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mercoledì 3 novembre 2010

"Siamo tutti culattoni"

Io sono nato in un anno, il 1963, in cui un presidente degli Stati Uniti, John F. Kennedy, davanti al muro che divideva in due Berlino, la Germania e l'Europa, disse (era il 26 giugno): "Duemila anni fa l'orgoglio più grande era poter dire "Civis Romanus sum" (son un cittadino romano). Oggi, nel mondo libero, l'orgoglio più grande è dire "Ich bin ein Berliner".Tutti gli uomini liberi, dovunque essi vivano, sono cittadini di Berlino, e quindi, come uomo libero, sono orgoglioso delle parole "Ich bin ein Berliner".
Siamo tutti Berlinesi, dunque, se amiamo la libertà, così come siamo stati tutti americani l'11 settembre del 2001 quando gli attentati alle torri gemelle minarono le fondamenta della tolleranza e della libertà di tutti noi. Così oggi, dopo le ultime infelici battute del nostro Presidente del Consiglio, per il quale è «meglio appassionato di belle ragazze che gay», viene da dire, a noi che non contiamo nulla, ma ci sforziamo ogni giorno di non prevaricare gli altri: "Siamo tutti gay". O meglio, secondo uno slang che più si attaglia al tenore volgare di quel pensiero: "Siamo tutti culattoni".

Sì, signor presidente del Consiglio, perchè se questo vuol dire lottare ogni giorno per far accettare il nostro orientamento sessuale, la nostra idea di società rispettosa di tutti e che manda in soffitta le discriminazioni allora "siamo tutti culattoni". Se questo vuol dire educare i nostri figli a capire gli altri e a comprendere che "gay" non è un insulto, un moto di derisione, ma un orientamento sessuale che va rispettato in un mondo che sul rispetto dovrebbe basare la propria convinenza civile, allora: "siamo tutti culattoni".
Spiace vedere che il presidente del Consiglio mettere in imbarazzo il nostro Paese in Europa per una battuta che una persona che riveste quel ruolo non avrebbe mai dovuto fare, spiace vedere quell'anziano signore mettere in imbarazzo i suoi stessi consiglieri come Alfonso Signorini che della sua omosessualità non ha fatto mai mistero. Spiace cogliere l'autocompiacimento del Premier in quell'occasione, gli applausi e i risolini che hanno accompagnato la frase quasi a sottolineare che forse sono in tanti a pensarla come lui.
Da ragazzo conoscevo un signore, amico di famiglia, che della sua omosessualità non aveva mai fatto mistero. Era una vita difficile la sua, fatta di scherno e battutine, tanto difficile che nel mio paese il suo nome di battesimo era diventato sinonimo di omosessualità. Ecco, signor Presidente del Consiglio, in quell'uomo ho sempre trovato una disponibilità all'ascolto, all'aiuto degli altri che molte persone cosiddette "normali" non avevano.
Era talmente sensibile e consapevole di essere un amico ingombrante che quando ti incontrava per strada e tu eri in compagnia degli amici non ti salutava per non crearti imbarazzo, per non farti diventare oggetto di scherno. In quegli anni ormai lontani ho imparato a salutarlo sempre e comunque, orgoglioso di averlo come amico, e lui rispondeva con un sorriso che mi insegnava tante cose. Ora che lui se n'è andato, portato via, ormai vecchio e malato, da un incidente d'auto; ora che, nonostante siano passati decenni, ancora qualcuno fa battute come quelle sentite ieri; ora più che mai mi vien voglia di dire: "Siamo tutti culattoni". Un ultimo moto d'orgoglio per non morire barbaro.



lunedì 30 agosto 2010

Facciamo un gioco: quale confessione ha aperto alle coppie omosessuali e ha detto no al crocefisso in classe?

Facciamo un gioco. Chi ha scritto: "prendendo spunto dalla sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo del 3 novembre 2009 (che ha dichiarato l'esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche italiane lesivo del diritto dei genitori di educare i propri figli secondo le loro convinzioni religiose e filosofiche), il Sinodo “si duole che il Governo italiano, anziché conformarsi alla decisione della Corte abbia presentato ricorso alla Grande Camera”. Deplorevole soprattutto l'uso strumentale che del crocifisso è stato fatto, e continua ad essere fatto: il crocifisso non può essere considerato “simbolo della civiltà e della cultura italiane” (Clicca qui per svelare subito il mistero).?
E ancora, chi "ha approvato con un ordine del giorno la benedizione di coppie dello stesso sesso, “laddove la chiesa locale abbia raggiunto un consenso maturo e rispettoso delle diverse posizioni" (anche qui clicca per sciogliere i toui dubbi)?
Parole di tolleranza e di fede profonda, parole che denunciano anche "l'assenza di una legge organica a tutela della libertà religiosa". Chi dice tutto ciò? Una pericolosa entità sovversiva, una altrettanto pericolosa religione "fai da te"?
Nulla di tutto questo: è l'ultimo sinodo della Chiesa Evangelica Valdese appena concluso. Una chiesa che per propria tradizione è abituata alle persecuzione e alla tolleranza. Una chiesa che crede nei valori del Risorgimento tanto da voler partecipare attivamente, dalle valli Piemontesi, alle celebrazioni dell'Unità d'Italia. Sembra un altro mondo, sembra un'eresia, ma è una religione cristiana presente in Italia sin dal Medioevo.