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mercoledì 9 febbraio 2011

Crocifissi e identità

La Lega nord torna a proporre il crocifisso obbligatorio in tutti i luoghi pubblici della Lombardia (prevista anche una sanzione per i tragressori dai 120 ai 1.200 euro). La proposta arriva direttamente dal figlio del "capo", Renzo Bossi (primo firmatario il bresciano Alessandro Marelli). Fermo restando la libertà di ciascuno di proporre ciò che politicamente preferisce, mi colpisce, da cattolico, la "ratio" della norma (ovvero la ragione, la motivazione sulla quale deve fondarsi ogni regola giuridica). Interpellato dal Corriere della Sera, Renzo Bossi spiega così i motivi dell'obbligatorietà del crocifisso negli uffici pubblici (per ora quelli regionali, poi si vedrà).
"Al di là della fede religiosa - spiega - il crocifisso rappresente un tradizionale simbolo europeo. E in un momento in cui l'identità dei popoli è minacciata dagli integralismi da un lato e da una globalizzazione estrema dall'altro è fondamentale difendere le proprie radici storiche e culturali. La Lega da sempre è un baluardo di identità e quindi difenderemo sempre il simbolo identitario del crocifisso".
Parole che da cattolico mi lasciano l'amaro in bocca. Perchè? Perchè il crocifisso non è un simbolo, è una testimonianza, non è un complemento d'arredo è un progetto di vita per tanti cattolici. Chiamarlo simbolo di un'identità, ergerlo a baluardo delle proprie radice "al di là della fede religiosa" è mercificare un valore importante per un credente. In pratica si fa diventare il crocifisso un valore laico e questo, paradossalmente, finisce per essere offensivo per la Chiesa stessa. Spiegava Raniero La Valle, giornalista ed intellettuale cattolico, ai tempi della sentenza di Strasburgo che ne vietava l'uso nelle aule: "dico la verità: se il Crocefisso diventasse la bandiera di un’identità, di un nazionalismo, di un razzismo, di una lotta religiosa (...) e cessasse di essere la memoria di un Dio che si è fatto uomo, per rendere gli uomini divini, e che “avendo amato i suoi fino alla fine” ha accettato dai suoi carnefici la sorte delle vittime, e continua a salire su tutti i patiboli innalzati dal potere, dal danaro e dalla guerra, allora io non vorrei più vedere un crocefisso in vita mia".
"Il Crocifisso (con a “C” maiuscola) è sintesi e testimonianza suprema dell’amore di Dio e del
suo vangelo di salvezza per l’umanità - osservava tempo fa padre Marcello Storgato -. (...) Il crocifisso con la ‘c’ minuscola, quello appeso alle pareti - in luoghi pubblici - non so quanto possa essere seriamente assunto come ‘il riconoscimento dei principi del cattolicesimo’. Almeno a vedere dallo strato di polvere che lo ricopre e dalla rete di ragno che spesso l’avvolge! Capita quando il Crocifisso diventa semplice ‘segno culturale’".
Che il crocefisso, nella proposta leghista, sia un semplice segno culturale come la "rosa camuna" o, per citare il sindaco di Adro, "il Sole delle Alpi", lo dimostra il fatto che diventa, nella proposta di legge,  fungibile, cioè interscambiabile con qualsiasi altra icona cattolica "l'immagine della Vergine o di un santo particolarmente amato dal territorio di riferimento". Il crocifisso come una pagina di calendario: oggi tocca al Cristo in croce, domani a padre Pio, domani alla Madonna Immacolata e via di salvaguardia delle radici cristiane. Un tema che forse avrebbe bisogno di un po' meno di disinvoltura e un po' più di coerenza. "La difesa dei valori cristiani passa prima di tutto dai comportamenti" si è già affrettato a commentare qualcuno davanti alla proposta di legge targata Carroccio. L'identità, ne sono convinto, sta più nei fatti che nei simboli.

lunedì 30 agosto 2010

Facciamo un gioco: quale confessione ha aperto alle coppie omosessuali e ha detto no al crocefisso in classe?

Facciamo un gioco. Chi ha scritto: "prendendo spunto dalla sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo del 3 novembre 2009 (che ha dichiarato l'esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche italiane lesivo del diritto dei genitori di educare i propri figli secondo le loro convinzioni religiose e filosofiche), il Sinodo “si duole che il Governo italiano, anziché conformarsi alla decisione della Corte abbia presentato ricorso alla Grande Camera”. Deplorevole soprattutto l'uso strumentale che del crocifisso è stato fatto, e continua ad essere fatto: il crocifisso non può essere considerato “simbolo della civiltà e della cultura italiane” (Clicca qui per svelare subito il mistero).?
E ancora, chi "ha approvato con un ordine del giorno la benedizione di coppie dello stesso sesso, “laddove la chiesa locale abbia raggiunto un consenso maturo e rispettoso delle diverse posizioni" (anche qui clicca per sciogliere i toui dubbi)?
Parole di tolleranza e di fede profonda, parole che denunciano anche "l'assenza di una legge organica a tutela della libertà religiosa". Chi dice tutto ciò? Una pericolosa entità sovversiva, una altrettanto pericolosa religione "fai da te"?
Nulla di tutto questo: è l'ultimo sinodo della Chiesa Evangelica Valdese appena concluso. Una chiesa che per propria tradizione è abituata alle persecuzione e alla tolleranza. Una chiesa che crede nei valori del Risorgimento tanto da voler partecipare attivamente, dalle valli Piemontesi, alle celebrazioni dell'Unità d'Italia. Sembra un altro mondo, sembra un'eresia, ma è una religione cristiana presente in Italia sin dal Medioevo.