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martedì 29 marzo 2011

Zona 508: nel nuovo numero i detenuti parlano di infanzia


E' uscito il nuovo numero di Zona 508, il giornale edito dall'Associazione carcere e territorio di Brescia e dai detenuti delle carceri di Verziano e Canton Mombello. La parte monografica di questo numero è dedicata all'infanzia. Condivido con voi l'editoriale che ho scritto per questo numero e di seguito l'intera rivista che potrete leggere on line e scaricare in Pdf. Buona lettura.

Quella infanzia che ci fa pensare al futuro

“Ora che avverto quotidianamente l’incedere della vecchiaia, la memoria mi riporta sovente ai luoghi in cui ho vissuto o dove sono passato nei miei numerosi viaggi e che hanno suscitato affetti e sentimenti diversi”.
Enzo Bianchi, priore della comunità di Bose, uomo illuminato, interprete della modernità con l’acume e l’intelligenza di chi sa dialogare con lo spirito (anche lui, paradossalmente, da dentro una cella, quella del monaco), ha recentemente scritto un libro (“Ogni cosa alla sua stagione”, Einaudi) per raccontare i luoghi della sua vita e, soprattutto, quelli della sua infanzia sulle colline del Monferrato. Una vita povera, ma carica di grandi speranze, una vita sulla quale meditare, appagare le nostalgie ma trarre le risorse per andare avanti.
Anche i redattori di Zona 508 in questo numero hanno fatto come il priore di Bose, si sono raccontati partendo dall’infanzia. Partendo dagli amici e dai luoghi che in tanti ricordano con struggente nostalgia: ora perché la nostalgia è quella per un paese lontano, per una persona cara; ora perché rimane il rammarico per le occasioni perse, per le strade non percorse, per una vita che, forse, poteva andare diversamente.
Sono acquarelli di campagne nebbiose e solitarie, di periferie degradate, di città lontane che vivevano però degli stessi giochi, si nutrivano delle stesse inquietudini infantili, delle medesime preoccupazioni di padri e di madri. Così nei ricordi d’infanzia dei nostri cronisti la città marocchina non è molto diversa dalla periferia di una città italiana, entrambe popolate di fatiche e di sogni.
Traspare in alcuni anche la vita che sarebbe stata con la consapevolezza che, forse, con un minimo di sforzo avrebbe potuto anche scrivere, questa vita, un epilogo diverso. Così, sfogliando questo numero, troverete anche i consigli di chi non vuol più rifare gli errori di un tempo, di chi sollecita un’attenzione e un ascolto per i figli, sia pur in condizioni difficili come quelle di un padre e madre carcerati, affinchè siano il più efficace degli antidoti per evitare che le storie si ripetano. Insomma, ricordare l’infanzia è stato per molti come fare memoria, masticare il pane di ieri (per usare il titolo di un altro libro di Enzo Bianchi) per nutrire il presente, per dargli un senso, anche se è difficile, duro, perché non si ha più l’innocente incoscienza dei bambini, ma la spigolosa e arida consapevolezza degli adulti.
E bello leggere l’infanzia dei nostri redattori riscoprendo un po’ la nostra di infanzia, fatta di fughe e voglie di scoprire, fatta di choccanti scontri con la realtà (la bugia del malato di diabete, per mascherare chi si bucava per strada tra i casermoni popolari è patrimonio comune di molti). E un modo per scoprire, magari, quanto investire sull’infanzia sia importante per investire sul futuro di tutti noi; quanto le attenzioni all’infanzia siano importanti per accompagnare i nostri figli a superare ostacoli non sempre facili.
“La vita continua – scrive ancora Enzo Bianchi - e sono gli uomini e le donne che si susseguono nelle generazioni, pur con tutti i loro errori, a dar senso alla terra, a dar senso alle nostre vite, a renderle degne di essere vissute fino in fondo”.
Insomma, anche noi di Zona 508 scrivevano di infanzia ma pensavamo al futuro.
Marco Toresini
da Zona 508 (febbraio 2011)
 Zona 508 Febbraio 2011

mercoledì 16 giugno 2010

Tramonte e lo stato delle carceri bresciane. Pensava di stare al grand hotel?

Sapere che Maurizio Tramonte, in arte Fonte Tritone, testimone chiave del processo per la Strage di Brescia e imputato di concorso nell'attentato del maggio 1974, detenuto per storie di bancarotta si lamenta della situazione carceraria di Canton Mombello, dove è appoggiato in queste settimane nelle quali davanti ai giudici della Corte d'assise si sta cimentando nel tentativo di ritrattare tutto quando ha detto in questi anni sulla bomba bresciana e sulle trame nere, fa bene alla causa di chi da anni si batte per una detenzione più umana. Viene da sorridere, però, vedendo che forse Maurizio Tramonte pensava di essere in un grand hotel e non in una struttura che offre ai detenuti in trasferta giudiziaria formaggini e crackers per pranzo. Ben vengano comunque le sue lamentele se questo, attraverso un'inchiesta, contribuisce a risolvere un problema evidenziato dal garante dei detenuti Mario Fappani: cioè un evidente conflitto di interessi, trattandosi della stessa impresa, tra chi fornisce le materie prime per il pranzo fornito dall'amministrazione e chi vende ai detenuti i generi alimentari per il sopravvitto, cioè per tutto quanto serve ad integrare il cibo fornito dall'amministrazione. Più il vitto è scadente e scarso, maggiore sarà la richiesta di sopravvitto e il guadagno per l'azienda che lo fornisce: Peraltro, è storia vecchia, sul costo del sopravvitto a Brescia è spesso polemica: già nel 2003 (leggi qui) i detenuti lamentavano i costi alti di alcuni generi alimentari del sopravvitto ampiamente utilizzati (i pomodori, ad esempio) per far fronte alle carenze e alla qualità croniche del vitto dell'ammistrazione. La storia, dunque, si ripete. E ci tocca pure ringraziare Maurizio Tramonte se sul caso la magistratura ci metterà il naso, si spera con incisività.

lunedì 1 marzo 2010

Se il carcere scoppia i detenuti restano in caserma. Il caso Brescia

Gli arrestati? Se è facile prevedere che si tratterà di una detenzione non superiore alle 24 ore, teneteveli in cella di sicurezza. A scriverlo - ne da notizia oggi il quotidiano Bresciaoggi - è il procuratore capo di Brescia Nicola Maria Pace e quella che sembra una presa di posizione estrema ha un senso: le carceri di Canton Mombello e di Verziano scoppiano e "conferire" (scusate il termine poco unano, ma mi sembra sia quasi onomatopeico di uno spirito) alle case di reclusione detenuti che, si sa, potrebbero essere scarcerati con l'udienza di convalida o la direttissima, finisce per aggravare inutilmente il sovraffollamento.
Quindi meglio attendere processo o convalida nella cella di sicurezza della caserma che ha eseguito il fermo.
Un invito, quello del procuratore di Brescia (nella foto), che farà discutere (per le forze dell'ordine sono problemi organizzativi non indifferenti, non tutti i comandi di polizia locale, ad esempio, dispongono di celle di sicurezza, dove serve la sorveglianza 24 ore su 24) ma punta il dito verso una situazione che si è fatta insostenibile e che in questi giorni ha conosciuto anche il dramma di un suicidio.
Ecco quindi il ricorso al paliativo: nessun trasferimento in carcere per detenzioni brevi, cioè per quei reati come violazione della legge sull'immigrazione, furto, resistenza a pubblico ufficiale, piccolo spaccio di droga che, all'atto della convalida del fermo  o del processo per direttissima, spesso si traducono in una scarcerazione motivata dall'applicazione della sospensione condizionale della pena (in caso di condanna) o dall'intenzione del giudice di non applicare la custodia cautelare in attesa del processo (magari perchè l'imputato è incensurato o non vi siano altri motivi per trattenerlo in cella).
Comunque la si guardi, questa presa di posizione, dà il senso di una sconfitta. La sconfitta di uno Stato che fa le leggi (ad esempio quella sull'immigrazione), ma che, giuste o sbagliate che siano, non è in grado di applicare e far rispettare; che commina pene che nessuno sconterà; che si vede costretto, perchè non è in grado di gestire una situazione ormai esplosiva (i suicidi in cella ormai sono quasi uno al giorno), a trovare scorciatoie per evitare che la gente finisca in una casa circondariale. Con buona pace della voglia di sicurezza, della certezza della pena e di tanti altri principi sacrosanti di uno Stato di diritto degno di questo nome.

venerdì 18 dicembre 2009

Parliamo di carcere... e regaliamo un libro


"Volete prevenire i delitti? Fate che i lumi accompagnino la libertà".
Cesare Beccaria ("Dei delitti e delle pene - capitolo XLII)

Camilleri, Carlotto, Ammaniti, Moccia e De Luca. Ma anche Valerio Onida e le sue lezioni sulla Costituzione ieri e oggi, Carlo Maria Martini e Gustavo Zagrebelsky, il cardinale e il giurista che parlano di Giustizia. In un carcere si legge forte e questi sono alcuni fra i libri che nei prossimi giorni potrebbero entrare a far parte della biblioteca delle carceri di Brescia. Sì perchè se Natale deve essere Natale sia anche per chi sta dentro. L'idea è nata dal gruppo "Valelapena", che raccoglie alcuni bibliotecari che volontariamente prestano la loro opera dietro le sbarre, all'ufficio biblioteche della Provincia di Brescia nella cui rete sono comprese anche le biblioteche di Canton Mombello e Verziano a Brescia in un preciso progetto educativo, alla associazione carcere e territorio che da anni si occupa di costruire un ponte per andare oltre il muro dei penitenziari bresciani.
L'idea è semplice: a Natale regaliamo un libro alle biblioteche del carcere. Non un libro qualunque ma un volume scelto fra un elenco elaborato dai bibliotecari per dare anche alla biblioteca del carcere un suo profilio e una sua completezza bibliografica precisa.
Così nella principali librerie di Brescia (le prime ad aderire sono state Rinascita, San Paolo, Serra Tarantola 2, Club, Ferrata, Punto Einaudi, Csam libreria dei Popoli, Ancora, Resola, ma l'elenco si arricchisce di giorno in giorno) e in quante anche in provincia espongono il logo (lo pubblichiamo in apertura del posta) dell'iniziativa "Dona un libro" sarà possibile acquistare e donare un libro alle biblioteche del carcere scegliendo fra l'elenco di testi proposto dai bibliotecari.
Un'iniziativa pubblica che vuole evidenziare quanto fino ad ora si è fatto in silenzio dietro le sbarre per promuovere la lettura fra i detenuti e per rendere operativo, al di la delle belle parole, l'articolo 27 della Costituzione secondo la quale "le pene devono tendere alla rieducazione del condannato". E rieducazione e libertà passano anche attraverso un libro.

ECCO I SEGNALIBRI NATI NELLA BIBLIOTECA DELLE CARCERI BRESCIANE

Il segnalibro elaborato dai bibliotecari del carcere di Brescia

Il segnalibro elaborato dai bibliotecari del carcere

Il segnalibro elaborato dai bibliotecari del carcere

mercoledì 15 luglio 2009

Notizie dal carcere: è on line Zona 508


Cari amici che avete la costanza e un pizzico di autolesionismo per seguire questo blog permettetemi di farvi una segnalazione. E' disponibile on line (lo potete stampare in formato Pdf)il nuovo numero di Zona 508, periodico dalle carcere bresciane, un'esperienza editoriale in cui vesto gli immeritati panni di direttore responsabile. Un'esperienza umana che tutti quelli che fanno il mio mestiere, il giornalista, soprattutto dopo anni passati a scrivere di processi e delitti dovrebbero fare per dare un senso al loro raccontare, un calcio ai luoghi comuni, per dare un'anima a storie di drammi e, spesso, di ordinaria emarginazione. "Noi siamo spesso solo titoli di giornale" dicono i detenuti e proprio entrando in carcere si scopre che questi "titoli di giornale" da dietro alle sbarre hanno un'altra storia da raccontare, un'altra voglia da soddisfare: quella del riscatto. Ed è il mondo che, con l'aiuto prezioso di tanti volontari dell'associazione bresciana Carcere e territorio, vero motore dell'iniziativa, vuole raccontare Zona 508.
Cliccate qui per scaricare l'ultimo numero del giornale (oppure cercate il link qui a destra per accedere al sito dove troverete tutti i numeri della pubblicazione). Il tema del nuovo numero è quello dell'indifferenza raccontata da chi sta dietro le sbarre e da chi, quotidianamente, deve fare i conti con il mondo carcerario.
Sperando di non abusare della vostra pazienza, ecco il mio editorale sul tema...

L’indifferenza e la paralisi dell’anima

“Il peggior peccato contro i nostri simili non è l’odio ma l’indifferenza: questa è l’essenza dell’inumanità”. Ho preso in prestito questa frase di George Bernard Shaw perché mi pare che vesta bene questo nuovo numero di “Zona 508”, una pubblicazione nata proprio dalla voglia di abbattere un muro più spesso e robusto di quello che circonda il carcere di Canton Mombello: l’indifferenza, appunto.
Basta sfogliare i giornali, guardarci attorno, passare a memoria le immagini della campagna elettorale appena conclusa per capire quanto l’indifferenza sia parte integrante della nostra vita, della nostra scarsa voglia di metterci in gioco, della nostra pigrizia. Non è un caso che abbiamo mille ricette per rendere le nostre città più sicure, ma nessuno che ci dica come si combatte il male alla fonte, eliminando quelle sorgenti di disagio che, spesso, sono la molla di un comportamento criminale. In tanti ci dicono come ripulirebbero le strade dai criminali, pochi o nessuno ci spiegano come ritengono di risolvere quel problema, che sta alla base di molte condotte illegali e reiterate nel tempo, e che si chiama recidiva. Insomma ci si preoccupa troppo spesso dei rami della pianta e poco delle radici perché costa tempo e fatica entrare in profondità nei problemi: meglio coprirli, dunque, con un bello strato di indifferenza.
Così ci si preoccupa molto della pena come mera punizione, poco della pena in termini di riabilitazione, dove non basta cambiare un articolo del codice, mutare una legge, ma servono progetti, risorse, uomini e idee. Così dietro le sbarre l’indifferenza è come una muffa che copre la speranza, come la ruggine che inceppa un meccanismo che, al contrario, dovrebbe essere oliato ed efficiente per costruire un futuro senza la madre di tutti i mali: la recidiva. In questi anni si è fatto molto per vincere l’indifferenza: si è lavorato sull’educazione di chi sta fuori (partendo dal basso, dalle scuole, e incontrando un’attenzione che non ti aspetti) e sulle motivazioni di chi sta dentro (il polo universitario di Verziano ha laureato la sua prima studentessa che ha fatto un percorso, è giusto precisarlo per chi va ipotizzando l’ennesimo pretesto per una detenzione attenuata giustificata da frequenti uscite per ragioni di studio, tutto interno alla struttura carceraria), sulle istituzioni (la mobilitazione attorno al polo universitario è stata corale) e sulle persone (portando l’esperienza carceraria fuori dal perimetro detentivo e portando la gente a toccare con mano cosa voglia dire vivere all’interno di un carcere). Insomma si è lavorato sodo per costruire un ponte che superi il corso melmoso dell’indifferenza. Forse non sarà avveniristico come il ponte di Calatrava a Venezia, ma poggia su basi solide , su principi sani, su progetti condivisi.
Recentemente una tv locale di Brescia ha realizzato uno speciale dedicato al carcere. Un programma nel quale sono state cucite storie di ordinaria emarginazione, storie di delitti, pene e tentativi di riscatto. Racconti di un’umanità forte, storie di persone che si sentono spesso solo titoli di giornale, esecrati per un giorno e dimenticati il giorno successivo. Inghiottiti da una indifferenza che paralizza. In questo numero di Zona 508 abbiamo voluto conoscere la “bestia” e lo abbiamo fatto con lo stile di sempre: senza lamentazioni fini a se stesse, per essere protagonisti e non vittime. Protagonisti e non vittime come quella madre che ci ha scritto chiedendo di poter dare la sua collaborazione all’esperienza di “Zona 508”, per far conoscere la fatica di vivere di tanti genitori che condividono con i figli una pena che nessuno gli ha inflitto se non la forza dell’amore. Un altro importante colpo di piccone per abbattere il muro più robusto e più alto. Affinchè l’indifferenza non diventi, come ha scritto qualcuno, “la paralisi dell’anima, una morte prematura”.

Marco Toresini
(da "Zona 508" Giugno 2009)



Vale anche un pizzico di ironia per battere l'indifferenza...

mercoledì 17 giugno 2009

Quale futuro dopo il carcere?



Riunione di redazione di "Zona 508" giornale delle carceri bresciane di Verziano e Canton Mombello: area didattica del penitenziario di Verziano, sulla lavagna "tracce" della prova scritta di matematica per gli esami di terza media, ai banchi un gruppo di redattori con la voglia di raccontarsi, storie un po' sbandate in un inizio estate che, come sempre da queste parti, si preannuncia fatto di caldo e noia, visto che le attività di socializzazione si esauriscono con l'inizio del periodo feriale. Tema della giornata, scegliere l'argomento per il prossimo numero di "Zona 508", nasce l'idea di raccontarsi ai ragazzi che ogni anno, nelle scuole della provincia, partecipano al "Progetto carcere", un'iniziativa dell'associazione "Carcere e territorio" che vuole far conoscere la realtà penitenziaria agli studenti. Ragazzi che spesso si sono costruiti un'idea della detenzione molto americana con le risse e gli accoltellamenti in mensa, le divise e il braccio della morte. Scenari che - raccontano i volontari - stupiscono per la scarsa conoscenza che si ha della realtà carceraria italiana, una realtà che, nei casi della vita, può toccare a chiunque fosse solo per un giorno.
Già, raccontarsi: ed è così che esce la madre di tutte le domande, l'assillo di chi ha voglia di lasciarsi alle spalle per sempre la cella quando avrà pagato i suoi conti con la giustizia. "Chi vogliono far uscire da queste carceri?" si chiedono i detenuti "Una persona capace di costruirsi un futuro onesto, o qualcuno che è destinato, prima o poi, a tornare?". Gli interrogativi di sempre agitano quelle braccia tatuate, quelle storie spesso fatte di valori sbagliati e di tossicodipendenza, quelle storie che ora cercano di interpretare un futuro con il timore che oltre il "blindo" (la porta della cella) torni ad esserci la giungla e una strada fatta di emarginazione, marciapiedi, delinquenza e disoccupazione.
Vorrebbero raccontarsi ai ragazzi i redattori di "Zona 508", ma li vedrei bene in un'audizione alla Commissione giustizia di Camera e Senato a discutere di come spesso le riforme si dimenticano di destinare risorse umane ed economiche per l'attuazione di un principio costituzionale: "Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato" (articolo 27, comma 3°). C'è andato Beppe Grillo in Parlamento, perchè non aprire le porte per un giorno a queste storie difficili e a queste voglie di riscatto?



Esperienze carcerarie 1:



Esperienze carcerarie 2: