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Visualizzazione post con etichetta Giuliano Pisapia e Letizia Moratti. Mostra tutti i post
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martedì 31 maggio 2011

Smacchiare i giaguari: ovvero cosa resta della campagna elettorale

A Milano hanno smacchiato un giaguaro (direbbe un Bersani reduce dalla gara di metafore con l'alter ego Maurizio Crozza che proponiamo nel video a corredo di questo post). E lo hanno smacchiato non con qualche nuovo innovativo prodotto, ma con la cara, vecchia, trielina. Fuor di metafora: cosa resta di questa campagna elettorale, cosa resta di questo Davide che ha vinto, in termini di impegno finanziario, un Golia come Letizia Moratti?
Resta un insegnamento: che la gente dà fiducia a chi sa interpretare e capire i bisogni. E non c'è spin doctor che tenga, non c'è ritocco al photoshop che freni l'impatto, non c'è valanga di soldi che possa essere competitiva con la voglia di battere i quartieri, i mercati, la gente; con la voglia di cogliere e interpretare le tensioni e le esasperazioni, di dare risposte, dispensare sorrisi, promettere serietà e fiducia. Perchè Milano è si la città dell'Expo, ma anche la città delle buche nelle strade, dei quartieri dimenticati, dei servizi carenti. E' la città delle grandi strategie, ma anche dei bisogni quotidiani; dei quotati archistar, ma anche della pensionata di via Farini e della Bovisa. Giangiacomo Schiavi oggi sul Corriere parla di un new deal civico, ma forse è la ricetta più vecchia del mondo essere a fianco dei bisogni, stare con la città e non con le lobby, costruirsi il carisma del leader gentile con una investitura che arriva dal basso e non è calata dall'alto.
Ieri sera a l'Infedele, il programma di Gad Lerner su La7, ha fatto la sua comparsa in video Paolo Alimonta, maestro elementare, tanto robusto da essere confuso in queste settimane come il body guard di Giuliano Pisapia. Alimonta è stato, invece, il coordinatore dei comitati Pisapia sparsi per la città, migliaia di persone che volontariamente hanno lavorato per costruire il consenso in una marcia iniziata e rodata con le Primarie del Centro sinistra. Una marcia che viene da lontano e che ha centrato l'obiettivo di costruire un leader forte sostenuto dalla città, un leader che ora può rispondere con autorevolezza e indipendenza anche agli appetiti dei partiti. Sì, perchè il giaguaro sarà anche stato smacchiato ma c'è chi, alla prima occasione, è pronto a sporcare il buon lavoro fatto in questi mesi.
Così, dopo la vittoria elettorale, lo spirito di una campagna così proficua è pronto a far fruttare i propri talenti anche nelle future scelte amministrative.
Oggi Curzio Maltese su Repubblica spiega  che il segreto di Giuliano Pisapia è stato anche quello di essere un sindaco con il sorriso: sarebbe un peccato spegnerlo proprio ora che la "Milano di maggio" è tornata ad amare una politica che unisce.

lunedì 30 maggio 2011

Pisapia, Pisapia canaglia...


"Sono nato a Milano, il 20 maggio del 1949. Faccio l’avvocato e vorrei diventare il sindaco della città che amo e nella quale ho sempre vissuto".
Giuliano Pisapia
(dalla autobiografia nel sito della sua campagna elettorale)

"Pisapia, Pisapia canaglia" il refrain di questa canzoncina lanciata da Radio Popolare in quel vortice di satira che ha travolto i ballottaggi non ha smesso di girarmi per la testa da quando ormai è sicuro che Pisapia sia il nuovo sindaco di Milano. Lui è stato accolto da "Bella ciao", ma a me rimane in testa quel Pisapia canaglia, perchè in questa avventura elettorale è entrato come un monello che ha sconquassato i piani di chi pensava che bastasse una passeggiata all'ombra della Madonnina per rimanere in sella. Lo aveva dimostrato alle primarie del centro sinistra battendo il candidato del Pd, lo ha dimostrato, con un verdetto inimmaginabile alla vigilia, surclassando Letizia Moratti alla prova delle urne.
Di lui racconta: "Per me la politica è soprattutto servizio. E’ un insegnamento che ho imparato nella mia famiglia, prima ancora che sui banchi del liceo classico Berchet. Da mio padre, Giandomenico , avvocato, ho ereditato l’amore per il diritto e i diritti; da mia madre, Margherita, cattolica, l’attenzione per i più deboli. Dalla politica intesa come impegno volontario – scout, barelliere per la Croce Rossa, tra gli angeli del fango di Firenze, in delegazione nei luoghi più poveri e in quei Paesi dove il diritto e la dignità delle persone sono calpestate – alla politica nelle istituzioni: il mio impegno sulla città mi ha portato, nel 1996, ad essere eletto deputato come indipendente nelle liste di Rifondazione Comunista. In quella legislatura sono stato presidente della commissione giustizia della Camera dei deputati. Nel 2001 sono stato rieletto deputato e sono stato presidente del Comitato carceri. Credo nel ricambio, penso che la politica non debba essere un mestiere a vita, per questo non ho accettato di candidarmi per la terza volta". Ora è atteso alla prova dei fatti con la speranza che i compagni di viaggio - quelli con la memoria troppo corta, tanto da scordare la sua impresa da guinnes - non finiscano, come talvolta accade, per sgonfiargli le ruote e farlo impantanare nella solita politica, nella solita melma di palazzo. Sarebbe un insulto e un tradimento soprattutto per i Milanesi che gli hanno firmato la cambiale del cambiamento.
A noi piace sperare che sia una bella avventura, Milano se lo merita.
"La sera - ricorda ancora il neo sindaco nella sua biografia - mi addormento leggendo Topolino, il mio fumetto preferito fin da quando ce lo contendevamo, nella nostra casa di viale Montenero, io e i miei sei fratelli". Non leggeva Batman e questo, alla fine, gli ha giovato in campagna elettorale....



venerdì 27 maggio 2011

Un'idea di città

Il bello di questa campagna elettorale per le amministrative di Milano, comunque vada, è che sono tornate in campo le idee, la voglia di cambiare registro di pensare ad una politica diversa per una città diversa.
L'ultimo contributo arriva dal Corriere della Sera che alla vigilia del silenzio elettorale, per voce del vicedirettore Giangiacomo Schiavi (che su Milano tiene anche un blog su Corriere.it) , lancia un manifesto che è anche una sfida per il futuro sindaco. Che sia Moratti o Pisapia poco importa, perchè l'idea lanciata dal quotidiano milanese per ricostruire l'anima di Milano non guarda al colore della casacca, ma alla fascia tricolore dietro la quale un primo cittadino perde l'appartenenza politica per diventare il sindaco di tutti. Nel decalogo lanciato dal Corriere si parla di accoglienza e legalità, di ricostruire i ponti con le varie facce della città, di riscoprire le radici superando le paure, di far emergere le eccellenze nascoste e di aprire ai deboli, ai giovani, di recuperare un orgoglio perduto per poter tornare a rischiare, "perchè la ricchezza di un città è il rischio che ognuno di noi prende facendo le cose".
Bello e impegnativo il manifestato che parla di una politica nuova, di un vento nuovo, nel quale a due giorni dai ballottaggi è giusto credere e sperare.
Un manifesto che finisce per impegnare anche la nostra categoria, quella dei giornalisti, che devono saper recuperare il senso di una professione che non racconti, con fedeltà, imparzialità e umanità solo delle storie, ma sappia elaborare con l'autorevolezza conquistata sul campo idee, proposte, momenti di dibattito per la comunità e spunti di crescita collettiva. Secondo un principio che un giornale deve essere aperto ai contributi di tutti, ma deve saper coltivare idee in proprio. Un principio che mi è stato insegnato da Pietro Agostini, fu direttore di Bresciaoggi dal '90 al '92, quando un infarto lo colse una notte in redazione. Era un maestro esigente e severo, ma le sue riflessioni su giornali e giornalismo restano ancora di grande attualità.

Il manifesto per Milano