determinazione necessaria: insomma, meglio far finta di nulla per non disturbare il manovratore, per non prendere decisioni impopolari e per non fare troppi slalom tra poteri forti (ad esempio se fosse confermata nelle attività industriali della zona la fonte di contaminazione degli alimenti).
Intanto le contraddizioni di questa storia portata alla luce da Bresciaoggi hanno il volto di una signora ottantantenne che abita in una delle cascine interessate dagli accertamenti. Il pollaio del vicino nel quale i tecnici dell'Asl avevano prelevato i campioni poi risultate contaminate è deserto dopo che è arrivato l'ordine di sterminare le galline e di non consumare le uova , ma a lei, che da sempre alleva le ovaiole, nessuno ha ancora detto nulla come se le sue uova e i suoi polli fossero inspiegabilmente immuni dallo spettro della diossina. Miracolo di una burocrazia forse un po' troppo ottusa per gestire con efficacia le emergenze.

giovedì 23 dicembre 2010

Nomine nelle sanità: ecco i nomi con qualche sorpresa

Come un regalo di Natale per i pazienti lombardi ecco dei nuovi manager della sanità lombarda. I pronostici della vigilia in parte sono stati rispettati, in parte no, certo è che tutti i manager portano una casacca ed è una casacca politica. In virtù di ciò nel Bresciano se il Pdl ha mantenuto la direzione dell'Ospedale Civile di Brescia e dell'Asl (confermando i manager uscenti), la Lega (che ambiva a 18 posti su 45 in palio in Regione) stacca il segnaposto all'Asl di Valcamonica (come ampiamente anticipato) e dell'azienda ospedaliera di Chiari (anche qui una scelta non completamente inaspettata). Piccolo colpo di scena, invece, nel feudo leghista del Garda: se la direttrice uscente era data in partenza, per mettere le sue professionalità al servizio di enti di maggior peso (in effetti è finita a dirigere l'Asl di Bergamo), il suo posto è stato preso da Fabio Russo, direttore uscente dell'ospedale di Chiari e dato "a perdere" per il fatto che figurava in quota Udc, non più in giunta e quindi teoricamente fuori dai giochi.
Invece il suo nome è ricomparso su una piazza addirittura più prestigiosa di quella dell'Ovest bresciano e della Franciacorta. Qualche osservatore va già ipotizzando spostamenti di baricentro verso Pdl o, addirittura, in quota Cl (che in temi sanitari il Corriere della Sera nei giorni scorsi ha considerato alla stregua di un vero e proprio partito), altri ritengono, invece, che il manager sia più semplicemente l'esponente di quella riserva indiana che i vertici della Regione hanno voluto riservare a Udc e Pd (che esprimerebbe il vertice dell'Asl di Lodi), come si fa con le quote rose. Piccoli Panda da preservare nella foresta della lottizzazione.
Ma ecco tutti i nomi dei manager di ospedali e Asl di Lombardia:

Aziende                                                                 Direttore Generale
                           Aziende ospedaliere
Ao Bergamo                                                          Carlo Nicora
Ao Brescia                                                            Cornelio Coppini
Ao Busto Arsizio                                                   Armando Gozzini
Ao Chiari                                                               Danilo Gariboldi
Ao Como                                                               Marco Onofri
Ao Crema                                                              Luigi Ablondi
Ao Cremona                                                          Simona Mariani
Ao Desenzano                                                        Fabio Russo
Ao Gallarate                                                           Maria Cristina Cantu'
Ao Garbagnate                                                       Ermenegildo Maltagliati
Ao Lecco                                                               Mauro Lovisari
Ao Legnano                                                            Carla Dotti
Ao Lodi                                                                  Giuseppe Rossi
Ao Mantova                                                             Luca Stucchi
Ao Melegnano                                                        Angelo Cordone
Ao Fatebenefratelli                                                  Giovanni Michiara
Ao Pini                                                                    Amedeo Tropiano
Ao Icp                                                                    Alessandro Visconti
Ao Sacco                                                                Callisto Bravi
Ao Niguarda                                                           Pasquale Cannatelli
Ao San Carlo                                                         Antonio Mobilia
Ao San Paolo                                                         Andrea Mentasti
Ao Monza                                                              Francesco Beretta
Ao Pavia                                                                Daniela Troiano
Ao Seriate                                                             Amedeo Amadeo
Ao Valtellina Valchiavenna                                     Luigi Gianola
Ao Treviglio                                                           Cesare Ercole
Ao Varese                                                             Walter Bergamaschi
Ao Vimercate                                                         Paolo Moroni

                             Aziende sanitarie locali

Asl Bergamo                                                          Mara Azzi
Asl Brescia                                                            Carmelo Scarcella
Asl Como                                                               Roberto Bollina
Asl Cremona                                                          Gilberto Compagnoni
Asl Lecco                                                               Marco Votta
Asl Lodi                                                                 Claudio Garbelli
Asl Mantova                                                           Mauro Borelli
Asl Milano                                                              Walter Locatelli
Asl Milano 1                                                           Pietrogino Pezzano
Asl Milano 2                                                          Germano Pellegatta
Asl Monza e Brianza                                              Humberto Pontoni
Asl Pavia                                                               Giuseppe Tuccitto
Asl Sondrio                                                           Nicola Mucci
Asl Vallecamonica                                                 Renato Pedrini
Asl Varese                                                            Pierluigi Zeli

Areu 118                                                              Alberto Zoli

giovedì 16 dicembre 2010

Diciotto

I giornali ci dicono, sulle nomine dei manager sanitari, che Umberto Bossi sta con il suo assessore regionale e medico personale Luciano Bresciani che rivendica il primato, diciamo così, della politica sulle prossime designazioni e che alla Lega non andranno meno di 18 direttori generali (su 29 manager di aziende ospedaliere, 15 direttori di Asl e il responsabile dell'Azienda emergenza e urgenza, il 118) e il prossimo anno due su 4 fra i responsabili degli istituti di ricerca.
Ora che le proporzioni sono fissate, tentiamo un pronostico su Brescia (precisazione d'obbligo: stiamo facendo del puro calciomercato)? Una delle due Asl (probabilmente la Valcamonica) e una o due aziende ospedaliere su tre. Se il Pdl manterrà Asl di Brescia e Ospedale Civile, attualmente impegnato in un radicale piano di riqualificazione (leggi: appalti per milioni di euro) gli enti sanitari di maggior peso e visibilità in provincia, la Lega, oltre a mantenere la guida dell'azienda ospedaliera di Desenzano (magari semplicemente, come era capitato per il predecessore Mauro Borelli, cambiando il direttore generale che, avendo maturato una certa esperienza, può essere destinato a strutture di maggior peso) potrebbe anche aggiudicarsi quella di Chiari (città del senatore leghista Sandro Mazzatorta) "lasciata libera" dall'Udc non più in giunta regionale e, quindi, fuori dai giochi. A compensare gli sbilanciamenti, poi, come sempre accade in questi casi, entreranno in campo le scelte dei direttori sanitari, amministrativi e sociali degli enti maggiori (soprattutto Civile e Asl di Brescia). Anche su queste la politica avrà comunque un peso determinante, alla faccia della tanto sbandierata meritocrazia.

martedì 14 dicembre 2010

Sanità e verginità: do you remember il 1995?

Roberto Formigoni con Luciano Bresciani

Nella settimana di passione per i manager della sanità lombarda (il 22 o il 23 dicembre si decideranno i nuovi vertici di aziende ospedaliere e sanitarie della regione, in tutto 45 poltrone che fanno gola a tanti) qualcuno si è scoperto vergine. Politicamente illibato e umanamente sdegnato davanti ad una parola: lottizzazione. Davanti ad una intervista che ha fatto scalpore come quella di Luciano Bresciani, assessore regionale alla Sanità, medico leghista, uno abituato a dire le cose come stanno, uno che in una trasmissione di Report sulla sanità, chiamato a giudicare il potere di Cl e Compagnia delle opere nelle corsie degli ospedali lombardi ha semplicemente detto: "Non giudico un alleato politico", lasciando intendere ciò che tutti sanno nel gioco dei poteri all'ombra del Pirellone.
Così  ecco che Bresciani alla vigilia di Santa Lucia, sulle colonne del Corriere della Sera, detta la linea sulle nomine in Sanità, spiega con quale logica verranno fatte le scelte. Spiega il piccolo e semplice assioma secondo il quale: «La logica nella nomina dei direttori generali di Asl e ospedali è fondamentalmente legata al peso del voto espresso dalla popolazione. Le proporzioni saranno pesate sul volume di preferenze ottenute dagli alleati». E per chi non avesse capito l'antifona ha saputo essere più esplicito: «La percentuale dei voti presi dalla Lega alle ultime elezioni si traduce in 18 manager. È un principio su cui non si può trattare». Punto. E al giornalista che gli chiede che sia una versione riveduta e corretta del manuale Cencelli precisa: "Non è lottizzazione. È semplicemente l'unico modo per rispettare il mandato degli elettori. Il popolo sceglie da chi vuole essere rappresentato. Una volta definito il numero di direttori generali che ci spettano in base ai risultati elettorali, i consiglieri della Lega mi indicano le loro preferenze, ossia quali Asl e ospedali è meglio avere e in che proporzioni rispetto alle 18 poltrone totali. Il Pdl fa lo stesso con i suoi".
Tutto per Bresciani ha una logica: «Bisogna decidere se fare filotto: cioè se la stessa coalizione politica può aggiudicarsi sia l'Asl sia l'ospedale nella stessa città. Per me è più democratico non farlo. A questo punto viene scelto il manager migliore sulla base degli obiettivi politici che devono essere centrati nel singolo territorio. Ovviamente la nomina cade su uomini di fiducia. La meritocrazia non è in discussione. Vengono scelti solo direttori generali in grado di guidare bene l'ospedale e l'Asl in cui sono stati nominati. Ma, inutile nasconderlo, il loro ruolo è di intermediari tra la tecnica e la politica».
Parole chiare che oggettivamente non sorprendono più di tanto visto che in Italia possono anche cambiare le maggioranze, ma i metodi lottizzatori restano immutabili. Che qualcuno espliciti poi questi metodi con tanta chiarezza può essere letto quasi come un tributo alla trasparenza. Parole che invece hanno fatto indignare molti, a partire dal presidente della Regione, Roberto Formigoni, per passare ad esponenti di Pd e Italia dei Valori. Il democratico Maurizio Martina, omologo regionale di Pierluigi Bersani, si spinge addirittura ad argomentare: «Il metodo di spartizione delle poltrone in ambito sanitario, spiegato candidamente dall'Assessore regionale leghista Luciano Bresciani, sancisce che siamo ancora alla vecchia politica spartitoria che fa prevalere gli interessi di partito sulla professionalità e le competenze dei manager. E' disarmante che sia proprio l'assessore alla sanità di una regione come la Lombardia a teorizzarlo con serenità. Aspettiamo di capire se nel centrodestra prevarrà questa logica sgangherata o si avrà il coraggio di rimettere in discussione seriamente questo modo di fare, con metodo nuovo e trasparente di selezione delle responsabilità prima di tutto in base alle competenze, all'esperienza e alle capacità. Sfidiamo l'assessore a venire rapidamente in aula ad esplicitare sino in fondo il suo ragionamento da noi ritenuto totalmente sbagliato».
Sembra quasi voler sostenere che si sapeva che le scelte erano politiche, ma sentirselo dire con tanta schiettezza non è bello. Meglio l'ipocrisia e la memoria corta.
Proprio per ricordare come  sono sempre andate le cose in Lombardia copio e incollo, come fosse una intercettazione telefonica, una riunione presso ufficio di presidente del Pirellone per decidere le nomine dei manager sanitari del gennaio 1995 svelata in un articolo, che fece scalpore, del Corriere della Sera del 2 gennaio di quell'anno. Buona lettura a tutte le anime belle...

"Noi vi lasciamo Magenta e ci portiamo a casa Vimercate". 
"Molla Cernusco e facciamo un discorso su Garbagnate". 
"A Lecco mandate chi volete, ma non un pidiessino, sennò Cristofori ci resta di merda".
"Se non mi date il Gaetano Pini, mi dimetto e fate la giunta con il Pds".
"Se Piazza va a Lecco, e Berger al posto di Crotti, mettiamo Arduini a Milano 2, ma Riboldi resta fuori".
"A Cernusco sono d' accordo di mettere uno del Pds e Crotti su Milano 6".
"Posso chiedere ai pidiessini di spostarsi da Cernusco a Garbagnate".
"Abbiamo Milano 2 con Arduini, recuperiamo Garbagnate e Cernusco e cediamo loro Magenta".
"Per Piazza va bene Cernusco. Mancini resta a Saronno. Amadei non lo vogliono a Legnano".
"E Mancini a Colombano?".
"Non ci va".
"Se facciamo cosi' , la Margherita da' le dimissioni".
"Seghiamo il Piazza e portiamo (nome incomprensibile) su Cernusco".
"Mi girano i coglioni a mettere il Cucci. Mi bevo la cicuta di Brescia, ma non posso cacciar via Pantè a calci nel culo".
"E Corbani? A lui interessa piu' Piazza, Fazzone o Berger?".
"Non puoi fare una verifica? Digli: tre non ci sono, due si ".
"Cucci no: dopo lo scherzo che ci ha fatto lui, premiare  'sti stronzi".
"Mattei va bene, glielo garantiamo noi".
"Non posso penalizzare troppo il Pds. Piuttosto, i giornalisti continuano a telefonare...".
"Mettete giu' i telefoni e buonanotte".
"A Bergamo e Brescia alla fine ne abbiamo 1".
"Pante' risponde, non c' e' problema. Ha fatto la campagna elettorale".
"A questo punto la situazione è questa: mi si chiede di mollarne uno su Brescia, salta uno anche su Milano, Lecco per un giro particolare lo dovrò dare al Pds".
"Un pidiessino a Lecco no!".
"Su Bergamo ho detto a Patelli che non ce la faccio".
"Noi ne perdiamo uno su Milano, quello di Sondrio ci va bene, per fare al presidente l' operazione che ci eravamo impegnati".
"Su Lecco Patelli chiede Ricci".
"Ho detto a Patelli: su Pante' ci impegniamo noi, e il coordinatore diventa della Lega".
"Quanti della prima linea restano fuori?".
"Mancini e Durante".
"Chi e' all' Usl di Monza. Gallo? Diaz e' fuori".
"Diaz bisogna che vada a Magenta".
"Potrei mettere Riboldi a Varese". "Perche' Riboldi?".
"Fammi fare una verifica con Rossoni".
"Non posso permettere al buon Rossoni che mi prenda anche Cantu' ".
"Mi salta uno a Brescia, mi salta Lecco per garantire Corbani o un pidiessino. Salta un milanese, mi e' saltato anche Sondalo. Patelli insiste su quell' altra cosa che mi complica Brescia".
"Su Milano io sono disposto a scambiare Magenta che a te interessa. Mandiamo Donzelli a Vimercate e Cernusco me lo porto a casa io".
"Dunque, a Milano, su 17 Usl e 8 ospedali, il Ppi ha 5 Usl e 2 ospedali, mi pare ragionevole".
"Voi chiudete con 2 ospedali, San Carlo e Fatebene, e 3 Usl, noi con 3 ospedali e 5 Usl, la Lega con un ospedale e 6 Usl, il Pds 2 piu' 2".
"Portano a casa piu' loro".
"Dove va Fazzone? Non c' e' Berger? A quello non gliene frega un cazzo di Piazza, vuole Fazzone. Mettilo su Milano 2".
"Al 27 Donzelli, al 28 Gastoia... Icp a Matiussi, al Pini Spaggiari...".
"Cosi' Corbani non ne ha neanche uno".
"L'Abbate la metto su Viadana".
"Metti Mancini sulla Usl di Mantova".
"Ma il Pds ne ha sei, con Donzelli e Mancini".
"Almeno uno lo dobbiamo dare a Corbani".
"Allora Fazzone a Lecco, la Lega perde Magenta e ci mettiamo Diaz".
"No, Diaz a Lecco e Fazzone a Magenta".
"Stiamo riempiendo di pidiessini e di Corbani".
 "Mancini dove l' hai messo? Togli Riboldi e metti Mancini".
"Riboldi a Mantova".
"Chiama Galli. Fazzone dove l' hai messo?".
"Non riesco piu' a dare il posto a Corbani". 
"Cinque su 17? Ma guarda la Lombardia! Sempre la Lega eh?".
"No Stefano, non e' sempre la Lega. Diaz va a Lecco, resta fuori Berger, ma a Corbani interessa di piu' Fazzone".
"Portare Fazzone su Garbagnate e' una cazzata".
"La complichi ancora!".
"Non se ne parla nemmeno, lo voglio al Pini. Senno' avete le mie dimissioni seduta stante e fate la giunta con il Pds. Chi se ne fotte di Magenta? A Magenta mettete Spaggiari, al Pini va Fazzone!".
"Non ho problemi. Datene pure otto al Pds e fate un' altra giunta... Dovete dare per scontato che ci sara' l' attacco dei giornali sulla lottizzazione selvaggia. Adesso vi assumete la responsabilità , io me ne vado".
"Chiamate Rossoni".
"Giovanni, Corbani sta diventando un problema della maggioranza".
"Non posso sparare nelle gambe a Margherita! Se vuol fare la cretina la faccia".
"Vieni giu' a dirglielo".
"Giovanni, gliel' ho gia' detto: se vuole dimettersi, si dimetta!".
"Comunque, Corbani Garbagnate se lo sogna".
"Chiama di qui il presidente. Vediamo: 24 al Ppi, 14 alla Lega, 10 a noi, allora il Pds ne ha 7".
"No, otto".
"Per il Ppi: Tellini, Carenzi, La Marca, Mantegazza, Piccolo, Caresi, Leoni, Dusina, Comensoli, Frera, Praldi, Conz, Bertoja, Mariani, Miglio, Granata, Candiani, Santagati, Catarisano, Provera, Tana, Sala, Spaggiari, Beretta. Lega: Tessera, Bai, Rotasperti, Bonacina, Lodigiani, Piermattei...".
"C' e' un problema. Stella a Voghera aveva detto che era pronto a dimettersi, ma poi non l' ha fatto. Per una legge, anticostituzionale senza dubbio, non puo' avere la nomina li' ".
"Cerca Giovanni. E' andato verso casa. Ha il cellulare: 0337 3722...". 
"La giunta ha dato l' interpretazione autentica del decreto 517, e le dimissioni dall' Usl di appartenenza dovevano essere fatte prima. Chiunque puo' fare ricorso. Albini, il funzionario che deve firmare il decreto, non vuole".
"Rischiamo il ricorso? Oppure nominiamo Stella a Vigevano e Catalesano a Voghera, tanto sono tutti e due nostri, nell' intergruppo. Poi si dimettono e chiedono il trasferimento. Giovanni, io faccio quello che dici tu. Catalesano a Voghera, Maggioni a Vigevano e Stella a Pavia. Ti passo Baruffi, poi chiama a casa Stella".
"Ciao! C'e' questa complicazione. Riguarda anche uno della Lega. Il problema e' quello che dice Sarolli: lo scambio e' difficile ma non impossibile. Se Albini firma la delibera... Ma se questo si rifiuta".
"Su questa roba Azzaretti fa subito ricorso! L' unico che puo' convincere Albini e' Nanni".
"Chiama il presidente perche' bisogna chiarire con lui la questione Corbani".
(conversazioni raccolte da Elisabetta Rosaspina
e tratte dall'archivio storico del Corriere della Sera)

giovedì 9 dicembre 2010

Sanità: parte la corsa ai vertici di Asl e ospedali

E' la corsa dei 700. Settecento aspiranti manager per 45 posti di vertice in aziende sanitarie e ospedali lombardi e un centinaio di "premi di consolazione" come direttori sanitari, amministrativi e sociali. E' la più grande spartizione politica che, ogni tre anni, di questi tempi si consuma in Lombardia. E' l'argomento più gettonato da qui a Natale nelle corsie degli ospedali e negli uffici delle Asl: c'è sempre il solito bene informato, il sindacalista che "sa tutto lui", il funzionario che sembra il tenutario dei segreti della stanza dei bottoni.
Entro il 23 dicembre, giorno in cui la giunta regionale, retta da Roberto Formigoni, dovrà designare i nuovi direttori delle Asl e delle Aziende ospedaliere lombarde (in tutto 45 nomine), si affosseranno carriere, si lanceranno in orbita nuove promesse della sanità lombarda, si regoleranno conti politici, si andrà all'incasso di promesse elettorali in una grande spartizione partitica nella quale il cittadino-paziente può solo sperare in due cose: che le persone scelte siano capaci indipendentemente dallo sponsor politico che le ha fatte sedere su quella poltrona e, visto quello che recentemente ci hanno raccontato le cronache, che siano persone oneste e trasparenti. Fino ad ora, è giusto dirlo, le cose sono andate abbastanza bene anche se quella che si sta consumando in queste settimane potrebbe essere una battaglia aspra, caratterizzata da tante, forse troppe, variabili politiche.
Innanzitutto questo sarà l'anno della Lega che reclamerà, secondo alcuni, poco meno della metà della torta a disposizione (una ventina di manager) facendo un grande balzo in avanti nel toto nomine approfittando anche del fatto che tra i commensali è sparita l'Udc, passata all'opposizione in Regione, e che all'interno del Pdl potrebbe aprirsi una lotta fratricida tra ex An ed ex Forza Italia che tre anni fa, prima della fusione, potevano contare su proprie "riserve indiane" e che ora devono, gioco forza, metter in comune le proprie aspirazioni con l'ulteriore variante che la componente ex An risulta indebolita dal terremoto Fini.
Insomma, ne vedremo delle belle e il 23 dicembre, armati di bandierine come Emilio Fede, attenderemo l'esito della riunione di giunta sulla Sanità. Per ora vi fornisco qui sotto l'elenco dei 700 che hanno ottenuto l'idoneità a concorrere ai posti di manager sanitari in Lombardia. Inutile dire che questa lista è solo una formalità e i criteri di scelta saranno tutti politici, ma è curioso vedere come, spulciando i nomi troviamo un po' di tutto: non solo medici, primari, ammiministratori in aziende sanitarie e ospedali, ma anche sindaci, ex parlamentari, persino consiglieri regionali, quasi a testimoniare che il conflitto di interessi è un optional e che la politica nelle nomine peserà più di tanti brillanti curricula.

Sanità lombarda, gli aspiranti manager

martedì 28 settembre 2010

Sanità: quando è terra di conquista

Tutto è pronto o quasi. Il 30 giugno una delibera della Regione Lombardia ha dettato le regole per l'aggiornamento degli elenchi dei manager aspiranti alle cariche di direttore generale, direttore sanitario e direttore sociale di Asl, ospedali e istituti di ricerca lombardi. Le domande dovevano essere consegnate entro il 23 di agosto e ora si stanno aggiornando gli elenchi di coloro che ambiscono a dirigere la sanità lombarda.
Ma non sono questi adempimenti burocratici a mettere in fibrillazione i piani alti di ospedali e Asl. Non è nemmeno la curiosità di vedere chi aspira ad un posto da "capo", perchè si sa come funzionano queste cose: la sanità è come il risiko, tutta questione di carri armati e bandierine. E c'è qualcuno che scalpita più di altri in questa partita che in passato ha riservato ai veritici regionali figuracce da barbari che si spartiscono il bottino (ricordate quella conversazione sulle nomine tra politici del Pirellone del gennaio 1995, ascoltata via telefono e trascritta da una giornalista del Corriere e trascritta sul quotidiano con ampio clamore?). Quel qualcuno porta un fazzoletto con il Sole delle Alpi nel taschino della giacca e vuole contare in Sanità quanto il carico di voti mietuto alle ultime regionali gli offre secondo i canoni della buona e sana lotizzazione.
Se la Lega punta i piedi per le Fondazioni bancarie nel nome di una vicinanza al territorio (Tosi docet) figuriamoci se sta alla finestra quando a fine anno si consumerà la battaglia per il rinnovo dei direttori generali di ospedali e Asl lombardi.
Oggi sul Corriere Giuseppe Baiocchi, ex direttore della Padania, distilla un'analisi  sui nuovi spazi che la Lega va cercando. "Il ruolo di rappresentanza riconosciuto dal popolo sovrano - spiega - apre spazi di potere reale e non "parallelo" nell'ambito del complesso sistema di potere pubblico e semi-pubblico  disegnato nella struttura della società dalle leggi e dalle consetudini di un passato non certo recente. E ci sono già avvisaglie nel settore strategico della Sanità. Si stanno già predisponendo i "pacchetti di mischia" di un match di rugby non necessariamente vincolato dalla correttezza sportiva".
Così a Brescia (due Asl, tre aziende ospedaliere) già si dice che oltre all'Azienda ospedaliera di Desenzano dove già ha propri uomini (gran parata leghista la scorsa settimana per l'inaugurazione di alcuni reparti rinnovati), il "Sole delle Alpi" potrebbe sorgere sull'Asl del capoluogo o sull'azienda ospedaliera di Chiari, cittadina retta da un senatore leghista influente come Sandro Mazzatorta. E che dire della Valcamonica (unico esempio in cui l'azienda sanitaria amministra anche quella ospedaliera), tanto cara ai leghisti non solo perchè Umberto Bossi vi passa le vacanze, ma anche perchè la geografia padana  ha elevato da sempre quel territorio al rango di provincia? Qualche poltrona trema, qualche manager si sente con le ore contate e gioca tutte le sue carte.
"E' in corso sotto traccia - spiega ancora Baiocchi - un improvviso riverniciarsi di "verde padano" (l'unico che resta) di manager di terza e quarta fila: chissà se anche per loro vige ancora l'antico apprendistato da attacchini con colla e manifesti, come prova di fedeltà identitaria? O forse la Lega in questi ambiti non ha (come è accaduto ad esempio in Rai) "sederi fidati" a sufficienza per le sedie da occupare?".  Secondo Baiocchi il movimento "da sindacato del territorio è costretto ad interrogarsi su quanto sia produttivo rivendicare e legittimamente piantare bandierine e quanto sia invece indispensabile mantenere la sensibilità giusta per la tenuta del quadro complessivo dell'alleanza".
"Piantare bandierine non ha prezzo", direbbe la pubblicità di una famosa carta di credito. Ma, mire della Lega a parte (la lottizzazione, ahinoi, è da sempre l'anima della politica), viene da chiedersi quale sia la convenienza per il cittadino. Quello stesso cittadino che recentemente si è visto praticamente dimezzare dall'Asl gli ambulatori vaccinali pediatrici con buona pace dei disagi e dei trasferimenti. E nel silenzio colpevole dei manager sanitari di cui si sbandiera la professionalità anche se al vento, spesso, garrisce solo la fede politica. Vera o presunta.

SANITA' UNA PUNTATA DI REPORT SULLA SANITA' LOMBARDA (PARLA ANCHE DI BRESCIA)

lunedì 3 maggio 2010

Sanità: tra Drg, trasparenza, controlli e gruppi di potere. Report senza reticenze

L'ho vista oggi on line (ieri lavoravo) l'inchiesta di Alberto Nerazzini dal titolo "La prestazione" andata in onda ieri sera su Report e dedicata alla sanità lombarda, dove dietro l'innegabile eccellenza e un modello che invidiano in molti si nasconde poca trasparenza, più di una stortura e qualche meccanismo che andrebbe rettificato per evitare che un settore, che assimila una fetta cospicua del bilancio regionale, finisca per essere agli occhi del privato l'ultima diligenza da assaltare. Report lo fa, come al solito, a 360 gradi  (ultima parte è anche dedicata all'amore degli imprenditori sanitari per l'editoria, con il gruppo Rotelli che scala Rcs e il Corriere) e senza reticenze, pronunciando parole che nemmeno l'assessore regionale alla sanità Luciano Bresciani osa fare ("io non parlo degli alleati politici")  come Comunione e Liberazione, Compagna delle Opere e il loro ruolo all'interno della sanità lombarda.
C'è anche molta Brescia in questo lavoro ben fatto, ad iniziare da Alessandro Cè, l'ex assessossore regionale alla sanità, l'ex parlamentare leghista che denunciando i meccanismi di potere e lo sbilanciamento verso il privato del sistema sanitario lombardo si è giocato tutto: poltrona (andata al più mite cardiochirurgo del "capo", Luciano Bresciani), ruolo e persino la permanenza nel movimento di Umberto Bossi, a cui - si sa - le autonomie di pensiero piacciono fino ad un certo punto. Report, poi, è salito sino all'ospedale di Esine documentando la lotta che ha dilaniato il reparto di chirurgia (ne abbiamo parlato anche sui giornali), retto da Fabio Maria Colombo, primario ciellino, amico di Formigoni. "Una begha tra medici" si è affrettato a dire il direttore generale Foschini (che ha declinato le proprie generalità spiegando di essere un orfano forlaniano finito in Forza Italia), ma per i sindacati della Valcamonica, l'ex consigliere regionale Osvaldo Squassina e per quanti non hanno avuto un'esperienza sanitaria felice all'interno del reparto c'è qualcosa di più grave. Quel che sembra è che tutto questo ha fatto finire in basso il grado di fiducia dei pazienti verso la struttura camuna, andando ad aggravare (basta spulciare il piano sanitario dell'Asl per capirlo) una migrazione sanitaria verso Brescia e Bergamo già particolarmente consistente (la giustificazione della direzione sanitaria è legata alla bassa specializzazione del plesso di Esine).
Insomma si tratta di un viaggio che apre gli occhi su un mondo di cui vediamo spesso solo le eccellenze, senza coglierne ciò che gli sta dietro, le distorsioni, e che potrebbe, soprattutto dal punto di vista gestionale, essere molto migliorato. Se non altro per non finire come quel sacerdote di Vigevano che per una normale aritmia si è trovato in sala operatoria con una valvola cardiaca sostituita. Un intervento la cui unica giustificazione è parsa ai giudici quella di lucrare sui rimborsi regionali. Un modo con cui un certo privato e un libero professionista con pochi scrupoli cerca di fare casse sulla pelle dei pazienti.


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sabato 22 agosto 2009

Le notti di guardia raccontate sul web


"La notte, quando sarò di guardia, andrò a caccia di un'impressione. Un'impressione di seconda o terza fila, una di quelle tanto schive da starsene sempre al buio e tanto lievi da rimanere impigliate tra le maglie di un sogno"
(dal blog nottidiguardia.it)


Sono approdato, quasi casualmente, in un blog che consiglio. Si chiama Notti di guardia e raccoglie racconti, impressioni, squarci di vita dalle corsie degli ospedali. "Questo sito - scrivono i promotori - è stato creato da un gruppo di operatori sanitari, estrosi ed intraprendenti, che sentono un legame (sottile ma tenace) fra la passione per la medicina e l’amore per l’arte, il teatro, la fotografia, la letteratura. E’ nato così un contenitore di storie (ma anche di immagini) di notti di guardia, trascorse dietro ad avventure che, sebbene non sempre spettacolari, sono ugualmente in grado di dispensare emozioni e poesia. Un luogo di incontri virtuali tra idee, pensieri e riflessioni proprie di una realtà notturna, sconosciuta e riservata".
Il risultato è una passione professionale carica di umanità, una medicina raccontata guardando in faccia l'altro che diventa uomo e non è più paziente. In un momento in cui la medicina viene raccontata dai sospiri rubati negli sgabuzzini di Grey's anatomy, dalla cruda simil-verità di E.R., dal cinismo diagnostico del Dottor House, "Notti di guardia" è una lama di luce e umanità in una corsia di ospedale dove spesso la tecnica cancella gioie e dolori e resta inappagata quella voglia di contatto umano che spesso per chi sta in un letto ha la stessa dignità di una terapia.
Notti di Guardia, insomma, è una bella sorpresa: ci dice che anche i camici bianchi hanno un cuore e quel cuore sa raccontare e sa far riflettere, sa fare il triage all'anima. Sono in attesa che qualcuno mi segnali un blog simile dove noi giornalisti ci raccontiamo col cuore. Un bagno di umanità farebbe bene anche alla nostra categoria: ci avvicinerebbe a quanti noi diciamo di servire (i lettori), ma dei quali spesso non conosciamo o non sappiamo interpretare respiri ed emozioni.

MEDICI IN TV