Subscribe Twitter FaceBook
Visualizzazione post con etichetta rette non pagate. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta rette non pagate. Mostra tutti i post

venerdì 16 aprile 2010

Mensa di Adro: le lezioni del benefattore e quelle di chi gestisce il servizio

Quale è la sua idea di legalità? "Quella di tutte le persone normali: rispettare le leggi, non fare agli altri quello che non vorresti venisse fatto a te. E poi fermezza ed educazione. Ricordando chi siamo, quali sono i nostri valori, come evitare le ingiustizie".
Silvano Lancini, l'imprenditore che ha pagato le rette per i bambini indigenti di Adro
dal Corriere della Sera del 16 aprile 2010

Quasi stanato dal bel intervento di ieri sul Corriere della Sera di Ermanno Olmi sulla generosità che crea scandalo, è uscito allo scoperto Silvano Lancini, l'imprenditore di Adro che con 10 mila euro ha contribuito a pagare le rette arretrate per quelle famiglie del suo paese che non riuscivano a saldare i pasti dei bambini, lasciati a digiuno dal Comune. Esce allo scoperto e ribadendo - sempre al Corriere - le cose di buon senso che aveva scritto nella lettera che accompagnava il contributo, mette in mora il sindaco spiegando di capire le difficoltà del primo cittadino a far quadrare i conti ma «a certi estremi non si dovrebbe mai arrivare. Si potevano tagliare altre spese, differenziare le rette in base ai redditi. Io ho messo lì una pezza, lo sentivo come dovere civico. Adesso andate avanti voi, dico: a cercare di far pagare i furbi, senza togliere il piatto dei bambini».
Governare è difficile, ma le soluzioni, volendo, si trovano, basta avere disponibilità e sensibilità per farlo. Volontà e sensibilità che, scusate, in un amministratore, parlo in generale, dovrebbero essere innate come l'idea della politica come servizio. Certo, forse è più facile sparare come ribadisce Silvano Lancini che il deficit della mensa è 50 mila euro, anche se in realtà è cinque volte meno, o che il Comune è costretto a ripianare i deficit del servizio(e non lo farà più in futuro per i casi di morosità) quando Giuseppina Paganotti, presidente dell'Associazione genitori che gestisce la mensa, dalle colonne di Bresciaoggi fa sommessamente notare che l'ultimo contributo per sanare vecchie pendenze risale al 2005 (quasi 6 mila euro) e che i 20/25 mila euro di contributo annuo erogato dal comune non è mai andato a sanare gli insoluti.
Il sindaco di Adro, insomma, sembra messo all'angolo dagli eventi e cerca di uscirne come può, anche dimenticando che un servizio come quello offerto dall'Age di Adro è uno di quelli che un comune dovrebbe tenersi stretto e coccolare. Perchè? Perchè ho recuperato i costi del servizio mensa di mio figlio (9 anni). Eccoli: costo pasto 4,50 euro, riduzione del 50% per il fratello/i maggiore/i; il servizio è fornito dalla cooperativa Cir Food di Reggio Emilia, pasti confezionati in un centro cottura è portati a destinazione con il catering.
Ad Adro il servizio prevede pasti confezionati al momento (niente viaggi in furgone, niente tonno e scatolette quando, come è capitato a Orzinuovi, dove abito, la ditta che forniva i pasti ha dichiarato fallimento) e grazie al contributo dei volontari si paga 3,90 euro a pasto con riduzione del 50% per il secondo e terzo figlio e rette diversificate in funzione dei redditi delle famiglie.
"Questo gioco al massacro svilisce l'impegno profuso dai nostri volontari in trent'anni" mastica amaro Giuseppina Paganotti. E a ragione. Guardo la circolare diffusa dal Comune in cui abito sul servizio mensa e non posso fare a meno di notare, scritto in grassetto, questa postilla: "L'amministrazione comunale intende dare un aiuto concreto alle famiglie che si trovano ad affrontare momenti difficili a seguito della mancata occupazione. A tal fine è stato approvato un piano anticrisi che prevede, tra gli interventi a sostegno del reddito, agevolazioni e riduzioni tariffarie per i servizi scolastici (mensa e serivizi di trasporto, ndr)". Basta poco dunque ad una amministrazione per tentare di affrontare problemi e congiunture non favorevoli. Basta solo volontà e buon senso, la stessa che sempre Giuseppina Paganotti ha mostrato davanti all'ipotesi dello sciopero delle rette, brandito quasi fosse una ritorsione nei confronti dell'imprenditore benefattore: "Forniremo regolarmente i pasti ai bambini dei genitori che sospenderanno volontariamente il versamento delle rette, poi procedendo legalmente per il recupero del credito". Tutto questo perchè - ragione vuole - le colpe dei padri non ricadano sui figli.

VISTI SU YOUTUBE







giovedì 15 aprile 2010

Il caso di Adro. Se la generosità fa scandalo, forse si ha qualcosa da nascondere

"Fa bene leggere la storia dell'imprenditore che ha pagato il debito dei bambini di Adro. Mi hanno molto colpito alcune frasi che il generoso donatore ha voluto esprimere per spiegare il suo gesto. Ecco una di queste considerazioni: "I miei amici sono di tutte le idee politiche: gli chiedo sempre e solo la condivisione dei valori fondamentali e al primo posto il rispetto della persona". Queste sono affermazioni che recano scandalo. La bontà è sempre stata uno scandalo. Dà fastidio a coloro che non la frequentano e per assolversi della loro indifferenza la denigrano e la deridono come una esposizione di buonismo".
Ermanno Olmi
in un intervento sul Corriere della Sera
del 15 aprile 2010.

Della mensa negata di Adro, della decisione dell'amministrazione comunale a guida leghista di lasciare a digiuno i bambini delle famiglie (italiane e straniere) non in regola con la retta, si è detto è scritto molto. Così come dell'anonimo imprenditore che con un assegno di 10 mila euro ha deciso di saldare il conto recapitando pure  una letter in Comune nella quale spiega, senza troppi giri di parole: "Ho votato centro destra, ma non ci sto". Parole dure anche nei confronti di una certa Chiesa un po' troppo muta nei confronti di una classe politica portatrice di valori cristiani più parlati che praticati (ma di questo vorrei condividere con voi qualche considerazione in uno dei prossimi post). Parole che ora hanno spinto il sindaco Oscar Lancini a scherarsi con coloro che, sempre in regola con i pagamenti, ma spiazzati dall'atto di generosità, dicono "non paghiamo più neanche noi".
 Questo "sciopero delle rette" (chissà perchè visto che da genitore sarei solo felice se fossero stati risolti i problemi degli indigenti?) forse fa uscire allo scoperto il vero tema di tutta questa storia: la strumentalizzazione politica nel solco di un principio che tende all'espulsione di ogni situazione critica in una comunità (dagli stranieri agli indigenti), il tutto nel nome di principi sacrosanti (la mensa non è un diritto e un servizio e come tale va pagato), ma branditi come una clava. Del resto non si tenta di cancellare la povertà impedendo ai barboni di dormire per strada nel nome del decoro urbano?
E il nuovo modo di amministrare adottato da tanti comuni. Davanti ad una famiglia che non può pagare la mensa, infatti, le strade da percorrere sono molteplici, soprattutto in questi momenti in cui la crisi sta prendendo per la gola tanti nuclei famigliari, stranieri e italiani. L'indigenza è da sempre materia per i servizi sociali e in un periodo in cui abbiamo una politica che mena vanto di aiutare le famiglie nel campo dell'istruzione (parificando addirittura la possibilità di scegliere fra scuola pubblica e scuola privata) non era possibile trovare soluzioni temporanee, che potessero dare un temporaneo aiuto alle famiglie in difficoltà?
Certo. Ma che pretendere da chi, ci informano le cronache, non solo ha escluso stranieri e coppie miste da una serie di agevolazioni ma pure le ragazze madri, con tanti saluti alla difesa (d'ufficio) della vita, diventato un cavallo di battaglia di molti amministratori?
E non si tirino in ballo i soliti "furbetti" che accerchiano le regole e i dati Isee (indicatore della situazione economica equivalente), perchè l'esperienza mi insegna, da figlio di impiegato con madre casalinga e casa in affitto, come da studente non abbia potuto beneficiare, in ragione del reddito di poco "fuori" dal range prestabilito, di assegni di studio e contributi alle tasse universitarie. Nulla da eccepire (è la legge, bellezza!) se non fosse che si respirava l'odore pungente dell'iniquità vedendo amici, figli di commercianti o piccoli imprenditori, contare, grazie al reddito dichiarato, su quegli stessi benefici che si erano rivelati improponibili per noi figli di lavoratori dipendenti.
I "furbetti", scusate, ma in tutta questa storia mi sembrano altri. Qui mi sembra ci sia solo una gestione cattiva e  utilitaristica di un problema reale, come la difficoltà ad arrivare a fine mese. Se poi arriva il gesto di un imprenditore che contemporaneamente grida che il "re è nudo" ecco la sollevazione popolare, invece di un grazie per la generosità e per lo schietto spunto di riflessione che ha accompagnato la donazione.
Un atteggiamento che ricorda quello di alcuni sindaci che, bacchettati da giudici e tribunali per decisioni definite discriminatorie e prese ad di fuori dei poteri assegnati ad un sindaco, gridano alla "giustizia rossa". Come se il buon senso e la giustizia ispirata ad alcuni principi fondamentali della convivenza civile avesse un colore. Se la pensiamo così allora ha ragione Ermanno Olmi quando dice che anche la "generosità fa scandalo" se le coscienze sono insipide o se nasconde "le nostre meschine inadempienze".

La lettera inviata dall'anonimo benefattore di Adro