Subscribe Twitter FaceBook
Visualizzazione post con etichetta Natale. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Natale. Mostra tutti i post

venerdì 24 dicembre 2010

Auguri: sperando che a Gesù bambino non chiedano il permesso di soggiorno

Caro Gesù Bambino,
sai forse prima o poi chiederanno anche a te il permesso di soggiorno. In quest'Italia dalle mille paure anche Babbo Natale che scende dai camini potrebbe passare qualche guaio: fino ad ora l'ha fatta franca solo perchè la storia delle ronde padane si è fermata alla propaganda. Lui, con quel vestito rosso, poi, se non è ladro è comunista, quindi la vedo spessa anche per il nonno che viene dal Polo Nord in questa Italia dalle mille regole per alcuni e dai mille scuse per altri.
Anche Giuseppe e Maria, potrebbero non passarsela bene, loro che duemila anni fa hanno dovuto accontentarsi di una capanna ora, forse, dovranno salire su una gru per annunciare la lieta novella. Ma non è meno rischioso una panchina? No, quelle le hanno tolte da tempo: sai, gli stranieri si sedevano chiacchieravano e mangiavano, come accadeva ai tuoi tempi fuori dal tempio, ma qui da noi fa insicurezza, il diverso spaventa più dei due ladroni accanto alla croce. Lo so, caro Gesù Bambino, tempi duri anche per falegnami e giovani coppie e poi il bonus bebè o l'alloggio popolare ve lo danno solo se siete cittadini italiani o residenti da almeno cinque anni. "Sono le regole e le regole si rispettano" dicono per vincere le elezioni e crearsi poi delle regole su misura per loro. Non fa nulla se quelle fatte per gli altri spesso non hanno senso come succede se Giuseppe, tuo padre putativo, perdesse il suo lavoro di falegname: diventerebbe automaticamente un clandestino e qui clandestino vuol dir delinquente. Altro che fuga in Egitto, qui ti rispediscono in Libia e poi sono, con rispetto parlando, cavoli tuoi.

E i Re Magi? Beh, sai quelli sono diplomatici e non dovrebbero avere grandi problemi anche se Wikileas ha scritto che qui se non sei libico ti guardano storto: niente amazzoni, niente hostess a cui spiegare la tua religione. Ah, dimenticavo, caro Gesù Bambino, quest'anno i Re Magi potrebbero arrivare in ritardo: si sono un po' confusi. Cercavano la stella cometa e hanno trovato un sole: era il Sole delle Alpi, un astro tutto verde sul tetto di una scuola. E' lì che sono finiti i Re Magi: hanno chiesto informazioni ad una pattuglia di vigili, ma in quel paese la polizia locale viene pagata extra se pizzica gli stranieri senza permesso di soggiorno. Così sono finiti in caserma per essere fotosegnalati e li hanno incontrato il sindaco che li guardava storto, perchè lui di oro, incenso e mirra non sa che farsene: accetta solo spiedo e polenta. Melchiorre gli ha spiegato la storia del bambino, del segno, di quella strana stella che li aveva portati a quella scuola in cerca di Gesù. "Ma quale stella, le stelle sono americane - gli ha spiegato il sindaco - qui abbiamo solo Soli, il sole delle Alpi, il simbolo della nostra tradizione locale. E poi quella storia del bambino che andate cercando a scuola: Per me siete fuori strada. Se il piccolo è tanto povero da essere nato in una mangiatoia sicuramente non avrà i soldi per pagare la mensa e allora in quella scuola non c'è di certo. Da noi chi non paga non mangia".
Alla fine, caro Gesù Bambino, i Re Magi hanno potuto lasciare il paese. Come? Grazie a quel genio di Gaspare che passando davanti alla Chiesa con sindaco e vigili ha visto il presepe e ha spiegato che anche loro  sono il simbolo della tradizione locale, come quelle tre statue dal volto coronato e color mogano che stanno appresso alla capanna. Il sindaco l'ha bevuta (anche se i Re Magi si erano già rivolti alla Cgil per un ricorso al giudice del lavoro) e li ha lasciati andare.
Caro Gesù Bambino come è strano il nostro mondo: qui uccidono i sogni, altro che lieta novella. Qui hanno perso la voglia di costruirsi il futuro, di costruirsi un paese, di costruirsi una comunità. Qui hanno cancellato dal vocabolario parole come solidarietà, accoglienza, diversità, plurale. Qui si corre e nessuno si ferma a soccorrere chi resta indietro. Qui la linea dell'orizzonte non è fatto dalle montagne, ma dai picchi e dalle depressioni dei grafici di borsa. E la neve? No quella non si è sciolta: se la sono tirata su per il naso. Perchè adesso le sconfitte e le avversità si superano anche così.
Lo so, caro Gesù Bambino: non hai una gran voglia di venire quest'anno, perchè poi magari ti capita, in quanto straniero, che ti attribuiscano tutti i mali del mondo. Hai resistito alle tentazioni del diavolo nel deserto e hai paura dell'Italia del Bunga-Bunga? Ti prego, Gesù Bambino, vieni anche quest'anno: altrimenti rischiamo di dimenticare per sempre che un altro mondo è possibile.
Ti aspettiamo...





E PER I LAICI....

sabato 26 dicembre 2009

Pensierini e riflessioni natalizie

Pensierini di Natale. In questi giorni di festa ci sono alcune riflessioni che ho colto qua e là eccole:

Editoriali
24/12/2009 -
Il futuro colorato di speranza
di ENZO BIANCHI
Priore della Comunità di Bose

Il bilancio che ciascuno di noi fa sui dodici mesi trascorsi è sempre condizionato dalle aspettative che aveva nutrito nell'anno precedente e, specularmente, orienta le speranze per l'anno a venire, soprattutto quando ci veniamo a trovare alla fine di un decennio: allora attese e disillusioni si fanno più forti, quasi che il misurare il tempo in cifre tonde e simboliche - gli anni «zero» del terzo millennio - sia percepito con maggiore intensità e che le svolte impresse al corso della storia debbano assumere un carattere più marcato. Così, il dover constatare anche alla chiusura di quest'anno che ben poco è stato fatto per sanare situazioni negative nella convivenza umana, in ambito nazionale come a livello planetario, risulta fonte di particolare amarezza.

Non solo, sembra quasi che il protrarsi indefinito di profonde ferite inferte all'umanità e al creato finiscano per trasformarsi in ineluttabili calamità, cui si è fatta l'abitudine e che si derubricano a problemi cronici, non più degni di attenzione e di impegno. È il caso delle guerre e delle patenti violazioni dei diritti umani in certe aree del globo: i conflitti vengono dimenticati, le vittime ignorate, le sofferenze banalizzate, come se si trattasse di ciclici eventi naturali, analoghi all'alternarsi delle stagioni.

La crisi economica, per esempio, ha solo superficialmente scalfito la fiducia nell'autoregolamentazione del mercato globale, suggerendo al massimo alcuni accorgimenti per una maggiore vigilanza, mentre le ingiustizie di fondo che pervadono i rapporti produttivi e commerciali non sono state considerate degne di seria attenzione. Anche la mancanza di legalità o l'irrisione dello stato di diritto, il non rispetto delle minoranze e dei più deboli e indifesi, il diradarsi delle strutture di solidarietà e di integrazione sociale paiono ormai atteggiamenti passivamente acquisiti, la cui disumanità non interpella più le coscienze. A poco a poco ci si assuefa alla barbarie quotidiana, si rinuncia alla sana indignazione contro gli attentati portati alla dignità di ogni essere umano, si considera scontata l'impossibilità del dialogo civile, ci si rassegna a una sorda lotta di tutti contro tutti.

Eppure l'animo umano fatica a rinunciare alle aspettative di miglioramento, è portato a «sperare contro ogni speranza», soprattutto là dove percepisce che non è in gioco solo il mero interesse personale, ma il futuro delle generazioni che si affacciano oggi all'esistenza e di fronte alle quali saremo considerati responsabili: il desiderio di riconsegnare la società civile in condizioni migliori di quelle nelle quali ci è stata affidata da quanti ci hanno preceduto anima il cuore e l'intelligenza di ogni essere umano degno di tal nome. Per i cristiani, in particolare, cittadini come gli altri e solidali con loro nelle vicende quotidiane, questo desiderio assume anche i tratti dell'annuncio di verità in cui si crede: non dogmi astratti, ma convinzioni che muovono il pensare e l'operare. Allora non è utopia sperare che l'annuncio evangelico delle beatitudini, il disarmo di ogni inimicizia, il prendersi cura di chi è nel bisogno, il perdono per le offese ricevute possano trovare fecondo terreno di crescita non solo nei cuori dei singoli, ma nel tessuto stesso dalla convivenza civile: queste speranze non sono il non-luogo dei nostri sogni, ma l'anelito insopprimibile che rende sopportabile anche un presente intristito nel suo ripiegarsi su se stesso.

Cesserà l'imbarbarimento dei rapporti quotidiani? Rinascerà la solidarietà tra le generazioni e le popolazioni della terra? Si concretizzerà la cura e la custodia per un creato affidato alla mano sapiente dell'uomo? I più deboli troveranno nei più forti sostegno e non oppressione? Le carestie, le guerre e le pandemie finiranno di essere considerate ineluttabili e verranno contrastate nelle loro cause e nei loro effetti? La pace ritroverà nel concreto della storia il suo significato di vita piena e ricca di senso? E ancora, crescerà il dialogo franco e autentico all'interno della chiesa e tra le chiese? Ci si aprirà all'ascolto dell'altro, al rispetto delle sue convinzioni, al discernimento delle sue attese, indipendentemente dal suo credere o meno? A questo dovremmo pensare quando ci scambiamo gli auguri: non a un gesto formale e scaramantico, ma a una promessa di impegno e a un'assunzione di responsabilità. Perché lo sguardo critico e sereno sul grigiore del passato è già apertura a un futuro colorato di speranza.
da La Stampa




Buongiorno
24/12/2009 -
Vite spostate
di Massimo Gramellini
Ma perché non restano a casa loro? Penserà qualcuno, osservando la foto delle moltitudini che danno l'assalto ai treni ghiacciati delle Feste: migliaia di persone disposte, pur di mettersi in viaggio, a sopportare o a compiere qualsiasi sopruso. La risposta è abbastanza spiazzante: perché casa loro non è il luogo da cui partono, ma quello in cui cercano di arrivare. Distratti dall'epica moderna delle metropoli e dei social forum, ci eravamo dimenticati che l'Italia rimane un Paese di emigranti che per sopravvivere hanno dovuto crescere lontano dalle radici, di mammoni che sentono la mamma dieci volte al giorno ma la vedono una volta l'anno: a Natale.

Il ritorno a casa dell'eroe, coacervo di sensazioni malinconiche che oscillano fra il ricordo dell'antica appartenenza e il sospetto di una sopraggiunta estraneità, è un meccanismo della natura. E come tale, anche quando sembra illogico, si perpetua inesorabile. Non esiste animale capace di sottrarsi al richiamo della tana. Non esiste pericolo o disagio che possa fermare questa corsa al contrario verso l'utero da cui si è usciti. E' un bisogno dell'anima. Certo, se Natale cadesse d'estate come in Australia, tutto suonerebbe meno poetico ma maledettamente più comodo.
da La Stampa



Milano. Messa di Mezzanotte
dall'omelia del Cardinal Dionigi Tettamanzi
... La solidarietà infatti mira ad un orizzonte senza limiti: tanti e diversi sono i bisogni che attendono risposta. Quanti “fondi” si dovrebbero istituire per rispondere a tutte le urgenze! Quanta giustizia e carità, quanta solidarietà e fraternità sono necessarie per le innumerevoli situazioni di povertà, solitudine, malattia, dolore! Penso in particolare ai sofferenti cosiddetti invisibili: una categoria destinata allargarsi drammaticamente se venisse a mancare lo sguardo aperto e penetrante della carità che si fa prossimità e condivisione! Mi riferisco alle tante persone che soffrono per i più differenti disagi psichici, alle sofferenze dei loro familiari.
Come non pensare poi ai carcerati? L’altro ieri ho voluto passare a visitare e benedire le celle di numerosi detenuti a san Vittore. Ho provato tanta pena, anzi un vero e proprio sconcerto per quanto ho visto con i miei occhi. Non posso dimenticare la parola di un detenuto: “Sì, la giustizia deve fare il suo sacrosanto percorso e al colpevole la pena è dovuta, ma le condizioni abitative, nelle loro più elementari esigenze, non possono essere ingiustamente offensive della dignità personale di chiunque”. E concludeva: “In questo modo ci strappano via la nostra dignità umana!”. Mi dicevo, tornando a casa: dovremmo tutti ricordarci della parola del Signore: “Ero in carcere e siete venuti a trovarmi” (Matteo 25,36) e soprattutto viverla con gesti di solidarietà per rimediare - come e sin dove è possibile - a situazioni di squallore intollerabile.

E sulla terra pace agli uomini che egli ama

Come migliore augurio, in questa Santa Notte, vorrei risuonasse in ciascuno di voi il canto gioioso della moltitudine degli angeli sulla grotta di Betlemme: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama” (Luca 2,14). Il bambino che giace nella mangiatoia lui stesso è la pace, la pace fatta carne umana, la pace assicurata agli amati da Dio, ossia a tutti gli uomini e a ciascuno di essi. Cristo è il “Principe della pace”, scrive il profeta Isaia (9,5); è “la nostra pace”, lo definisce l’apostolo Paolo (Efesini 2,4); lui stesso, Cristo Signore, nelle beatitudini chiede ai suoi discepoli di essere “operatori di pace” (Matteo 5,9).
Quanto è necessaria oggi questa pace! Non solo per tanti popoli tuttora sconvolti dalla guerra, ma anche per il nostro Paese provato da continue tensioni e scontri verbali, forzature bugiarde e ipocrite, strumentalizzazioni inaccettabili e violenze morali e fisiche. Ma quanto è necessaria la pace anche nell’intimo delle nostre famiglie; nelle comunità cristiane, nelle relazioni quotidiane con gli altri: in casa, sul lavoro, nella scuola, in ogni ambito di vita!...

giovedì 24 dicembre 2009

Natale 2009: forse è solo questione di punti di vista



Dai il meglio di te...

L'uomo è irragionevole, illogico, egocentrico
NON IMPORTA, AMALO
Se fai il bene, ti attribuiranno secondi fini egoistici
NON IMPORTA, FA' IL BENE
Se realizzi i tuoi obiettivi, troverai falsi amici e veri nemici
NON IMPORTA, REALIZZALI
Il bene che fai verrà domani dimenticato
NON IMPORTA, FA' IL BENE
L'onestà e la sincerità ti rendono vulnerabile
NON IMPORTA, SII FRANCO E ONESTO
Quello che per anni hai costruito può essere distrutto in un attimo
NON IMPORTA, COSTRUISCI
Se aiuti la gente, se ne risentirà
NON IMPORTA, AIUTALA
Da' al mondo il meglio di te, e ti prenderanno a calci
NON IMPORTA, DA' IL MEGLIO DI TE

Madre Teresa di Calcutta (Skopje, 26 agosto 1910 – Calcutta, 5 settembre 1997)


Mi sono chiesto quale volto potrei dare al mio Natale. Gli darei il volto sorridente di Lord, 9 anni e il buon umore di quelli che sono nati nel 2000.
Mi sono chiesto quale colore potrei dare al mio Natale. E, di questi tempi, gli darei il colore fondente della pelle di Lord che qui da noi c'è forse nato, ma le sue radici stanno in Ghana.
Lord è amico di tutti; non so se sia cristiano, ma frequenta l'oratorio; gioca a calcio che sembra Seedorf e a pallacanestro, con quella divisa gialla che gli abbiamo regalato, che sembra Kareem Abdul-Jabbar ai tempi dei Lakers.
Lord è uno dei migliori amici di mio figlio Luca. E mi troverei in difficoltà a spiegare a Luca perchè potrebbe venire un giorno in cui il suo amico ghanese, ritrovandosi con alcuni connazionali, fosse costretto, per delibera di un sindaco, a parlare italiano, mentre noi, volendo, possiamo esprimerci in dialetto. Mi troverei in difficoltà a spiegare a mio figlio perchè Lord, nonostante il buon profitto non possa avere una borsa di studio perchè ha la pelle di colore diverso, perchè un somaro italiano vale più di un ghanese intelligente. Mi troverei in difficoltà a spiegargli perchè se il suo amico Lord vorrà andare ad abitare in un altro paese per avere la residenza qualcuno gli chiederà il certificato penale e a lui italo-padano, il certificato penale forse glielo chiederanno una sola volta nella vita.
Mi sono chiesto che Natale è questo del 2009, il Natale del presepio e del crocefisso, il Natale delle radici cristiane e delle crociate. Ma forse è solo il Natale delle occasioni perse, del sacrificio delle idee, del con noi o contro di noi. Forse sarebbe un Natale difficile anche per il professor Keating, sì quello de "L'attimo fuggente"

e per Robert Frost e i rimpianti per "The Road Not Taken" la strada che non presi, quella più difficile, battuta da pochi e, si direbbe oggi che si etichetta tutto come nella dispensa di Suor Germana, quei pochi quasi tutti "catto-comunisti" e amici dei negri (rigorosamente con la "gr").
Forse la verità è che un Natale difficile per tutti, per le nostre paure per le nostre insicurezza, per le nostre esistenze dall'orizzonte ristretto, per il nostro cammino insidioso, per la nostra nave senza un "capitano, mio capitano" che ci aiuti a cambiare il punto di vista.
Mi immagino un quadretto di Natale e vedo Lord lanciato a canestro infilare la palla con la scioltezza di un afro-americano, planare sul parquet e "battere un cinque" col fratello bianco, con quel mio figlio che mi insegna ogni giorno che interpretare la vita, le sue gioie e le sue paure, è solo questione di punti di vista: che differenza c'è fra bianco e nero se l'amicizia non ha colore?
Buon Natale 2009