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martedì 2 agosto 2011

Bologna, i nomi e le storie


I fatti della nostra storia, anche quelli più tragici e drammatici, diventati negli anni, macigni difficili da metabolizzare, sono innanzitutto storie di persone. Ecco perchè, ricordando la Strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980, voglio ricordare soprattutto i nomi delle 85 vittime. Gente normale, giovani, donne, padri e madri di famiglia: inseguivano in una stazione la voglia di vacanza e hanno trovato la morte alle 10,25. Scorriamo i loro nomi, leggiamoli come fosse una preghiera laica. La preghiera che nutre la memoria, una memoria che si anima di nomi e storie e che vorremmo non fosse più popolata di fantasmi senza requie. A Brescia come a Bologna, a Milano come nelle tante stragi dimenticate.


Strage della Stazione di Bologna
a Bologna, 2 agosto 1980, 85 morti e 200 feriti:



1. Antonella CECI , anni 19
2. Angela MARINO, anni 23
3. Leo Luca MARINO, anni 24
4. Domenica MARINO, anni 26
5. Errica FRIGERIO in DIOMEDE FRESA, anni 57
6. Vito DIOMEDE FRESA anni 62
7. Cesare Francesco DIOMEDE FRESA, anni 14
8. Anna Maria BOSIO in MAURI, anni 28
9. Carlo MAURI, anni 32
10. Luca MAURI, anni 6
11. Eckhardt MADER, anni 14
12. Margret ROHRS in MADER, anni 39
13. Kai MADER, anni 8
14. Sonia BURRI, anni 7
15. Patrizia MESSINEO, anni 18
16. Silvana SERRAVALLI in BARBERA, anni 34
17. Manuela GALLON, anni 11
18. Natalia AGOSTINI in GALLON, anni 40
19. Maria Antonella TROLESE, anni 16
20. Anna Maria SALVAGNINI in TROLESE, anni 51
21. Roberto DE MARCHI, anni 21
22. Elisabetta MANEA ved. DE MARCHI, anni 60
23. Eleonora GERACI IN VACCARO, anni 46
24. Vittorio VACCARO, anni 24
25. Velia CARLI IN LAURO, anni 50
26. Salvatore LAURO, anni 57
27. Paolo ZECCHI, anni 23
28. Viviana BUGAMELLI in ZECCHI, anni 23
29. Catherine HELEN MITCHELL, anni 22
30. John ANDREI KOLPINSKI, anni 22
31. Angela FRESU, anni 3
32. Maria FRESU, anni 24
33. loredana MOLINA in SACRATI, anni 44
34. Angelica TARSI, anni 72
35. Katia BERTASI, anni 34
36. Mirella FORNASARI, anni 36
37. Euridia BERGIANTI, anni 49
38. Nilla NATALI, anni 25
39. Franca DALL'OLIO, anni 20
40. Rita VERDE, anni 23
41. Flavia CASADEI, anni 18
42. Giuseppe PATRUNO, anni 18
43. Rossella MARCEDDU, anni 19
44. Davide CAPRIOLI, anni 20
45. Vito ALES, anni 20
46. Iwao SEKIGUCHI, anni 20
47. Brigitte DROUHARD, anni 21
48. Roberto PROCELLI, anni 21
49. Mauro ALGANON, anni 22
50. Maria Angela MARANGON, anni 22
51. Verdiana BIVONA, anni 22
52. Francesco GOMEZ MARTINEZ, anni 23
53. Mauro DI VITTORIO, anni 24
54. Sergio SECCI, anni 24
55. Roberto GAIOLA, anni 25
56. Angelo PRIORE, anni 26
57. Onofrio ZAPPALÀ, anni 27
58. Pio Carmine REMOLLINO, anni 31
59. Gaetano RODA, anni 31
60. Antonio DI PAOLA, anni 32
61. Mirco CASTELLARO, anni 33
62. Nazzareno BASSO, anni 33
63. Vincenzo PETTENI, anni 34
64. Salvatore SEMINARA, anni 34
65. Carla GOZZI, anni 36
66. Umberto LUGLI, anni 38
67. Fausto VENTURI, anni 38
68. Argeo BONORA, anni 42
69. Francesco BETTI, anni 44
70. Mario SICA, anni 44
71. Pier Francesco LAURENTI, anni 44
72. Paolino BIANCHI, anni 50
73. Vincenzina SALA in ZANETTI, anni 50
74. Berta EBNER, anni 50
75. Vincenzo LANCONELLI, anni 51
76. Lina FERRETTI in MANNOCCI, anni 53
77. Romeo RUOZI, anni 54
78. Amorveno MARZAGALLI, anni 54
79. Antonio Francesco LASCALA, anni 56
80. Rosina BARBARO in MONTANI, anni 58
81. Irene BRETON in BOUDOUBAN, anni 61
82. Pietro GALASSI, anni 66
83. Lidia OLLA in CARDILLO, anni 67
84. Maria IDRIA AVATI, anni 80
85. Antonio MONTANARI, anni 86

giovedì 25 novembre 2010

Via il segreto di Stato sulle stragi: un appello


Le Stragi degli anni '70 stanno al Segreto di Stato come i silenzi e i depistaggi stanno all'ingiustizia. Così, dopo la sentenza di assoluzione pronunciata poco più di una settimana fa a conclusione del processo di primo grado per la Strage di Piazza della Loggia a Brescia, parte un appello al presidente della Repubblica per togliere il segreto di Stato sulle Stragi italiane.


Ecco il testo dell'appello che ovviamente ho già sottoscritto, così come spero faranno i lettori di questo blog

Al Presidente della Repubblica, al Presidente del consiglio e ministri interessati, ai Presidenti di Copasir e delle Commissioni parlamentari d’inchiesta.

Un’intera stagione, quella dello stragismo che ha macchiato di sangue l’Italia, rischia di essere archiviata a seguito della recente sentenza sulla strage di Piazza della Loggia, Brescia, che ha assolto per insufficienza di prove tutti gli imputati. Un’assoluzione sulla quale ha pesato non il ricorso a segreti di Stato, bensì silenzi e reticenze di comodo, anche da parte di uomini appartenenti alle istituzioni.
Per garantire un cammino trasparente alla giustizia, anche in relazione al resto delle inchieste tuttora in corso per altri fatti di criminalità organizzata, e rendere possibile la ricerca storica su quegli anni, avvertiamo sempre di più una triplice esigenza:
chiediamo che siano aperti tutti gli archivi con una gestione che ne faciliti l’accesso a tutti i soggetti interessati, senza preclusione alcuna;
chiediamo che vengano fatte decadere tutte le classificazioni di segretezza su tutti i documenti relativi all’evento - compreso i nominativi ivi contenuti - in possesso in particolare dei servizi segreti, della polizia, dei carabinieri e della guardia di finanza, che i documenti vengano catalogati e resi pubblici senza distinguere tra documenti d’archivio e d’archivio corrente;
chiediamo che in tal senso sia data piena attuazione alla legge del 3 agosto 2007, n.124 che regola il segreto di Stato la quale prescrive che, passati al massimo trent’anni dalla data in cui è stato apposto il segreto sull’evento e sui relativi documenti o dalla data in cui sia stato opposto al magistrato che indagava, tutti i documenti che si riferiscono all’evento siano resi pubblici e consultabili. Non è più accettabile che a tutt’oggi manchino gli specifici decreti attuativi. In tal senso il Freedom of Information Act statunitense ci pare un modello a cui è possibile ispirarsi
L’ipotesi, avanzata dalla commissione Granata nel Copasir, di reiterare il segreto di stato dopo trent’anni è inaccettabile.
Chiediamo alle nostre istituzioni di attivarsi il più decisamente possibile affinché gli Stati che sono oggetto di richieste di rogatorie internazionali collaborino fattivamente e rapidamente.
Occorre garantire alla verità e alla giustizia il giusto corso, non dobbiamo consegnare le generazioni che si sono succedute da allora ad oggi alla rassegnazione e all’avvilimento.
Auspichiamo una volontà politica reale volta all’accertamento di tutti i fatti criminali che hanno sconvolto la storia d’Italia.

Ecco l'elenco dei primi firmatari.

Carlo Arnoldi (associazione vittime Piazza Fontana)
Gianni Barbacetto (giornalista de Il Fatto Quotidiano)
Alfredo Bazoli (associazione vittime Piazza della Loggia)
Carole Beebe Tarantelli (psicanalista)
Filippo Bertolami (sindacalista di polizia)
Giovanni Bianconi (giornalista del Corriere della Sera)
Paolo Bolognesi (associazione vittime della strage di Bologna)
Daria Bonfietti (associazione vittime di Ustica)
Giorgio Boatti (scrittore)
Paolo Brogi (giornalista)
Lucia Calzari (associazione vittime Piazza della Loggia)
Angela Camuso (giornalista dell’Unità)
Susanna Camuso (segretario generale della Cgil)
Felice Casson (senatore)
Antonio Celardo (associazione vittime Rapido 904)
Paolo Corsini (deputato)
Paolo Cucchiarelli (giornalista dell’Ansa)
Fabio Cuzzola (storico)
Olga D’Antona (deputato)
Giuseppe D’Avanzo (giornalista di Repubblica)
Conchita De Gregorio (direttore dell’Unità)
Giuseppe De Lutiis (storico)
Enrico Deaglio (giornalista)
Giovanni Fasanella (giornalista di Panorama)
Sergio Flamigni (storico)
Dario Fo (attore)
Anna Foa (storico)
Mimmo Franzinelli (storico)
Milena Gabanelli (conduttrice di Report)
Aldo Giannuli (storico)
Ferdinando Imposimato (giurista)
Francesco La Licata (giornalista de La Stampa)
Claudio Lazzaro (giornalista)
Paride Leporace (direttore Quotidiano della Basilicata)
Gad Lerner (conduttore dell’Infedele)
Stefania Limiti (giornalista)
Carlo Lucarelli (scrittore)
Otello Lupacchini (magistrato)
Giovanna Maggiani Chelli (associazione vittime della strage dei Georgofili)
Cristiana Mangani (giornalista del Messaggero)
Brunello Mantelli (storico)
Daniele Mastrogiacomo (giornalista di Repubblica)
Manlio Milani (associazione vittime Piazza della Loggia)
Ilaria Moroni (rete archivi per non dimenticare)
Gianluigi Nuzzi (giornalista di Libero)
Antonio Parisella (storico)
Valentino Parlato (giornalista del Manifesto)
Paolo Pezzino (storico)
Lorenzo Pinto (associazione vittime Piazza della Loggia)
Alessandro Portelli (storico)
Rosario Priore (magistrato)
Sandro Provvisionato (giornalista del Tg5)
Franca Rame (attrice)
Sabina Rossa (deputato)
Guido Salvini (magistrato)
Roberto Saviano (scrittore)
Salvatore Sechi (storico)
Federico Sinicato (avvocato)
Benedetta Tobagi (scrittrice)
Maurizio Torrealta (giornalista di RaiNews24)
Nicola Tranfaglia (storico)
Guido Viale (economista)
Rosa Villecco Calipari (deputato)

Se vuoi firmare anche tu puoi mandare una mail a
casadellamemoria@28maggio74.brescia.it oppure puoi, attraverso il sito di Repubblica, cliccare qui


martedì 11 maggio 2010

Lucareli, Galli, la strage, il sangue e la memoria

Carlo Lucarelli, emiliano romagnolo di Faenza, classe 1960, ricorda la strage di Bologna, rivede quelle drammatiche immagini televisive del 2 agosto 1980, nelle cicatrici di tanti amici che, quel giorno, erano alla stazione in attesa di un treno che li avrebbe portati in vacanza.
Alessandra Galli, milanese, classe 1960, oggi magistrato, rivive l'uccisione, ad opera dei terroristi "rossi" di Prima linea, del padre Guido Galli, giudice istruttore al Tribunale di Milano e docente di criminologia alla Statale di Milano, nel ricordo, quel 19 marzo 1980, di una corsa a perdifiato fino al secondo piano della facoltà di Giurisprudenza (lei giovane studentessa di legge, stava seguendo le lezioni due rampe di scale sotto), e in quel ciuffo di capelli tanto famigliare su quel corpo a cui, gli assassini, avevano inferto anche il colpo di grazia alla nuca.
La memoria siamo noi, siamo noi e la nostra volontà di ricordare e capire, di trovare le storie semplici all'interno di trame aggrovigliate come nidi; di recuperare i fatti dalla muffa dei depistaggi e delle interpretazioni politiche. Carlo Lucarelli, che di professione fa il giallista e cura molti programmi televisivi e radiofonici, ha parlato di memoria ieri a Brescia: al mattino agli studenti, in serata, accanto ad Alessandra Galli, a quanti (sempre troppo pochi, purtroppo)  hanno voluto aderire ad una iniziativa della Casa della Memoria di Brescia in occasione della giornata in ricordo delle vittime di stragi e terrorismo  . Agli studenti Lucarelli aveva detto di allenare la memoria informandosi sulle stragi  e sulla strage di Brescia, il cui processo è in corso da tempo in Corte d'assise e che sta facendo opera di sintesi, attraverso le parole dei protagonisti, della "Strategia della tensione" che va da Piazza Fontana a Milano alla Stazione di Bologna. Agli adulti, in serata, ha ricordato come l'Italia sia un paese strano che tra mafia e terrorismo ha un morto da ricordare quasi per ogni giorno dell'anno e come in ogni caso, in ogni delitto o in ogni strage, ci sia un pezzo mancante, dall'agenda rossa di Borsellino, ai reperti preziosi lavati via da piazza Loggia la mattina del 28 maggio '74 per ordine di un vicequestore di polizia.
"E' un paese strano - ha ribadito lo scrittore, riferendosi anche ai 13 episodi accertati di depistaggio e finiti con delle condanne relativi a quegli anni - in cui i servitori dello Stato si comportarono come nei gialli si muovono gli assassini: nascondendo dei pezzi importanti per arrivare alla verità". La deposizione di Gianaledio Maletti , generale del Sid, condannato, latitante e riparato in Sudafrica, è ancora fresca di verbale al processo di Piazza Loggia, così come gli ammonimenti del presidente della Corte per "invitare" a fare ordine nei ricordi i carabinieri che in quegli anni erano i più stretti collaboratori dell'ex generale Francesco Delfino. Si sapeva - ha spiegato Maletti - che sarebbe successo qualcosa a Brescia, ma lo Stato non ha reagito, non ha prevenuto. "La nostra memoria - ha ribadito Lucarelli - deve indignarsi per questo, lo deve fare ogni giorno, deve attivarsi, fare pressione, far discutere. Cercare di far capire che le stragi degli anni '70 fanno ancora notizia. E poi fra un anno dobbiamo ritrovarci per capire se è cambiato qualcosa. Altrimenti queste Giornate della Memoria sono giornate senza un senso".
Ma ormai, ha osservato ieri sera qualcuno dalla sala, non ci si indigna più nemmeno se un politico senza memoria promette proiettili per le toghe (frase che raggelò, quando fu pronunciata, il sangue di Alessandra Galli). "C'è sempre qualche studente, quando vado nelle scuole - ha spiegato Lucarelli - che mi dice, alla fine di tutto e davanti agli inutili sforzi per arrivare alla verità: "Ma allora avevano ragione quelli che sparavano e mettevano le bombe". Ecco, dobbiamo lavorare sulla memoria, quella collettiva come quella individuale, perchè un domani non ci sia più uno studente che faccia riflessioni di questo tipo, perchè lui stesso capisca che no, non avevano ragione".
Coltivare la memoria per capire e far capire quanto quella stagione fosse una stagione a perdere, senza futuro. Coltivare la momoria per non ricadere negli stessi errori.  "Vedo tanta rabbia in giro - ha osservato Lucarelli -, rabbia strana, anche se penso che rispetto a quegli anni vedrei in azione più serial killer terroristichi che assassini inseriti in organizzazioni. Certo è che se continuiamo a non dare alcune risposte, il pericolo che ritorni una tensione simile a quegli anni non è poi così lontano".

CARLO LUCARELLI E LA PUNTATA SU PIAZZA LOGGIA A BLU NOTTE