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venerdì 3 giugno 2011
Costituzione: contributi per riflettere
Oggi è una giornata strana, la festa della Repubblica finita a ridosso di un fine settimana significa solo una cosa: ponte. Per chi si gode un po' di relax ecco alcuni contributi di riflessione sulla costituzione italiana... Giusto perchè la festa non trascorra invano.
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martedì 24 maggio 2011
Italian revolution, parlando di uguaglianza e Costituzione
Una mattinata libera e una buona iniziativa ti danno l'occasione di testare con mano il dialogo tra due mondi: quello dei giovani, studenti di scuola superiore, e quello che, per usare un linguaggio convenzionale, potremmo definire "classe dirigente".
Che hanno da dirsi studenti alla soglia della maturità, un giudice della Corte costituzionale come Giuseppe Frigo e un magistrato come Alessandra Galli, figlia di Guido Galli, il giudice assassinato dalle Brigate Rosse il 19 marzo 1980 all'Università di Milano? Parlando di Costituzione (ecco alcuni dettagli in diretta dai miei twett) innanzitutto si sono detti che la Carta oggi è attuale più che mai, rimane l'esempio di uno sforzo encomiabile che ci ha spinto con forza dalla dittatura alla democrazia, uno sforzo che non è morto, che va ancora coltivato con cura, che richiede ancora un cammino che porti all'attuazione piena di principi fondamentali come quelli dell'Uguaglianza. Il discorso è alto, il brusio di sottofondo inquieta un po' e da il segno di una comunità giovane, fieramente multitasking ma poco temprata al ragionamento. Nonostante ciò gli acuti non mancano e ci piace coglierli come prove tecniche di Italian revolution. "Voi avete parlato di uguaglianza dei cittadini, ma io non mi sento e non sono uguale al presidente del consiglio" chiede uno con il piglio del leader. "Lei cosa pensa del legittimo impedimento, dei referendum e poi si parla di legalità, ma qui nessuno rispetta le regole" incalza una ragazza rivolta direttamente a Giuseppe Frigo. "Noi abbiamo fatto assemblee, documenti ma nessuno ci ha ascoltato, come far sentire la nostra voce?" chiede un altro scatenando l'applauso. Piccoli segni di riscossa civile, insperati in una mattinata che sembrava defluire anche un po' distrattamente secondo il più classico schema della lezione unidirezionale. "Bene così" ha osservato il giudice della Consulta lasciando la sala, dopo aver detto che per farsi sentire bisogna trovarsi, confrontarsi, elaborare dei progetti, essere tenaci perchè solo con tanta tenacia anche i più sordi possono sentire. Puerta del Sol docet...
Che hanno da dirsi studenti alla soglia della maturità, un giudice della Corte costituzionale come Giuseppe Frigo e un magistrato come Alessandra Galli, figlia di Guido Galli, il giudice assassinato dalle Brigate Rosse il 19 marzo 1980 all'Università di Milano? Parlando di Costituzione (ecco alcuni dettagli in diretta dai miei twett) innanzitutto si sono detti che la Carta oggi è attuale più che mai, rimane l'esempio di uno sforzo encomiabile che ci ha spinto con forza dalla dittatura alla democrazia, uno sforzo che non è morto, che va ancora coltivato con cura, che richiede ancora un cammino che porti all'attuazione piena di principi fondamentali come quelli dell'Uguaglianza. Il discorso è alto, il brusio di sottofondo inquieta un po' e da il segno di una comunità giovane, fieramente multitasking ma poco temprata al ragionamento. Nonostante ciò gli acuti non mancano e ci piace coglierli come prove tecniche di Italian revolution. "Voi avete parlato di uguaglianza dei cittadini, ma io non mi sento e non sono uguale al presidente del consiglio" chiede uno con il piglio del leader. "Lei cosa pensa del legittimo impedimento, dei referendum e poi si parla di legalità, ma qui nessuno rispetta le regole" incalza una ragazza rivolta direttamente a Giuseppe Frigo. "Noi abbiamo fatto assemblee, documenti ma nessuno ci ha ascoltato, come far sentire la nostra voce?" chiede un altro scatenando l'applauso. Piccoli segni di riscossa civile, insperati in una mattinata che sembrava defluire anche un po' distrattamente secondo il più classico schema della lezione unidirezionale. "Bene così" ha osservato il giudice della Consulta lasciando la sala, dopo aver detto che per farsi sentire bisogna trovarsi, confrontarsi, elaborare dei progetti, essere tenaci perchè solo con tanta tenacia anche i più sordi possono sentire. Puerta del Sol docet...
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domenica 25 luglio 2010
Comuni e discriminazioni: Brescia, se il diritto è un optional
Dopo la sentenza di Adro che ha bloccato bonus bebè e il contributo per gli affitti perchè ritenuti discriminatori per i cittadini non comunitari, a Bresciaoggi abbiamo voluto fare un po' il punto della situazione ovvero capire quanto in questi mesi i comuni bresciani abbiano sottoscritto delibere poi impugnate perchè ritenute contrarie ai principi di uguaglianza. Sono una ventina i comuni - spiega Luca Canini su Bresciaoggi - che si sono esibiti in decisioni discriminatorie finite nel mirino della Cgil e dell'associazione per gli studi giuridici sull'immigrazione, un pool di avvocati che si è preso le sue belle soddisfazioni in termini di riconoscimenti giuridici di diritti violati.
Da Brescia a Montichiari, da Ospitaletto ad Adro, passando per Chiari o Trenzano, talvolta è bastata una lettera di diffida per far rientrare la delibera, talvolta sono stati necessari cinque giudizi per vincere le resistenze dell'amministrazione. In ogni caso tutti i ricorsi (spesso contro bandi per l'assistenza sociale o requisiti per ottenere la residenza) sono stati vinti dai rappresentanti degli immigrati.
Alla luce di questo poco confortante bilancio vien da chiedersi cosa spinga i comuni a prendere decisioni che sin dalla nascita sono palesemente discriminatorie (sono valutazioni fatte dai giudici in molte sentenze). Probabilmente si tratta di propaganda, della necessità per l'amministrazione comunale di appagare le istanze del suo elettorato, convinto, spesso a torto (talvolta, infatti, i numeri e le graduatorie dicono l'esatto opposto) che via sia una sorta di favoritismo verso immigrati e stranieri. Ma questo giustifica scelte palesemente contrarie ai principi di uguaglianza. L'ultima foglia di fico utilizzata dai sindaci scomoda il consenso elettorale, spiegando che sono gli elettori a dare la linea e ad autorizzare le conseguenti decisioni amministrative (su questa tesi si è espresso anche il parlamentare leghista Davide Caparini che ha spronato il compagno di partito e sindaco di Adro a continuare fino in fondo la sua battaglia). A questi amministratori, tanto volonterosi nell'assecondare il proprio elettorato (spesso limitandosi a fare copia e incolla da delibere - tipo diffuse dal proprio partito di riferimento) verrebbe voglia di spiegare come non sarebbe male mettere un pizzico di quella buona volontà anche in un ripassino della storia repubblicana. In particolare andrebbe ripassato lo spirito con il quale i padri costituenti lavorarono alla prima parte della Costituzione, quella dei grandi diritti e dei grandi doveri.
Quei signori che avevano portato l'Italia fuori dalla dittatura e fuori da una guerra che l'aveva messa in ginocchio erano comunisti, socialisti, democristiani, azionisti; erano di destra e di sinistra. Insieme, però, convenirono che per costruire una casa solida che resistesse ai colpi di vento, bisognava darle fondamenta solide e condivise che sopravvivessero alle stagioni della politica e ai suoi eccessi, alle maggioranze e al populismo. Nacque una Costituzione che sancisce diritti precisi e che nessuno in questa sua prima parte si è mai sognato di modificare, tantomeno a colpi di maggioranza.
A Brescia, par di capire, tira aria diversa. Un'aria che sta spazzando via un po' della nostra storia democratica. Dimenticando anche la storia di un uomo che grazie ai colpi di una maggioranza riformò uno stato in senso totalitario. Il suo nome era Benito Mussolini...
Da Brescia a Montichiari, da Ospitaletto ad Adro, passando per Chiari o Trenzano, talvolta è bastata una lettera di diffida per far rientrare la delibera, talvolta sono stati necessari cinque giudizi per vincere le resistenze dell'amministrazione. In ogni caso tutti i ricorsi (spesso contro bandi per l'assistenza sociale o requisiti per ottenere la residenza) sono stati vinti dai rappresentanti degli immigrati.
Alla luce di questo poco confortante bilancio vien da chiedersi cosa spinga i comuni a prendere decisioni che sin dalla nascita sono palesemente discriminatorie (sono valutazioni fatte dai giudici in molte sentenze). Probabilmente si tratta di propaganda, della necessità per l'amministrazione comunale di appagare le istanze del suo elettorato, convinto, spesso a torto (talvolta, infatti, i numeri e le graduatorie dicono l'esatto opposto) che via sia una sorta di favoritismo verso immigrati e stranieri. Ma questo giustifica scelte palesemente contrarie ai principi di uguaglianza. L'ultima foglia di fico utilizzata dai sindaci scomoda il consenso elettorale, spiegando che sono gli elettori a dare la linea e ad autorizzare le conseguenti decisioni amministrative (su questa tesi si è espresso anche il parlamentare leghista Davide Caparini che ha spronato il compagno di partito e sindaco di Adro a continuare fino in fondo la sua battaglia). A questi amministratori, tanto volonterosi nell'assecondare il proprio elettorato (spesso limitandosi a fare copia e incolla da delibere - tipo diffuse dal proprio partito di riferimento) verrebbe voglia di spiegare come non sarebbe male mettere un pizzico di quella buona volontà anche in un ripassino della storia repubblicana. In particolare andrebbe ripassato lo spirito con il quale i padri costituenti lavorarono alla prima parte della Costituzione, quella dei grandi diritti e dei grandi doveri.
Quei signori che avevano portato l'Italia fuori dalla dittatura e fuori da una guerra che l'aveva messa in ginocchio erano comunisti, socialisti, democristiani, azionisti; erano di destra e di sinistra. Insieme, però, convenirono che per costruire una casa solida che resistesse ai colpi di vento, bisognava darle fondamenta solide e condivise che sopravvivessero alle stagioni della politica e ai suoi eccessi, alle maggioranze e al populismo. Nacque una Costituzione che sancisce diritti precisi e che nessuno in questa sua prima parte si è mai sognato di modificare, tantomeno a colpi di maggioranza.
A Brescia, par di capire, tira aria diversa. Un'aria che sta spazzando via un po' della nostra storia democratica. Dimenticando anche la storia di un uomo che grazie ai colpi di una maggioranza riformò uno stato in senso totalitario. Il suo nome era Benito Mussolini...
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giovedì 8 ottobre 2009
"La legge è uguale per tutti". Una bella lezione di democrazia

"Scrivere una Costituzione è come costruire una casa, la casa comune degli italiani. E una casa non la si costruisce se non dalle sue fondamenta. Dobbiamo dire quali sono le fondamenta della convivenza degli italiani" (Aldo Moro, discorso alla Costituente)
"La legge è uguale per tutti". E' un principio quello ribadito ieri dalla Corte Costituzionale che si è pronunciata sul Lodo Alfano che riconcilia con questa Italia che spesso si fatica a capire. Con questi italiani (alcuni ovviamente) che nel '92, ai tempi di mani pulite, applaudivano ai titoli di Vittorio Feltri "Hanno preso il cinghialone" (il riferimento era ai primi guai giudiziari di Bettino Craxi) e ora parlano di giustizia ad orologeria, dipingendo di rosso persino le toghe dei giudici costituzionali.
"La legge è uguale per tutti" e "La Costituzione si riforma con leggi costituzionali". Mi sembrano principi di buon senso e avrei faticato a pensare un organo garante come la Consulta che annacqua gli enunciati di una delle Costituzioni migliori del mondo per legittimare una legge malfatta perchè animata da un solo obiettivo: salvare il primo ministro da alcuni processi in corso (che, comunque vadano, saranno prescritti presto).
Povera l'Italia che davanti ad una sentenza di cui dovremmo andare orgogliosi per i principi che difende deraglia attaccando tutto e tutti, mettendo di mezzo un popolo che ha sì deciso e legittimamente in un certo modo ma non per questo bisogna usarlo come una clava per demolire i principi dello Stato. Qui forse ha ragione Mino Martinazzoli nel suo ultimo libro ("Uno strano democristiano" - Rizzoli) quando citando Aldo Moro spiega "la maggioranza governa non perchè ha ragione, ma ha ragione di governare perchè è maggioranza. E soprattutto, è importante ricordare che nessuna maggioranza parlamentare, per quanto grande che sia, potrebbe violare quei principi sanciti dalla Costituzione repubblicana". Pillole di democrazia che dovrebbero preservare il nostro instabile cuore di italiani dalle fibrillazioni. Saggezza democratica che ieri sera ha distillato anche Rosy Bindi a "Porta a Porta" a fianco di Pierferdinando Casini. Il ragionamento di entrambi ha messo all'angolo le obiezioni di Angelo Alfano e Roberto Castelli, Ministri della giustizia, attuale ed ex, di Centro destra, ancora una volta ancorate all'assioma giudici-comunisti. "Fate una riforma della giustizia che garantisca processi rapidi e imparziali e se sarà sensata la voteremo" hanno spiegato gli esponenti dell'opposizione. La risposta l'ho letta oggi sui giornali: Berlusconi ha detto che andrà a Milano e si difenderà nei processi che lo vedono imputato; a Roma intanto qualcuno sta già pensando ad un decreto che blocchi di fatto i procedimenti.
Povera Italia senza statisti, povera costituzione e poveri custodi stritolati in una nazione che sembra aver perso il senso della vita democratica.
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giovedì 17 settembre 2009
Avvocatura, tra diritto, politica e normalità costituzionale

Continuo a ritenere che siamo un paese strano. Su un tema come il Lodo Alfano (la norma che sospende i processi a carico delle quattro più alte cariche dello Stato: presidente della Repubblica, premier, presidenti di Camera e Senato) possiamo pensarla come vogliamo (personalmente in politica sono fermo all'etica del buon esempio ed una norma come quella in questione sarebbe superflua, ma se poi arrivasse un siluro giudiziario in corso d'opera a ciascuno le proprie valutazioni in base alla fondatezza delle contestazioni, ma lasciano comunque perplessi le valutazioni espresse ieri dall'avvocatura dello Stato nella memoria alla Corte Costituzionale. Perchè? Perchè mischiano diritto e politica con frasi del tipo: "ci sarebbero danni a funzioni elettive, che non potrebbero essere esercitate con l’impegno dovuto, quando non si arrivi addirittura alle dimissioni. (...)Talvolta la sola minaccia di un procedimento penale può costringere alle dimissioni prima che intervenga una sentenza ed anche quando i sospetti diffusi presso la pubblica opinione si sono dimostrati infondati". Che valutazioni di questo tenore le facciano esponenti politici è corretto, che diventino l'ossatura di una memoria dell'Avvocatura dello Stato (dello Stato, non del Governo) davanti alla Consulta è una mutazione genetica di una questione che, in quella sede deve essere - come sostiene Giovanni Bianconi sul Corriere - solo giuridica.
"L'avvocatura si è forse espressa in modo, se si vuole, un po' troppo politico" finisce per ammettere l'avvocato - deputato Pdl Gaetano Pecorella, che assisterà Berlusconi davanti alla Consulta e che difende nel complesso le conclusioni della memoria. L'avvocatura, in realtà, avrebbe dovuto semplicemente argomentare attorno al nodo giuridico principe della questione che verrà discussa il 6 ottobe: il lodo Alfano viola il principio costituzionale secondo il quale "tutti i cittadini sono eguali davanti alla legge"?.
Lì dovevano concentrarsi lo zelo e il valore professionale dell'avvocato dello Stato Glauco Nori; solo quei concetti dovevano essere sviluppati nelle 21 pagine della sua memoria. Un documento, peraltro, che, secondo gli esperti, non era nemmeno obbligatorio, così come non doveva essere scontata la difesa d'ufficio del Lodo. "Già Calamandrei osservava che i governi farebbero meglio a non costituirsi, rimettendosi al giudizio della Corte - scrive infatti il giurista Michele Ainis su La Stampa -. In secondo luogo, non è detto che l'esecutivo (e perciò l'Avvocatura) debba per forza sostenere la legittimità dell'atto normativo sindacato: di solito succede, ma in qualche caso (sentenze n. 63 del 1966, n. 305 del 1995, n. 233 del 1996 e via elencando) succede anche il contrario".
Insomma di questa ennesima deriva politica in atto giudiziario non se ne sentiva proprio la mancanza e, per dirla sempre con il professor Ainis, "sarebbe molto meglio moderare i toni, recuperare un clima di normalità costituzionale". Ci riuscirà questa strana Italia?
venerdì 7 agosto 2009
Le bandiere regionali: ma sapete che...

La Lega nord ha presentato la richiesta di modificare la Costituzione per dare diritto di cittadinanza alle bandiere delle regioni. Così sui giornali sono comparse le foto degli stendardi regionali, un modo per capire quanto la bandiera della Lombardia, nata come stemma e presto finita sui vessilli che campeggiano nelle sedi comunali, sia più il frutto di uno studio grafico (in effetti è opera del designer Bob Noorda che stilizzò il graffito preistorico della Rosa Camuna di Capodiponte) che di un bagno di storia. La Lombardia, del resto, è in buona compagnia, visto che accanto a vessilli storici (dal Piemonte alla Sardegna passando per il Veneto) troviamo dei discreti lavori di grafica (dall'Emilia alle Marche). Insomma, la necessità di sventolare una bandiera per molte regioni è pari a quella di avere la carta intestata.
Intanto, mentre a Roma ne chiede il riconoscimento costituzionale, in Lombardia la Lega Nord vuole cancellare l'attuale bandiera con la Rosa camuna (buon marchio anche per un ottimo formaggio) per proporne un'altra: quella di San Giorgio, croce rossa in campo bianco, come la maglia dell'Inter del centenario. A proporlo, con un progetto di legge regionale, erano già nel marzo del 2002 alcuni consiglieri leghisti (fra loro i bresciani Flocchini e Pezzoni) e l'istanza è stata reiterata nel settembre 2008 (questa volta i leghisti bresciani sono Moretti e Rizzi)e la richiesta è ferma in commissione. Ma la bandiera di San Giorgio è quella giusta per rappresentare la gente di Lombardia? Consultando il sito www.bandieredeipopoli.com/lombardia.htm c'è solo l'imbarazzo della scelta tra vessilli viscontei e stendardi dell'Insubria.
Per i Lombardi doc, dunque, meglio la croce di San Giorgio o il drappo del Lombardo veneto?
Un dilemma che toglie il sonno e sul quale mi viene in mente l'obiezione di un quotato cronista ad un collega alla domanda sull'abbigliamento al momento del rilascio fatta da questi ad una giovane rimasta oltre un mese in mano ai sequestratori: "ma stai a fa' 'n pezzo de moda?". Si, perchè la disquisizione sulle bandiere mi sembra molto del tipo: slip o boxer quest'estate sotto il pantaloni? Con buona pace della storia. Quella vera.
Intanto che i costituzionalisti discutono leggiamoci questa provocazione acuta di Claudio Magris sul Corriere della Sera.
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lunedì 1 giugno 2009
Festa della Repubblica, ma, per favore, lasciamo a casa le banane.
Due giugno, festa della Repubblica, anniversario della Costituzione. Per favore, almeno per una volta, lasciamo a casa le banane e i cotillon, le veline e i tronisti, i celti e gli ariani. Per una volta, prima di aprire bocca, ripassiamo la storia, ricordandoci di quanti, magari non troppo distanti da noi (dalla spianata di San Martino, con vista sul lago di Garda, alle trincee scavate nella roccia dell'Adamello) hanno contribuito nei secoli a costruire un pezzo di questa Repubblica, forse un po' sgangherata, ma pur sempre quella Repubblica che tanti ancora ci invidiano.
Facciamo festa e per una volta onoriamo questa Repubblica fondata sul lavoro pensando a quanti il lavoro lo hanno perso in questi mesi terribili di crisi, a quanti il lavoro se lo sono portati nella tomba passando dalla fabbrica alla bara nello spazio di un amen. Onoriamo l'Italia fondata sulla famiglia, quella vera, costruita sulla fatica quotidiana di essere padri e madri, marito e moglie, figlio e figlia, sulla fatica vera e non sulla fiction da prima serata alla Garbatella, sul pomeriggio da "uomini e donne", sulle casalinghe disperate e sugli amici calcetto e bugie.
Onoriamo la Repubblica della Giustizia uguale per tutti "senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali". Aiutiamola affinchè questa giustizia sia rapida, efficiente, giusta, punisca senza appelli, ma dia una nuova chance e non faccia leggi che rendano alcuni più uguali degli altri. Onoriamo la Carta che "garantisce i diritti inviolabili dell'uomo" anche se quell'uomo arriva su un barcone e cerca una terra che gli dia quelle promesse che la sua terra matrigna non ha saputo dargli. Perchè? Perchè tutti nella nostra storia abbiamo cercato una terra promessa e siamo stati stranieri.
Festeggiamo la Repubblica che riconosce lo Stato e la Chiesa cattolica "ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani", perchè forse è giunto il tempo di togliere la maschera a laici devoti e mercanti nel tempio, nel nome dello Stato e della Chiesa liberi, autorevoli e sovrani e non deboli, minimalisti e pronti a sorreggersi a vicenda. Festeggiamo la nazione che ritiene che "tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge", perchè da cattolico sogno un mondo così, dove possa pregare il mio Dio anche all'ombra di un minareto.
Festeggiamo l'Italia che ripudia la guerra come strumento di offesa, perchè questo continui ad essere il principio che anima gente come Gino Strada e mani pietose come quelle di Medici senza frontiere.
Festeggiamo tutti quei cittadini che "hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservare la Costituzione e le leggi". Alla vigilia delle elezioni applaudiamo a quegli uomini "cui sono affidate funzioni pubbliche" affinchè le adempiano "con disciplina ed onore".
Festeggiamo questa Repubblica che ne ha viste tante, la Repubblica della gente. Quella vera. Quella senza banane e senza paillettes.
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